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Si combatte a Kobane, nuovo assalto dello Stato Islamico

E’ arrivato improvviso e inaspettato il nuovo pesantissimo assalto dei jihadisti alla città martire di Kobane, riconquistata ormai da fine gennaio dalla resistenza curda in Siria. Proprio quando le Unità di Protezione del Popolo e delle Donne sembravano mietere una dopo l’altra importanti vittorie militari contro lo Stato Islamico – prima conquistando Tal Abyad, poi più a sud, ad Ayn Issa, ad appena 50 km dalla capitale jihadista di Raqqa – questa notte i miliziani fondamentalisti hanno attaccato Kobane da tre lati, lanciando contro un check point posto all’ingresso occidentale della città un camion bomba imbottito d’esplosivo che ha fatto strage di combattenti e civili. Nel frattempo altre due autobomba sono esplose in altre parti della località.
Le notizie sono molto confuse e a volte contraddittorie, ma secondo alcune fonti curde i morti in città sarebbero già una quarantina – tra i quali molti civili – e almeno il doppio i feriti, anche gravi, compresi donne e bambini. Molti dei feriti, non essendo ancora in funzione alcun vero ospedale a Kobane, sono stati trasportati nei nosocomi di Urfa e Suruc, dall’altra parte del confine turco, nonostante le minacce e le perquisizioni capillari operate dai soldati di Ankara che militarizzano la frontiera, presso la quale si sono concentrati migliaia di profughi e di curdi turchi che hanno formato una catena umana chiedendo per l’ennesima volta al regime dell’Akp di poter andare a sostenere i propri fratelli e le proprie sorelle impegnati nella difesa di Kobane, a poche centinaia di metri di distanza.
I comandi delle Ypg riportano finora la morte di una ventina di jihadisti uccisi nel corso dei combattimenti.
Fonti locali riferiscono anche che i jihadisti avrebbero fucilato 23 curdi nel villaggio di Barkh Butan, a pochi chilometri da Kobane, occupato nelle ultime ore e poi abbandonato all’arrivo dei rinforzi delle Ypg. 

I jihadisti, con indosso divise dei combattenti curdi e dei ribelli dell’Esercito siriano libero (Esl), sarebbero entrati attraverso il confine con la Turchia grazie alla complicità di Ankara, è la durissima accusa lanciata in queste ore sia del governo siriano che dai curdi, anche se in una dichiarazione ufficiale il governatore turco della regione di Sanliurfa, quella di confine, rigetta sdegnato i sospetti.
I fondamentalisti hanno approfittato del caos creato dalle esplosioni per farsi strada all’interno del perimetro urbano e secondo alcune fonti sarebbero riusciti a raggiungere alcune parti del centro della città, mentre le Ypg e le Ypj sono impegnate in uno strenuo tentativo di impedire la riconquista di Kobane da parte dello Stato Islamico.
Intervistato da alcune agenzie di stampa Mustafa Bali, uno dei portavoce delle Unità di Protezione del Popolo, ha smentito che la città sia stata conquistata da Daesh come invece affermato da molti media internazionali. “La città è sotto il nostro saldo controllo. I terroristi hanno preso il controllo di alcuni edifici in tre punti della città. Le unità di Difesa del Popolo (Ypg) hanno steso un cordone di sicurezza e ci sono combattimenti. Nelle prossime ore libereranno gli edifici”, ha informato Bali. I punti in cui i fondamentalisti si sono asserragliati sarebbero “due a nord della città” a ridosso dei confini con la Turchia, un terzo sarebbe quello di Medici senza frontiere, nel quartiere Mashtav al Nour e poi un centro culturale nella parte orientale di Kobane. Mentre scriviamo l’ospedale di MSF e il centro culturale sarebbero completamente accerchiati e la resistenza curda starebbe infliggendo numerose perdite ai terroristi che però questa mattina hanno sparato in maniera indiscriminata contro i civili per farsi strada all’interno di diversi quartieri della città.

Dopo la liberazione, nella ‘Stalingrado curda’ – come era stata ribattezzata – erano tornati alcune migliaia di abitanti ed erano iniziate, tra mille difficoltà, le operazioni di bonifica e di ricostruzione del centro urbano distrutto dai combattimenti e dai bombardamenti e disseminato di ordigni da parte dei jihadisti. La resistenza curda, alcuni rappresentanti della quale sono in Italia proprio in questi giorni, aveva lanciato vari appelli alla solidarietà internazionale per poter alleviare le sofferenze della popolazione e iniziare la ricostruzione.

Come se non bastasse alcune ore fa Daesh ha annunciato anche la conquista di due sobborghi della città di Hassaka, nell’est del paese, finora sotto il controllo dell’esercito siriano. Fonti di Damasco hanno smentito la notizia ma i combattimenti nella città sembrano confermare l’impressione che l’Is abbia lanciato un’offensiva in più aree per riprendere le posizioni perdute o conquistarne di nuove per contenere l’effetto propaganda seguito ai successi sul campo della resistenza curda.

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