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La polizia Usa arruola Terminator come killer ausiliario

Isaac Asimov era stato troppo ottimista. O meglio, conoscendo bene gli istinti animali dell’industria capitalistica, aveva provato a disegnare un futuro per i robot che non fosse quello criminale che i padroni potevano certamente immaginare.

Le sue “tre leggi della robotica”, perciò, erano un wishful thinking destinato a restare tale:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.

3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Chiaro, no? La vita umana è al di sopra di qualsiasi “utilità” possa essere attribuita all’azione degli automi.

Non è così nel capitalismo reale. In guerra già si usano robot (i droni, in primo luogo) che possono uccidere chiunque capiti nel loro raggio di azioni. In questo senso, gli umani eventualmente colpiti rientrano nella classificazione di comodo delle “vittime collaterali”, come da sempre si usa nel caso dei bombardamenti con aerei o missili (in cui l’obiettivo ufficiale è una struttura o un sistema d’arma, “casualmente” con umani nelle vicinanze).

Ma negli Stati Uniti si è deciso di fare un drastico passo avanti attribuendo la patente di “legalità” agli omicidi commessi da robot usati dalla polizia. Si deve sottolineare che in teoria gli eserciti combattono contro un “nemico esterno”, mentre le polizie – ovunque – servono per contenere-eliminare quello “interno” (dalla criminalità di ogni livello alle opposizioni politiche e sociali, fino alle “devianze” più o meno legate a patologie).

La contea di San Francisco (8 favorevoli e 3 contrari) ha dato il primo via libera alla possibilità di affiancare ai poliziotti dei veri e propri robot-killer, equipaggiati esplicitamente per poter uccidere.

Per diventare legge, la proposta deve essere nuovamente approvata dal consiglio (martedì 6 dicembre) ed essere firmata dal sindaco London Breed (già dichiaratosi favorevole). 

Corre l’obbligo, anche in questo caso, di sottolineare l’appartenenza della giunta e del sindaco al Partito Democratico, così da poter rendere chiaro a tutti che i servi del capitale sono dei criminali a prescindere dalla “veste partitica” che decidono di indossare per coglionare il pubblico.

Il “dibattito” che si è laggiù immediatamente acceso, oltre che sulle ovvie conseguenze “distopiche”, ha messo al centro due temi piuttosto rilevanti: a) l’uso di automi tenderebbe a creare una “distanza” fra il delitto e l’impatto emotivo, rendendo di fatto l’omicidio più accettabile (eliminando “l’assassino” umano, insomma, si ridurrebbe la morte della vittima quasi un normale “incidente”, una “fatalità” tra le tante.

b) questo significa incentivare un’ulteriore militarizzazione delle forze dell’ordine, accentuando la separazione tra questo corpo e la popolazione civile.

Il semaforo verde del Board of Supervisors, il Consiglio delle autorità di vigilanza, consentirebbe agli agenti di schierare, in circostanze estreme, persino automi dotati di esplosivi. Secondo la polizia della città californiana, queste autentiche “bombe tecnologiche” potrebbero tornare utili “per violare strutture con all’interno soggetti violenti, armati o pericolosi”, ma anche per “rendere inefficaci o disorientare sospetti violenti”. Ad insindacabile giudizio del “comandante di piazza”, ovviamente.

In pratica la “pena di morte preventiva”, senza processo e senza conseguenze penali in caso di errore (“è stato il robot, mica un essere umano…”).

Naturalmente, per rendere accettabile questa decisione mostruosa, vengono citati episodi altrettanto mostruosi verificatisi negli ultimi tempi. David Lazar, assistente capo del dipartimento di polizia di San Francisco, ha citato come esempio l’uomo che ha aperto il fuoco dalla sua stanza d’albergo in un grattacielo di Las Vegas nel 2017, uccidendo 60 persone.

Nessuna politica può anticipare ogni situazione immaginabile o circostanza eccezionale che gli ufficiali potrebbero dover affrontare”, si sono giustificati i vertici della Contea. Una banalità che non spiega nulla (la realtà supera sempre la fantasia e le capacità di previsione), ma deve esser loro sembrata “intelligente”.

Ufficialmente la proposta approvata attribuisce soltanto agli ufficiali di polizia più alti in grado il potere di usare robot con licenza di uccidere, e solo dopo “aver fatto il possibile per evitare l’escalation”. Ma non sfugge il fatto che c’è così l’ammissione che l’uso di robot-killer è di per sé un salto di qualità nell’uso della violenza da parte della polizia.

Questo genere di robot, negli Stati Uniti, sono stati comunque già usati, e da anni. La prima volta è stato nel 2016, quando la polizia di Dallas ha utilizzato un robot armato di esplosivo C-4 per uccidere un cecchino che aveva colpito a morte due agenti e ferito molti altri.

Il governo federale, inoltre, da molto tempo fornisce agli agenti delle forze dell’ordine locali attrezzature di livello militare: uniformi mimetiche, baionette e veicoli blindati.

La militarizzazione della polizia, e dunque delle relazioni sociali, procede insomma inarrestabile da parecchio tempo. Addirittura in un contesto di scarsa o nulla conflittualità sociale. Il che chiarisce come sia una “esigenza di autotutela” della classi dominanti, non di una spiacevole “necessità”…

Gli stessi vertici di polizia di San Francisco ammettono che i robot sono già a disposizione per operazioni di ricognizione, eliminazione di bombe e soccorso. Tra gli automi ci sono proprio quelli del tipo utilizzato a Dallas nel 2016.

Ma “Non abbiamo mai dovuto usarla in quel modo e spero che non dovremo mai farlo in quel modo. Ma abbiamo bisogno dell’opzione per poter salvare vite umane nel caso in cui dovessimo avere quel tipo di tragedia nella nostra città“.

Terminator sta per entrare in servizio. Qualcuno chiami Sarah Connor…

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