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Ucraina: un passo avanti e tre indietro

Al termine di quasi due anni di esami giudiziari e dopo due successivi rigetti dell’istanza, ieri il tribunale rionale Ševčenkovskij di Kiev ha risposto picche all’azione intentata nell’agosto 2014 da una serie di soggetti pubblici e sociali, tra cui il rappresentante del progetto “Tribunale aperto”, Stanislav Batrin, volta al riconoscimento per legge della “aggressione russa all’Ucraina”. Sembra che mentre Ministero degli esteri e Procura generale non fossero contrari all’accoglimento della querela, vi si sarebbe opposto categoricamente il presidente Porošenko. Nella sentenza è detto che il tribunale respinge l’istanza “per stabilire il fatto della aggressione militare russa contro l’Ucraina, dal momento che tale fatto in sé non pregiudica i diritti del ricorrente ed è noto a tutti”.

All’udienza erano presenti rappresentanti dei Servizi di sicurezza ucraini, dei Ministeri della Difesa, Esteri, Giustizia, della Procura generale, dell’Amministrazione presidenziale e dell’Ambasciata russa.

Batrin ha definito “politica” la decisione del tribunale e ha dichiarato che ricorrerà in appello. I soggetti querelanti chiedevano anche la sanzione della “annessione di parte del territorio ucraino”, il “blocco di porti, coste e spazio aereo, violazione delle vie di comunicazione ucraine”, e “invio di reparti armati regolari e irregolari contro l’Ucraina”. Dopo che già nel 2015 la Rada aveva adottato la dichiarazione sulla “aggressione russa all’Ucraina”, il rappresentante russo all’Osce, Andrej Kelin aveva rilevato che tale azione è necessaria a Kiev per ricevere gli aiuti occidentali in soldi e armi.

Ma per un giudice che manifesta un po’ si semplice senso delle cose, nella stessa giornata di ieri è entrato ufficialmente in carica quale Procuratore generale Jurij Lutsenko, ex capogruppo della frazione parlamentare “Blocco Porošenko”. Già Ministro degli interni nel governo Timošenko nel 2010, Lutsenko ha annunciato immediatamente l’avvio di un’azione “legale” in contumacia contro l’ex Presidente deposto dai golpisti, Viktor Janukovič e i vertici regionali di Crimea e Donbass, insieme alla “lustratsija” (il “repulisti” franchista) di oltre 400 procuratori e alla riapertura della missione del FBI all’interno della Procura generale.

E se questo non fosse sufficiente, ci sono le organizzazioni ultranazionaliste e neonaziste che richiamano coi soliti metodi squadristici all’ordine banderista. Se con incosciente leggerezza può esser definita “folklore revisionistico” l’uniforme rosso-nera con la fascia “Banderivka” fatta indossare alle ragazze in alcune scuole inferiori, è però aperto nazismo, su cui la UE chiude ambedue gli occhi, quello dei giovanotti in maglia nera e simboli SS che in questi giorni, in varie città ucraine, hanno bruciato bandiere russe e nastri di San Giorgio della vittoria sul nazismo, imbrattato i pochi monumenti al soldato sovietico ancora in piedi, preso a bastonate i gruppi di anziani che si erano azzardati a celebrare l’anniversario della vittoria. Tanto che, di fronte agli episodi che rischiano comunque di venire allo scoperto, perché riguardanti giornalisti, anche l’Osce è stata costretta a far sentire un flebile lamento. Dopo i giornalisti ucraini precipitati dalle finestre delle redazioni o ammazzati a colpi di pistola, dopo quelli arrestati per rifiuto alla mobilitazione o per “spionaggio”, il sito “Mirotvorets” (Pacificatore!) aveva quindi pubblicato nomi e dati di centinaia di giornalisti russi e ucraini: l’Osce ha dichiarato che tale fatto “può metter ancora più in pericolo la sicurezza dei giornalisti”. Tutto qui, nulla di più dall’Osce; come pronta risposta, la giovane corrispondente di “Zvezda” in Crimea, Viktorija Kosogljadenko ha ricevuto ieri minacce di morte per lei e i suoi parenti direttamente al telefono personale da parte di nazisti ucraini, tutt’altro che intimoriti dall’ammonimento Osce.

Parte sostanziale invece di quella che i media ucraini definiscono “il primo caso della nuova pratica di eurointegrazione” è quello di Lutsk, capoluogo della Volinija, dove è stato messo all’asta l’appartamento di una famiglia in arretrato di 10.000 grivne coi pagamenti dei servizi pubblici comunali. Basti ricordare che, secondo i dati del Ministero delle finanze ucraino, la media salariale è di 4.920 grivne per l’intero paese e di 3.660 grivne per la Volinija. E rientra invece nel cosiddetto “ordine delle cose” instaurato dai golpisti, la ridenominazione di città e villaggi della Novorossija decisa dalla Rada, dopo il migliaio di città ucraine già sottoposte a “decomunistizzazione” nei mesi scorsi. Naturalmente, le prime a cambiar nome dovrebbero essere città quali Junokomunarovsk, Kirovskoe, Komsomolskoe,Torez e il distretto di Telmanovskij; altrettanto naturalmente, i sindaci delle città interessate di DNR e LNR hanno risposto di “non aver nulla a che fare con una questione così ridicola e, di sicuro, di non aver alcuna intenzione di cambiar nome alle città”. Il presidente del Consiglio popolare della DNR, Denis Pušilin ha definito la nuova decisione della Rada “schizofrenia da decomunistizzazione, che però non può portare a nulla di buono”.

Fabrizio Poggi

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