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Guatemala: processo ad ex dittatore, testimone accusa l’attuale presidente

“I militari, i soldati, agli ordini del maggiore Tito Arias, conosciuto come Otto Pérez Molina, coordinavano gli incendi e il saccheggio della gente per poi giustiziarla”. Un’accusa gravissima, quella di Hugo Bernal, ex membro del Corpo degli ingegneri dell’esercito del Guatemala, nei confronti dell’attuale presidente della Repubblica – il generale a riposo Otto Pérez – durante un processo di natura storica su cui si concentra l’attenzione di tutta l’opinione pubblica del paese. Quello contro l’ex dittatore José Efraín Ríos Montt, al potere fra il 23 marzo 1982 e l’8 agosto 1983, responsabile di migliaia di omicidi di dissidenti ed indigeni ed ora sotto accusa per genocidio.
Chiamato a deporre come testimone per la pubblica accusa, che intende provare la responsabilità di Ríos Montt, 86 anni, per l’eccidio di 1771 indigeni Ixiles del Quiché (nord-ovest del paese), Bernal ha reso la sua testimonianza in video-conferenza,  per motivi di sicurezza. Ha raccontato di aver prestato servizio tra il 1982 e il 1983 come meccanico dei ‘Kaibiles’, le forze antiguerriglia, nella caserma di El Pino di Nejai, uno dei comuni che formano il cosiddetto ‘Triangolo Ixil’. Il testimone ha dichiarato di aver visto decine di indigeni, tra cui donne e bambini, rinchiusi in caserma, torturati e poi uccisi.
In quel periodo, ha raccontato ancora Hugo Bernal, il capo del distaccamento che controllava la base era l’allora maggiore dell’esercito Otto Pérez Molina conosciuto nelle forze armate con l’alias di maggiore Tito Arias. “Ci sono state esecuzioni, anche di donne e bambini. Quando si facevano a El Pino erano gli ufficiali ad ucciderli e seppellirli clandestinamente” ha affermato, aggiungendo cruenti dettagli sugli abusi inflitti alla popolazione indifesa.  “Le persone che vennero uccise arrivarono al campo già picchiate, torturate, con le lingue tagliate, le unghie strappate” ha detto, aggiungendo che “Le persone che vennero uccise arrivarono al campo già picchiate, torturate, con le lingue tagliate, le unghie strappate”.
Perez Molina, generale in congedo, è stato eletto capo di Stato per il Partito patriottico, di destra, ed ha assunto la sua carica il 14 gennaio del 2012. Il segretario generale della presidenza della Repubblica del Guatemala, Gustavo Martinez, ha liquidato le parole del testimone definendole “dichiarazioni malintenzionate e in cattiva fede”. Il presidente, ha aggiunto, si riserva il diritto di intraprendere azioni legali contro il soldato.
Fonti di stampa ricordano che in occasioni precedenti Pérez ha ammesso di essere stato il comandante di una base situata nel ‘Triangolo Ixil’ negli anni ‘80, ma ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle violazioni dei diritti umani nei 36 anni della guerra civile che sconvolsero il Guatemala fra il 1960 e il 1996.
Il militare non è stato l’unico a testimoniare durante l’ultima udienza. In aula anche alcuni sopravvissuti ai massacri, che hanno ricordato i bombardamenti dei villaggi, ma anche la decapitazione e la mutilazione di parti del corpo degli abitanti locali. “I soldati uccisero un’anziana e poi le tagliarono la testa, con cui si misero a giocare come se fosse un pallone da calcio” ha raccontato Julio Velasco Raymundo, oggi 40enne, allora bambino. L’uomo ha ricordato anche di aver visto i soldati scavare fosse con delle ruspe, poi riempite di cadaveri di indigeni assassinati coperti di spazzatura e di benzina e poi incendiati per eliminare le prove dei crimini dei militari. Il testimone ha anche raccontato dei continui bombardamenti dell’esercito guatemalteco su villaggi dove vivevano solo civili.
Solo nel rapporto ‘Guatemala nunca más’ (Guatemala mai più), frutto del Progetto interdiocesano Remhi (Recupero della memoria storica), sono documentate oltre 55.000 violazioni dei diritti umani perpetrate durante il conflitto, l’80% delle quali attribuite all’esercito. Due giorni dopo la pubblicazione del rapporto, il 26 aprile 1998, il suo autore, monsignor Juan José Gerardi, fu barbaramente ucciso.

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