Si è svolta ieri a Milano la manifestazione contro le olimpiadi di “Milano-Cortina 2026” promossa dal Comitato Insostenibili Olimpiadi e sostenuta da diverse organizzazioni politiche e sindacali, comitati, associazioni e centri sociali; a valle già delle diverse iniziative dei giorni precedenti, dai blitz davanti ai palazzi della politica e dalle mobilitazioni nei quartieri, fino alla contestazione del passaggio della fiaccola davanti all’Università statale ed alla manifestazione degli studenti di venerdì mattina.
Il corteo, accompagnato da diverse azioni simboliche lungo il percorso, è partito da piazza Medaglie d’Oro in Porta Romana, attraversando tutta la zona est della città – quella dove è sorto, ma tuttora incompleto, il “villaggio olimpico” e, in generale, maggiormente interessata dalle speculazioni legate all’evento – per bloccare, infine, per circa due ore la strada che da piazzale Corvetto porta allo svincolo della tangenziale est.
Le ragioni per manifestare e che hanno trovato rappresentazione nella giornata di ieri erano parecchie: la speculazione e la cementificazione selvagge con cui – e per cui – sono state preparate queste Olimpiadi, lasciando in eredità enormi opere e infrastrutture che saranno completamente inutili quando saranno finiti i giochi, se non addirittura non completate per tempo, lo sfruttamento di decine e decine di “volontari” (l’Expo ha fatto scuola), la partecipazione dello stato terrorista e genocida di Israele – a conferma di un insopportabile doppio standard che ha visto, invece, escludere Russia e Bielorussia – la presenza inqualificabile delle squadracce dell’Ice, che il governo ha cercato prima di nascondere e poi di legittimare, normalizzando l’idea dello squadrismo omicida come strumento di controllo dell’ordine pubblico e del dissenso, e, infine, una città completamente militarizzata a definitiva sanzione dei reali caratteri di un evento completamente avulso da chi abita la città e di fatto inaccessibile, logisticamente oltre che economicamente.
La buona riuscita della manifestazione ha infatti rappresentato plasticamente la distanza tra la retorica trionfalistica sulle Olimpiadi, promossa in maniera bipartisan e a reti unificate dalla classe politica e, all’opposto, il sentimento diffuso di disinteresse e contrarietà che è possibile riscontrare quotidianamente girando in una città completamente militarizzata che da alcuni giorni sembra in stato d’assedio: zone rosse, militari, polizia e carabinieri ovunque, scuole e uffici chiusi, lezioni universitarie sospese, interi quartieri ripetutamente ostaggio del passaggio di politici e capi di stato, carovane di decine di auto a paralizzare a più riprese il traffico cittadino solo per gli spostamenti di Vance e Rubio.
Per quanto riguarda questi ultimi l’esposizione e il risalto servili che hanno ricevuto da media e istituzioni – rimuovendo qualsiasi riferimento a Gaza o all’aggressione al Venezuela – sono semplicemente incommentabili. Ma persino nello stadio dell’inaugurazione, con un pubblico in qualche modo “scelto”, sono volate ondate di fischi di disapprovazione.
Queste Olimpiadi si sono confermate come un’ulteriore ruota nell’ingranaggio del “modello Milano”, della città “parco giochi per ricchi”, come ormai da anni ha ben sintetizzato Potere al Popolo nelle sue iniziative e campagne politiche.
Un modello progettato, costruito e difeso contro ogni evidenza e decenza – pensiamo solo a quanto accaduto in seguito ai recenti scandali dell’urbanistica – di comune accordo tanto dalle destre di governo, quanto dal centrosinistra, dalla Regione come dalla giunta Sala, in una responsabilità bipartisan di quei soggetti che anche in questo caso hanno speculato sulla città, spartendo i profitti tra le proprie cordate e clientele.
Senza lasciare nemmeno le briciole a chi a Milano ci vive e ci lavora, quando va bene, in condizioni di crescente e sempre più diffuso immiserimento, implementando anzi quei processi di gentrificazione, precarizzazione, marginalizzazione e aumento esponenziale del costo della vita che già pesano su giovani, lavoratori e classi popolari.
Facendo infine da ulteriore vetrina e pretesto per le campagne di repressione e criminalizzazione del dissenso da parte del governo nel silenzio complice delle cosiddette opposizioni.
Se questo è il quadro, sarà bene continuare a costruire iniziativa politica indicando con determinazione e chiarezza – nomi e cognomi, specie a sinistra e per quanto riguarda l’opposizione frontale alla giunta Sala che può più essere, non da oggi, elemento di ambiguità – di chi sono le responsabilità di tutto questo; perché quanto fin qui prodotto in termini di mobilitazioni e consapevolezza di questi processi non si disperda o non venga cooptato sotto la bandiera di false alternative, vale a dire per continuare a costruire un’opposizione vera e indipendente al modello Milano e all’intera classe politica che lo rappresenta, capace di incidere nella realtà e di offrire una prospettiva alternativa credibile.
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