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Pirateria da pazzi: gli Usa sequestrano una petroliera russa

Il Comando Europeo degli Stati Uniti ha annunciato che, “insieme al Dipartimento di Giustizia e al Dipartimento della Sicurezza Interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, di aver sequestrato la M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi“.

L’imbarcazione – prosegue il post su X – è stata sequestrata nell’Atlantico settentrionale in base a un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti, dopo essere stata tracciata dalla Uscgc Munro, unità della Guardia Costiera degli Stati Uniti.

La nave era stata ribattezzata Marinera e batteva bandiera russa, viaggiando nel Nord Atlantico tra la Gran Bretagna e l’Islanda. La petroliera batteva in precedenza bandiera della Guyana e nonostante fosse vuota, la Guardia Costiera statunitense l’aveva inseguita nell’Atlantico. Ma l’equipaggio aveva respinto i primi tentativi di abbordaggio. Anche per questo Mosca aveva deciso i ribattezzarla sotto la propria bandiera e di inviare un sottomarino e altri mezzi militari a scortare l’imbarcazione.

Contemporaneamente o quasi il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha annunciato, sempre su X, il sequestro di un’altra petroliera legata al Venezuela. “In un’operazione all’alba di questa mattina, il dipartimento della Difesa, in coordinamento con il dipartimento per la Sicurezza Interna, ha fermato una petroliera senza bandiera e soggetta a sanzioni, appartenente alla cosiddetta ’flotta oscura’”, si legge nel post. Dunque anche questa in qualche modo collegata con la Russia. “La nave intercettata, la M/T Sophia, operava in acque internazionali e svolgeva attività illecite nel Mar dei Caraibi”.

Non esiste alcun dubbio che si tratti di un criminale atto di pirateria, in quanto qualsiasi nave regolarmente registrata ha diritto di viaggiare in acque internazionali senza dover dipendere da nessuno (fatta eccezione per i sistemi di tracciamento internazionale che servono a regolare il traffico e impedire incidenti). E gli Stati Uniti non hanno alcuna “delega” internazionale a decidere quali siano le attività permesse e quali consideri “illecite”.

Altri episodi del genere erano avvenuti in passato, ma riguardavano sempre imbarcazioni di Paesi piuttosto deboli ed indifesi, mentre gli attacchi a navi russe – anche civili, come in questo caso, erano stati fin qui attribuiti ad attentati organizzati dai servizi segreti ucraini. Stavolta, invece, sono direttamente i militari Usa ad intervenire come dei “corsari senza legge”, con una sola autorizzazione: quella del “commander in chief” a Washington.

E’ anche, implicitamente, una dichiarazione di guerra all’altra superpotenza nucleare proprio mentre le “trattative dii pace” sull’Ucraina stavano segnando il passo. Difficile pensare di rimettersi al tavolo con gente che in pochi giorni attacca un paese sovrano dichiarando esplicitamente di volere il suo petrolio, rapisce il capo di stato di quel paese (mai successo prima; il “precedente Noriega” valeva forse per Saddan Hussein, con la cattura dopo un’invasione sanguinosa e duratura) e pretende anche si “sanzionare” chiunque non sia d’accordo..

La reazione ufficiale russa, affidata al ministero degli esteri, è tutta sul piano classicamente diplomatico:

«Tenendo conto delle informazioni ricevute sulla presenza di cittadini russi tra l’equipaggio, esigiamo che la parte statunitense garantisca loro un trattamento umano e dignitoso, rispetti rigorosamente i loro diritti e interessi e non ostacoli il loro rapido rientro in patria».

Non manca un ironico accenno al silenzio del resto dell’Occidente, peraltro sottoschiaffo sull’analogo tentativo di “rapire la Groenlandia”: «Ci aspettiamo che i paesi occidentali, che dichiarano il loro impegno per la libertà di navigazione in alto mare, inizino a concentrarsi su se stessi nell’attuazione di questo principio», ha sottolineato il ministero.

E’ infine il caso di sottolineare che la minaccia di sequestrare qualsiasi petroliera “non autorizzata in tutto l’emisfero occidentale” segue l’altro annuncio di oggi del segretario Usa all’Energia, Chris Wright: “Washington controllerà le vendite di petrolio venezuelano a tempo indefinito“, un giorno dopo che Donald Trump pretende una commercializzazione del greggio venezuelano gestita dagli Stati Uniti per 30-50 milioni di barili. Undici petroliere statunitensi sarebbero già in viaggio per “fare il pieno”.

E’ un delirio di onnipotenza ben rappresentato dal nazista evangelico nominato al vertice del Pentagono, Pete Hegseth, che ha rivendicato l’atto di pirateria affermando che “Il blocco del petrolio venezuelano sanzionato e illecito rimane in vigore, ovunque nel mondo“. Peccato che il mondo, ormai, non sia più “cosa loro”…

Dietro la retorica suprematista, infatti, è ben visibile il disegno statunitense già più volte dichiarato da Trump: le risorse naturali di tutta l’America Latina sono “roba nostra” e “impediremo a chiunque di commerciare quello che serve a noi”. 

Un obbiettivo infinito per una superpotenza che è dovuta fuggire dall’Afghanistan dopo venti anni di occupazione e che ora ha adottato la strategia del “cane pazzo”, fin qui tipica di Israele, per tentare di riaffermare un controllo su un pianeta che non riesce più a dominare.

(in agggiornamento)

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2 Commenti


  • astor

    Il mondo non è più cosa loro? Se nemmeno russi e cinesi alzano un dito per difendere i loro interessi e miagolano come gattini, cosa ci aspettiamo di diverso?


    • Redazione Contropiano

      Se pensi che l’unica strategia possibile si la risposta militare immediata, meglio che ti capiti di non dirigere mai nulla…

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