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Roma: il diritto alla città si fa spazio

Più avanti troverete il comunicato scaturito dagli incontri tra tutte le realtà che hanno attivato in questi anni spazi sociali occupati a Roma. Due parole in più rispetto a questo tema possono aiutare a contestualizzare le questioni sollevate e il contesto nel quale devono agire.

Prima di tutto il tema del “Diritto alla Città” è un tema apparentemente stretto, che non riesce a ramificare al suo interno la vera essenza e tutti i passaggi di questa lotta. I Centri Sociali romani, che sono stati attaccati duramente appena insediato il governo Renzi, hanno deciso comunemente di ribadire quel che succede in tutta la città: una città museo, un monumento morto e già svuotato della sua caratteristica principale, della sua reale bellezza: i suoi abitanti.

Se dovessimo descrivere questo porcile asettico che sia va via via prospettando, qualsiasi cittadino, orribilmente schifato, scenderebbe in piazza a gridare lo scandalo verso questo modello di metropoli, questo è infatti l’intento dell’assemblea pubblica del 17. Lasciateci dire che le cose stanno pian piano cambiando, che un percorso di mobilitazione allargata sta creando attorno a sé per la prima volta un consenso popolare complessivo, perché effettivamente, il diritto alla città, è una battaglia culturale, una battaglia politica, è, in tutto il suo essere, una battaglia morale, per la qualità della vita a Roma.

Non faremo l’elenco dei Centri Sociali colpiti da polizia e gli obliqui giornalisti che lavorano per costruttori privati che hanno tutto l’interesse a formare una città di grandi opere, ma si sta aprendo una piattaforma aperta ai lavoratori e agli occupanti, insomma, chi la città la vive realmente.

Pensiamo solo al “Salva Roma” o al pacchetto “Sblocca Italia” che contiene al suo interno, un decreto che costringe coattivamente tutti i beni comuni (acqua e trasporti ecc ecc) alla dissoluzione in società per azioni, così distruggendo di fatto la facoltà già espressa dai cittadini per non far privatizzare questi enti pubblici.

Il 17 settembre ci sarà un’assemblea pubblica davanti il Cinema Palazzo, altro luogo simbolo di una lotta contro la degradazione urbana da parte di alcuni avidi privati, e in questo invitiamo tutti a partecipare. Perché, come diceva Aristotele, essere cittadino non vuol dire vivere in una società, ma vuol dire viverci bene.

Qui di seguito il comunicato comune che ha convocato per mercoledi 17 settembre una assemblea in piazza a San Lorenzo:

“L’estate sta volgendo al termine.

Un’estate che ci immaginavamo, o forse speravamo, diversa. Sgomberi, sigilli, denunce a carico di attiviste e attivisti e campagne a mezzo stampa hanno colpito realtà storiche e radicate dell’autogestione romana così come quelle più giovani e trasversali: la linea di continuità è quella di non tollerare alcuna forma di autorganizzazione che si frapponga tra la città e la sua trasformazione all’insegna di profitti e speculazioni, chiudendo ogni possibilità di trattativa possibile.

Esemplare in questo senso è quanto accade a Milano, dove spazi autogestiti vengono sgomberati in nome della legalità mentre l’Expo e gli enormi profitti che produce, nonostante gli scandali, devono essere salvaguardati e garantiti.

Così come parlano chiaro le nuove norme contenute nel Piano Casa rispetto all’emergenza abitativa. Chi non può permettersi di pagare un affitto e occupa una casa paga col distacco delle utenze e la cancellazione della residenza. Mentre la rendita immobiliare viene garantita con gli sgomberi, sacche sempre più consistenti di popolazione vengono estromesse dal riconoscimento dei diritti e delle garanzie fondamentali. La marginalizzazione sociale non è più un problema sociale ma la sua soluzione. Le pesanti misure cautelari subite da esponenti dei movimenti di lotta per la casa si iscrivono precisamente in questo inquietante quadro.

E’ in atto un pericoloso tentativo di “riscrittura” delle nostre città. Un tentativo che non tocca soltanto gli spazi sociali occupati e autogestiti ma coinvolge tutti e tutte, non ultimo il mondo dell’associazionismo e della cooperazione sociale, che con la futura approvazione della riforma del terzo settore dovrà limitarsi ad essere esecutore materiale di politiche di contenimento imposte dall’alto. A chi è sempre stato presente sui territori e, quindi, ne conosce i reali bisogni, si toglie la possibilità di progettare e decidere insieme gli interventi da attuare.

Il risultato, a Roma, è sotto gli occhi di tutti: una amministrazione comunale incompetente che da un lato promuove una città dove si vive male e si spende troppo per gli alloggi, per i trasporti, per la carenza di infrastrutture sanitarie pubbliche di qualità, di scuole e luoghi di socialità e cultura, incentivando la speculazione dei privati; dall’altro fa pagare un conto salato chiamato “deficit di bilancio”, obbligando la città tutta a subire drastici tagli, abilmente riassunti nel decreto Salva Roma

Tutto questo in nome della tanto invocata “legalità”, in nome di un debito pubblico da risanare e di un deficit comunale a cui far fronte svendendo tutto. Lasciando come sempre indietro i servizi alla città, le tutele sociali a categorie sempre più ampie di popolazione. Ma è illegale chi costruisce tessuto sociale, autogoverno e welfare dal basso nei territori da anni oppure chi favorisce solo la desertificazione culturale, la rendita e la speculazione tentando di privatizzare e svendere in ogni modo il patrimonio pubblico?

Alla legalità rispondiamo con la legittimità. Quella legittimità che costruiamo ogni giorno insieme a tanti e che nessun potere amministrativo può mettere in discussione. Crediamo che oltre al pubblico e al privato e alla loro sempre più funesta commistione, esista un’altra idea di pubblico in quanto comune, di autentica partecipazione e costruzione collettiva.

Pensiamo che sia centrale rimettere al centro la questione di chi decide in questa città e ritornare a prendere parola su queste decisioni. Per questo invitiamo tutte le realtà che si battono contro la speculazione, le privatizzazioni e per i beni comuni, dai movimenti per il diritto all’abitare ai comitati territoriali, dai sindacati conflittuali al mondo della cooperazione, a un confronto pubblico il 17 settembre h17.30 a Piazza dei Sanniti (San Lorenzo).  Per avviare un percorso comune che parli alla città, capace di promuovere una grande mobilitazione per il diritto alla città”

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