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Blocchi dei camionisti in Campania, Puglia e Sicilia

Mentre in Sicilia la situazione si avvia verso alla normalità dopo la protesta degli autotrasportatori che la scorsa settimana ha bloccato l’Isola, stamattina nuovi presidi sono stati attivati dai manifestanti, radunati sotto la sigla «Forza d’urto», con rallentamenti del traffico ma senza blocchi. Gruppi di «Forza d’urto» manifestano sulla statale 640 Porto Empedocle-Caltanissetta, allo svincolo di Canicattì Nord (AG), alla rotonda Giunone, al confine con la Valle dei Templi di Agrigento, a Porto Empedocle (AG), sulla statale 189, a Naro (AG), in contrada Garcitella. Tre i presidi a Ragusa e altri nella provincia: a Sampieri, Donnalucata, Comiso, Santa Croce Camerina. Una manifestazione si registra anche allo svincolo di Giarre sull’autostrada Catania-Messina. Ancora code di automobilisti per rifornirsi ai distributori nella città etnea, dove il carburante alle pompe è arrivato in ritardo rispetto che in altre città, dove la distribuzione è cominciata nella notte di sabato scorso. Quasi esaurite che code ai distributori di Palermo, dopo che ieri alcune pompe hanno fatto turni straordinari. Vanno verso la normalità anche le forniture di merci nei supermercati.
A Napoli proteste e presidi dei tir in numerosi punti delle arterie stradali dell’area metropolitana, anche nel porto, e in provincia. Secondo quanto confermano la polizia stradale e la polizia, mezzi pesanti fermi sono segnalati a Nola, Palma Campania, sulla Statale Sette Bis, ma anche a Napoli Est uscita Pomigliano, alla barriera di Napoli Nord. Ed ancora nel Casertano, a Capua, Caianiello, e poi a Benevento e a Sarno. La polizia segnala anche un presidio di una cinquantina di camion al porto di Napoli, al varco Pisacane.
Numerosi blocchi di autotrasportatori sono in corso su varie strade pugliesi dalla scorsa notte. L’agitazione, intensificatasi con il trascorrere delle ore, sta determinando considerevoli rallentamenti o in alcuni casi il blocco della circolazione automobilistica, normalmente caotica il lunedì mattino sulle vie di accesso alle città. La situazione più critica si registra invece sulla tangenziale di Bari, l’unica strada che collega il Nord al Sud della Puglia. Mezzi pesanti occupano due delle tre corsie e il traffico procede a passo d’uomo. Attualmente sono quattro i chilometri di coda ma le previsioni non sono rosee. Il tratto che risente maggiormente dei blocchi è quello compreso tra gli svincoli Stanic e San Pasquale, dove parte la statale 100 per Taranto. In quest’ultima città traffico a rilento tra lo stabilimento Ilva e Mottola dove c’è il casello dell’autostrada A 14. Concentrazione di autotrasportatori anche alla periferia di Foggia e di San Severo dove per il momento il traffico non subisce interruzioni.

La situazione generale dell’autotrasporto appare decisamente compromessa dai numerosi aumenti delle accise e del prezzo del gasolio accumulati da aprile 201 e cresciuti incessantemente fino ad oggi. A dicembre in un incontro tra il ministero dei trasporti e tutte le maggiori associazioni rappresentanti l’autotrasporto, era stata confermata la disponibilità dell’esecutivo a valutare una mensualizzazione dei rimborsi delle accise che attualmente vengono saldate dopo un anno. La richiesta, secondo alcune delle associazioni degli autotrasportatori, rappresenterebbe un passo importante nella direzione di un complessivo sblocco della questione gasolio. Il provvedimento da solo non è sufficiente a risolvere il problema generale del caro carburante ma consentirebbe almeno un alleggerimento della pressione finanziaria sul fronte della accise.
Occorre sapere che i cosiddetti padroncini sono spesso tali solo di nome. In realtà sono il terminale di una catena di subappalti, a tre e spesso quattro stadi, che all’altro estremo fa capo a un numero ristretto di spedizionieri e operatori della logistica, nessuno dei quali è più italiano: sono multinazionali tedesche, olandesi, francesi, ma anche cinesi o di Singapore che padroneggiano ai massimi livelli le tecnologie informatiche e gestionali ormai indispensabili per programmazione, fatturazione e marketing del trasporto. Ma che trovano conveniente affidare le componenti più logoranti delle loro operazioni – l’autotrasporto e il carico e scarico delle merci – non a lavoratori dipendenti, tutelati da un contratto collettivo di lavoro, ma a finte cooperative di facchinaggio e alla miriade di lavoratori «autonomi» su cui ricade l’onere di comprare e ammortizzare il proprio camion. Non si tratta, poi, di cosiddetti «lavoratori autonomi di seconda generazione»; perché, navigatori a parte, la guida di un camion non è cambiata negli ultimi decenni; è solo più pericolosa e faticosa. I veicoli immatricolati per il trasporto merci, alimentari e collettame, sono oltre 460 mila. Le aziende di autotrasporto che ne hanno solo uno rappresentano il 45% della categoria e quelle che ne possiedono tra 2 e 5 fanno un altro 38%. Il grosso dei camion è posseduto da aziende medie mentre i grandi, quelli che hanno a registro più di 200 veicoli, sono solo lo 0,05%o delle ditte del settore. A detta dei padroncini, sono queste quelle che comandano. Quello dell`autotrasporto è un mondo di emozioni forti e di contraddizioni laceranti. Formalmente le aziende iscritte all`Albo sono 163 mila ma ben 50 mila non possiedono nemmeno un veicolo! Sono i cosiddetti bagarini il cui lavoro è comprare contratti di trasporto dalle aziende industriali e rivenderli quasi in tempo reale guadagnandoci sopra.

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