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L’indipendentismo sardo a processo

In Italia a condurre la lotta politica contro i gruppi dell’opposizione sembra esser stata delegata la magistratura. Non si tratta di convincere chi non è d’accordo della bontà delle proprie idee. Ma di reprimere chi ne esprime altre non consonanti. Se poi il gruppo politico da rimettere in riga è sardo, indipendentista e di sinistra…

Dopo sette anni dalla cosiddetta Operazione Arcadia, una maxiretata che prese di mira decine di dirigenti e militanti dell’Organizzazione “A Manca pro s’Indipendentzia”, il gup Giuseppe Pintori ha deciso in queste ore il rinvio a giudizio per i 18 indagati – tre donne e quindici uomini – accusati dal pm Paolo de Angelis di associazione sovversiva. Pintori ha anche stabilito lo spostamento del procedimento dal Tribunale di Cagliari a quello di Sassari, con la prima udienza fissata per il 6 giugno 2014. 

L’indagine dalla Procura distrettuale di Sassari era scattata nei confronti di quelli che vengono dipinti come “appartenenti a formazioni eversive che, tra il 2002 ed il 2006, avrebbero organizzato una serie di attentati rivendicati dai Nuclei proletari per il comunismo (Npc) e dall’Organizzazione indipendentista rivoluzionaria (Oir)”.
Il processo, in mancanza di prove reali dell’accusa rivolta agli imputati, si basa in buona sostanza su intercettazioni ambientali e telefoniche, sulle quali nei prossimi mesi si giocherà uno scontro tra i periti nominati dal tribunale e quelli della difesa, prima dell’inizio del processo vero e proprio.
Suona comunque assai sospetto e irrituale il fatto che il gup abbia deciso il rinvio a giudizio dei 18 accusati prima ancora che le perizie possano in qualche modo testare la consistenza delle intercettazioni. Secondo Gianfranco Sollai, difensore di diversi imputati, Pintori ha contraddetto la sua stessa ordinanza, «dove nero su bianco si diceva che la decisione di prosciogliere o di rinviare a giudizio gli accusati sarebbe stata presa sulla base della trascrizione delle intercettazioni effettuate dai periti».
L’avvocato Adriano Sollai, difensore di altri degli accusati, si dice comunque convinto del fatto che «il dibattimento sarà il contesto appropriato per dimostrare, grazie all’esito delle nuove operazioni peritali, l’infondatezza di un teorema accusatorio che punta a sanzionare politicamente l’indipendentismo», anche perché «nelle prime operazioni peritali si sono verificate divergenze tra i contenuti delle registrazioni e le trascrizioni effettuate dalla Digos».

Non è la prima volta in questi anni che l’organizzazione indipendentista e marxista viene presa di mira dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Eclatante la persecuzione nei confronti di Bruno Bellomonte, dirigente di A manca accusato di far parte di una rete eversiva italiana (nonostante la sua identità politica indipendentista!) che avrebbe avuto l’intenzione di ricostituire le Br e di compiere attentati durante il G8 organizzato a La Maddalena ma poi spostato a L’Aquila dal governo Berlusconi. Dopo anni di carcere e di processi e il licenziamento subito da parte di Trenitalia, Bellomonte è stato poi prosciolto da ogni accusa sia in primo che in secondo grado dal Tribunale di Roma. Il che non ha impedito alla magistratura ‘sarda’ di coinvolgerlo in questo nuovo procedimento giudiziario.

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