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La guerra economica dentro la Ue

Per capire quanto si amino nell’eurozona occorre leggere il pezzo di Francesco Ninfole sabato su Milano Finanza dal titolo “Lagarde alla guerra dei prezzi”.

Mesi fa abbiamo informato del dibattito in Usa circa la modifica dell’inflation targeting, vale a dire la modifica delle aspettative: fissata l’asticella al 2% dell’inflazione, se essa è per lungo tempo all’1,5 o 1,6%, il target diventa 2,5 o 2,4%, implicando una politica monetaria fortemente espansiva (perché la strada da fare per raggiungere il famoso livello sano di inflazione – intorno al 2% – è più lunga e dunque “bisogna fare di più”, ndr).

Il dibattito in eurozona è esattamente opposto: i governatori delle banche centrali austriache e olandesi e Otmar Issing, tedesco che ha manovrato alla Bce per due decenni, propongono di fissare il target, visto che Draghi non è riuscito a portarlo al 2%, verso l’asticella dell’1,5%. Ciò implica fine acquisto titoli, fine tassi negativi, fine politica monetaria espansiva.

Cosa causerà tutto questo? Beh, ad esempio in Italia, che attualmente ha l’inflazione allo 0.3%, la deflazione assicurata, che manderebbe all’aria, più di quanto successo in questi decenni, gli operatori economici.

Il fine ultimo di questi rappresentanti del nord Europa (parla l’Olanda, perché di solito la Germania non è così esplicita, vista la pessima nomea che si porta dietro, e quindi fa parlare altri al posto suo) è utilizzare la deflazione per togliere concorrenti nell’eurozona e accaparrarsi i loro gioielli (industriali o patrimoniali).

Lo fanno con politiche fiscali deflazionistiche a cui si aggiungerebbe una politica monetaria restrittiva, con l’Unione Bancaria, che impedisce di fatto alle banche italiane di finanziare l”economia reale, e con politiche industriali atte a creare oligopoli che escludano i paesi mediterranei.

A distanza di decenni si ripresenta la guerra tra capitali finalizzata a togliere concorrenti scomodi, quali l’Italia.

Il primo passo fu l’accordo Andreatta-Van Miert del 1993, che smantellava l’apparato industriale pubblico; poi la perdita del 20% dell’apparato industriale privato; ora, con questa modifica dell’inflation targeting che implica deflazione certa, un’altra alta percentuale di capitale industriale italiano.

E’ solo guerra tra capitali, nelle banche, nel risparmio, nel capitale industriale, con governi ventennali supini al progetto. Salvini stia tranquillo: se vuole svuotare del tutto il sud, olandesi e tedeschi, con i loro surplus delle partite correnti, svuoteranno il nord. Si è sempre terroni di qualcun altro.

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