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Washington pronta ad armare l’esercito ucraino?

Di armi dagli Stati Uniti e da vari paesi dell’Unione Europea il nuovo regime nazionalista ucraino ne ha ricevute a volontà finora, insieme a qualche centinaio di mercenari stranieri, avvistati l’ultima volta a Mariupol, città sud-orientale alla quale le milizie degli insorti si avvicinano sempre più minacciose. 

Ma le cose dal punto di vista militare non potrebbero andare peggio per Kiev e ora sembra che l’amministrazione Obama – presidente insignito del Nobel per la Pace, rammentiamo – starebbe valutando l’ipotesi di fornire una ingente quantità di armi e attrezzature alle truppe di Kiev, nel tentativo di impedire una disfatta militare del regime filo-Nato che gli analisti cominciano a mettere in conto.
A riportare una notizia che già circolava nei giorni scorsi è stato il New York Times secondo il quale una decisione non sarebbe stata ancora presa ma il presidente e il suo entourage starebbe valutando l’opportunità di un’assistenza militare diretta. Un’ipotesi sostenuta da Philip Breedlove, comandante dell’Alleanza Atlantica in Europa che continua ad accusare Mosca di partecipare ai combattimenti sul campo in Ucraina attraverso l’invio di sofisticati sistemi d’arma e anche di truppe. A difendere l’opzione di un intervento Usa più diretto in Ucraina ci sarebbe anche l’ex segretario alla Difesa di Washington, Chuck Hagel. La situazione sul campo in Ucraina è grave e la pressione sull’amministrazione Obama è grande. Già giovedì prossimo il segretario di stato degli Stati Uniti John Kerry – che sarebbe d’accordo sull’escalation così come la consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice – sarà a Kiev per incontrare i vertici del regime nazionalista, e non è escluso che in quell’occasione Washington comunichi già una sua qualche decisione a Poroshenko e all’ancora più fidato Jatsenjuk.
Secondo le prime indiscrezioni al regime ucraino verrebbero offerti dagli Stati Uniti armi pesanti, attrezzature, droni e razzi anticarro per un valore complessivo di circa 3 miliardi di dollari.
Intanto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato ieri che Washington continuerà a fornire assistenza finanziaria al governo dell’Ucraina e rafforzerà la pressione diplomatica ed economica sulla Russia.
Che l’amministrazione Obama decida o meno di correre in ulteriore soccorso del regime imposto a Kiev attraverso un uso spregiudicato di gruppi fascisti e nazisti e un golpe scaturito dalla spallata di piazza Majdan contro il corrotto e inetto presidente Yanukovich, non è un segreto che vari settori delle forze militari ucraine hanno già ricevuto ampio sostegno diretto da parte degli Stati Uniti.

L’estate scorsa Semyon Semyonchenko, capo del “battaglione Donbass” – uno dei tanti formati da gruppi di estrema destra agli ordini di oligarchi e leader politici ucraini, integrato nella Guardia Nazionale – si vantava su facebook, dopo un viaggio a Washington e un incontro con i senatori Robert Menendez (Democratico) e Robert Corker (Repubblicano), di aver concluso un accordo propedeutico al varo dell’Ukraine Freedom Support Act, una legge finalizzata allo stanziamento di fondi per fornire assistenza militare e logistica all’Ucraina. Si trattava, ha spiegato lo stesso Semyonchenko (nella foto), di “un contratto per organizzare corsi di formazione per i combattenti e gli ufficiali del battaglione Donbass da gruppi mobili di istruttori provenienti dagli Stati Uniti, tenuti da militari che non sono attualmente in servizio. Essi opereranno in base al sistema di formazione tradizionale utilizzato dal Navy Seals e la Delta Force».
Le cose non devono essere andate per il verso giusto visto che la Guardia Nazionale ha brillato negli ultimi mesi per i bombardamenti indiscriminati e i crimini contro la popolazione civile del Donbass più che per la sua preparazione militare. E lo stesso leader del ‘Battaglione Donbass’ risulta sia stato ferito durante il fine settimana.

Leggi: Kiev. La rivolta dei battaglioni punitivi: “la guerra è persa”

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