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25 aprile: l’antifascismo si riprende i quartieri

“Il 25 aprile non è una ricorrenza ora e sempre resistenza”: questo è stato lo spirito con cui circa mille compagni e compagne hanno partecipato ieri al corteo promosso dagli antifascisti di Roma Est, un coordinamento di strutture che animano il conflitto e le lotte nel popolare quadrante orientale della capitale.

Il corteo è partito da piazza delle Camelie, dove una lapide ricorda l’eccidio dei partigiani del quartiere Centocelle. Questa parte di Roma è un rosario di quartieri – una volta borgate – come Quadraro, Alessandrino, Quarticciolo, Pigneto, Casalbertone, e Centocelle, quartieri operai e di piccoli artigiani, che hanno segnato la resistenza scrivendo pagine bellissime e pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane.

Lo striscione di apertura firmato dagli antifascisti Roma est recitava “la liberazione vive nelle lotte territoriali”, questo nesso è stato il tema centrale dei discorsi e degli slogan diffusi dalle trombe poste sul furgone. Il corteo si è concluso nella piazza principale di un altro quartiere, Casalbertone, dove la giornata è continuata trasformandosi in una festa per la Liberazione, dedicando un ricordo ai compagni partigiani della zona come Zaccaria Verucci e Pilade Forcella, nome di battaglia ‘Adriano’, che si è spento pochi giorni fa.

Una manifestazione con uno spirito tutt’altro che residuale, lontana dalle cerimonie istituzionali che tendono a irretire il messaggio genuino della resistenza popolare al nazifascismo, figlia della lotta di classe, fatta da uomini e donne che lottavano per un futuro di emancipazione, giustizia ed eguaglianza.

Nelle stesse ore l’Unione Sindacale di Base ha manifestato nel centro commerciale di Cinecittà Due, dove i lavoratori sono costretti a lavorare anche nei giorni festivi e persino in giornate come il 25 aprile ed il Primo Maggio. La logica del profitto e l’ideologia del mercato sopra ogni cosa sottomette il tempo di vita dei lavoratori alle proprie dinamiche, riducendo il tempo a disposizione per le relazioni sociali e la famiglia. Costringere i lavoratori a lavorare durante giornate festive come il 25 Aprile ed il Primo Maggio rappresenta un attacco ideologico violento alle radici culturali del movimento operaio, e di questo i sindacati complici CGIL, CISL, e UIL sono responsabili insieme alle grandi catene commerciali.

Molti dei lavoratori nei centri commerciali hanno dei contratti atipici, ossia precari e quindi estremamente ricattabili, per di più il contratto nazionale del commercio siglato da  CGIL, CISL, e UIL riduce ulteriormente i diritti e tutele per i lavoratori. Tra gli aspetti peggiori ci sono la penalizzazione della malattia e ‘l’abolizione” di alcune festività che diventano così giornate lavorative retribuite con la paga oraria di un giorno qualsiasi.  

Se a Cinecittà Due l’USB ha celebrato il 25 Aprile tra e con i lavoratori di una di queste moderne fabbriche metropolitane, a Centocelle, al Pigneto ed in altre parti di Roma con le stesse parole d’ordine, altri compagni sono scesi in piazza ricordando e attualizzando il senso della resistenza al nazi fascismo imposto e voluto dalla borghesia italiana.

L’antifascismo militante è parte del conflitto di classe, è un aspetto permanente e fondamentale da affiancare alla formazione di un punto di vista rivoluzionario della realtà, alle lotte anticapitaliste dentro la crisi e all’internazionalismo.Essere antifascisti significa tenere a mente il filo che lega il ventennio fascista, le stragi degli anni ’70 e ’80, la strategia della tensione e la guerra sporca  scatenata contro il movimento di classe, per arrivare fino allo sdoganamento dei fascisti “de panza e di governo” dell’inizio del terzo millennio.

L’appuntamento per tutti gli antifascisti perciò è alla prossima occupazione di uno stabile per il diritto alla casa, nelle lotte per la difesa del diritto allo studio, nella difesa dei beni comuni, per il diritto al lavoro e ad un salario giusto, perché  il futuro si costruisce lottando e non c’è spazio per i fascisti né per chi sceglie di stare dalla parte di banchieri, industriali e palazzinari.

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