Oggi al Consiglio dei Ministri discuteranno l’ulteriore passaggio verso lo stato di polizia. Si tratta del disegno di legge e dell’ennesimo decreto sicurezza che rafforza le misure coercitive contro le manifestazioni e i manifestati e introduce l’immunità per le forze di polizia (il famoso scudo penale).
Su questi due aspetti nei giorni scorsi sono emerse le perplessità del Quirinale sulla loro costituzionalità, ma l’incontro di ieri tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano (il vero “uomo nero” di Palazzo Chigi) avrebbe sottolineato la necessità di apportare alcune modifiche al pacchetto sicurezza, in particolare per quanto riguarda il fermo di polizia e lo scudo penale.
Nel primo caso, dagli uffici giuridici del Quirinale si sarebbe fatto notare come non possa bastare un semplice atteggiamento sospetto per effettuarlo; Nel secondo si sarebbe evidenziata l’esigenza di evitare una giurisprudenza separata per categorie.
Entrambe le misure sono comunque destinate a far parte di un decreto legge sulla sicurezza che approda oggi in Consiglio dei ministri assieme a un disegno di legge sullo stesso tema.
Per quanto riguarda il cosiddetto scudo penale, secondo indiscrezioni, vi sarebbe la previsione di un registro diverso – non solo esclusivo per le forze dell’ordine ma anche per i civili – così da evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di fronte a una causa di giustificazione, come legittima difesa o adempimento di un dovere.
E’ un tema piuttosto “rognoso” quello dello scudo penale, modificato in modo tecnicamente più prudente rispetto alle anticipazioni iniziali ma, proprio per questo, potenzialmente più pervasivo.
Infatti questo non riguarda soltanto le forze dell’ordine, come ci si sarebbe aspettati in un impianto classico di tutela degli agenti, ma viene esteso anche ai civili.
Il principio ispiratore è che chi commette un reato in presenza di una “evidente causa di giustificabilità” non venga automaticamente iscritto nel registro degli indagati ordinario, bensì in un registro separato, con garanzie formalmente analoghe ma con una corsia preferenziale che dovrebbe portare a una rapida archiviazione, entro trenta giorni, salvo diversa valutazione del pubblico ministero.
La decisione finale sulla giustificabilità resta affidata a un magistrato, e questa è la clausola che viene usata per rassicurare. Ma il punto politico è un altro: si costruisce un’idea di legittimità preventiva dell’uso della forza, un’anticipazione di fiducia verso chi reagisce, verso chi “si difende”, verso chi afferma di aver agito in un contesto percepito come minaccioso.
L’altro tema rognoso è quello del fermo preventivo di 12 ore prima delle manifestazioni contro i sospetti.
“Serve una norma – ha detto il ministro degli Interni Piantedosi nelle sue comunicazioni alla Camera e al Senato – che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo”.
Ma dalle osservazioni del Quirinale sarebbe ritenuto eccessivo il tempo di 12 ore per il fermo di polizia preventivo (Salvini, in una delle sue “sboronate” aveva tentato di portarlo a 24 o anche 48 ore) nei confronti di viene sospettato di costituire un pericolo per lo svolgimento pacifico dei cortei. E sarebbe stato evidenziato che bisogna regolare dettagliatamente i motivi del fermo.
Secondo le ultime indicazioni, l’intenzione dell’esecutivo sarebbe di mantenere il trattenimento per 12 ore per accompagnamento negli uffici di polizia, senza necessità di convalida da parte del magistrato (che comunque dovrebbe riceverne comunicazione) ma solo per chi ha precedenti specifici.
Fra le misure d’urgenza sarebbero anche quelle sulle zone rosse attorno alle stazioni. Nel disegno di legge, che poi dovrà affrontare l’iter parlamentare, dovrebbe essere invece essere inserito il cosiddetto ‘blocco navale, ossia la possibilità di interdire (da 30 giorni a 6 mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali in casi di minacce terroristiche o di pressione migratoria eccezionale, due cose ben diverse ma messe praticamente sullo stesso piano.
“La scelta del governo di usare sia un decreto che un ddl non è neutra. Il decreto serve a rendere operative subito le misure più delicate e simboliche, quelle che incidono direttamente sulla libertà di manifestare, sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla costruzione del ‘nemico interno’” – commenta l’Osservatorio Repressione – “Il disegno di legge, invece, ospita le norme che richiedono un lavoro di assestamento politico e mediatico, quelle più ideologiche o più esposte al rischio di rilievi istituzionali. È una strategia ormai riconoscibile: prima si cambia il clima, poi si consolidano le fondamenta”.
In questo inquietante scenario da stato di polizia incombente sul paese, colpisce la pochezza politica e di merito dei partiti dell’opposizione.
Se, per fortuna, hanno evitato la trappola della convergenza su un testo comune con la maggioranza, nella risoluzione unitaria presentata dalle opposizioni M5S-Pd-Iv-AVS per prendere le distanze dalle comunicazioni del ministro Piantedosi al Senato, non ci sono critiche sostanziali alla gestione governativa dell’ordine pubblico, c’è la “condanna delle violenze degli antagonisti a Torino” accanto all’annuncio del no al nuovo decreto sicurezza atteso per oggi in Consiglio dei ministri.
Il documento delle opposizioni insiste con la richiesta di ulteriori assunzioni nelle forze dell’ordine (richiesta che non ha riscontri fattuali), sulle modifiche normative per reintrodurre la procedibilità d’ufficio per “reati di particolare disvalore sociale” oltre all’abrogazione di “alcune recenti norme contenute nel c.d. decreto Nordio” (il riferimento è alla convocazione preventiva degli “arrestandi” per alcuni reati anche gravi), ma si limita a proporre di impegnare il Governo “a non fare ricorso in materia di ordine pubblico allo strumento della decretazione d’urgenza”.
Nel merito, c’è il no al fermo preventivo attraverso nuovi “provvedimenti amministrativi limitativi della libertà personale”, alla cauzione per le manifestazioni e all’immunità penale per i componenti delle forze dell’ordine.
Diciamo che la posta in gioco sul piano della democrazia in questo paese richiederebbe un pò più di coraggio politico che limitarsi a quanto già segnalato dal Quirinale.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa