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Libano. Campagna mediatica contro Aoun ed Hezbollah

Nelle ultime settimane il presidente libanese Michel Aoun è stato bersaglio di critiche sia interne che esterne. Le pressioni sono cominciate dopo che il presidente ha comunicato il suo sostegno ufficiale ad Hezbollah ed ha dichiarato “che le milizie sciite sono una risorsa per la difesa di tutto il territorio nazionale e che in caso di conflitto con Israele combatteranno a fianco dell’esercito libanese”.

Secondo il giornale Al Akhbar, dietro le pressioni esterne ci sarebbero Washington e Riyadh. Il primo ad aver lanciato la campagna mediatica contro Aoun, infatti,  è stato Eliot Abrahams, conservatore e filo-israeliano, che in un suo editoriale sul Newsweek chiede se è ancora il caso che gli USA “sostengano finanziariamente l’esercito libanese, dopo le dichiarazioni pro-hezbollah del presidente libanese”. Anche il New York Times ha scritto un reportage relativo alle paure di numerosi libanesi a causa della supremazia di Hezbollah sotto “il regno di Aoun”: Nello stesso articolo si parlava della volontà  dell’amministrazione americana di tagliare i finanziamenti in favore dell’esercito libanese e di aumentare il controllo dei flussi finanziari verso le banche del paese dei cedri.

Al Akhbar ha poi aggiunto che il governatore della banca centrale libanese, Riad Salameh, è stato informato sulle future restrizioni che Washington metterà in atto per le banche libanesi: con  il preciso obiettivo di diminuire le transazioni a favore di Hezbollah. Una maniera indiretta per contrastare il dominio politico e militare del partito sciita in territorio libanese, attaccandolo da un punto di vista economico.

Anche in Libano, comunque, cominciano ad emergere le prime divergenze tra il presidente della repubblica ed il primo ministro Saad Hariri. In un articolo pubblicato sul giornale  egiziano Al Ahram, Hariri ha ribadito la sua stretta alleanza con l’Arabia Saudita ed ha accusato l’Iran, la Siria ed Hezbollah di essere “la rovina del Libano”. Il primo ministro sunnita ha aggiunto che il suo partito (Movimento Futuro- Al Mustaqbal, ndr) è contrario “alla presenza di movimenti armati fatta esclusione per le forze di sicurezza e l’esercito libanese” visto che le armi di Hezbollah sono all’origine di tutti i problemi del Libano”.

Come dimostrazione della rinnovata sintonia con l’Arabia Saudita, Hariri è volato a Riyadh, al termine del vertice della Lega Araba in Giordania, a bordo dell’aereo del principe ereditario e ministro della difesa saudita, Mohammed Ben Salmane. Il premier libanese, dopo un anno di interruzione dei rapporti, a causa dei suoi guai finanziari in terra saudita, ha avuto anche occasione di discutere con il monarca in merito alle relazioni bilaterali tra Libano ed Arabia Saudita, confermando una “convergenza totale” relativa all’attuale situazione in Medio Oriente.

Sempre la stampa libanese  ha riportato di una lettera scritta da eminenti esponenti (gli ex presidenti ed ex primi ministri Michel Sleiman, Amin Gemayel, Najib Mikati, Tammam Salam e Fouad Siniora) del fronte “14 marzo” (opposto al fronte “8 Marzo” di Hezbollah e della Corrente Patriottica Libanese di Aoun) per la seduta del vertice della Lega Araba. Il documento, che non è stato letto durante la conferenza, lamentava da parte dell’opposizione “ l’ingerenza di Hezbollah in paesi come lo Yemen, la Siria e l’Iraq” a discapito della sicurezza del paese dei cedri. Lo stesso Mikati ha poi precisato al quotidiano Al Akhbar che “la Resistenza Libanese (Hezbollah, ndr) contro Israele e le sue aggressioni è indiscutibile e necessaria” , mentre “sulle sue ingerenze negli altri paesi  esistono delle perplessità da parte della nostra coalizione per il bene della nazione libanese ”.

In una nota ufficiale Hezbollah ha evidenziato che le prime dichiarazioni in chiave anti-Hezbollah “coincidono con la campagna mediatica, orchestrata da Israele, contro il presidente Aoun e le forze della Resistenza Libanese”. “Lo stesso Hariri”- conclude il comunicato –  “ha dimenticato l’azione della Resistenza per evitare che il Libano diventasse un altro campo di battaglia con i gruppi takfiristi (Al Qaida e Daesh, ndr) al suo interno”. In un suo recente intervento il vice segretario di Hezbollah, Naim Qassim, ha dichiarato che “il popolo libanese sa bene quanto l’intervento di Hezbollah in Siria sia stato necessario per isolare il paese dal terrorismo e per mantenere un alto livello di sicurezza sia dai gruppi jihadisti che da Israele”.

 

Stefano Mauro

 

articolo pubblicato anche su nena-news.it

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