Nei giorni scorsi la Procura di Napoli ha disposto una serie di perquisizioni e sequestro di contenuti digitali contro alcuni iscritti ai Carc.
Il reato ipotizzato è “associazione sovversiva e apologia di reato in favore delle Brigate Rosse e delle “nuove Brigate Rosse”. Una ipotesi, quella dei magistrati napoletani, che si stenta parecchio a ritenere credibile essendo le prime sciolte da quasi quaranta anni e la seconda una sigla inesistente.
Le ipotesi di reato rispolverano tutto il vecchio arsenale dei reati associativi: dall’articolo 270 bis del codice penale — associazione con finalità di terrorismo ed eversione — fino agli articoli 110 e 414, relativi al concorso di persone e all’apologia di reato, con riferimento esplicito alle “Brigate Rosse” e alle “Nuove Brigate Rosse”.
Nelle ore successive alle perquisizioni, alcuni degli iscritti ai Carc sono stati condotti alla Questura di Napoli per essere interrogati.
La ricostruzione di questa indagine è rivelatrice però del rapporto tra politica – soprattutto dei partiti della destra al governo – e la magistratura.
Il 4 ottobre i Carc avevano diffuso un volantino che invitava a «cacciare il governo Meloni» perché «sottomesso agli Usa e ai sionisti d’Israele». L’esecutivo, scrivevano, «Ha criminalizzato le mobilitazioni e, fra vittimismo e repressione, prova oggi a soffocare il movimento popolare che sta esondando. Dobbiamo cacciarlo!» Per «sostituirlo con un governo di emergenza popolare che attui effettivamente la Costituzione del 1948».
Sulla credibilità di questa ipotesi ognuno può giudicare anche da solo.
Alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia si sono fatti però saltare la mosca al naso e hanno chiesto l’intervento del ministero degli Interni denunciando il contenuto del volantino, presentando addirittura un’interrogazione parlamentare al ministro Piantedosi.
L’on. Kelany intervenendo in Parlamento ha affermato che: “in questi giorni, abbiamo visto il susseguirsi di manifestazioni in cui si sono verificati episodi di violenza; sono state messe a ferro e fuoco le città e soprattutto i centri logistici: porti, aeroporti, strade, nodi autostradali. A questi, si sono sommati episodi esecrabili di antisemitismo. Ecco, due giorni prima della manifestazione, i CARC, una formazione marxista-leninista, avevano diffuso un volantino che chiamava sostanzialmente alla ‘lotta armata’ – tra virgolette -, ma con evidente contenuto eversivo”.
L’on. Kelany opera più di una forzata esagerazione in una sola frase, visto che di certo nulla in Italia è stato di recente “messo a ferro e fuoco”. Ed anche per il fatto che nel volantino indicato non c’era alcun richiamo alla lotta armata, ma si prendeva come esempio la Global Flotilla diretta a forzare l’assedio israeliano contro i palestinesi di Gaza e si invoca l’applicazione della Costituzione del 1948. Un documento sovversivissimo, evidentemente…
I Carc rispondevano all’on. Kelany non con un altro “volantino di fuoco” ma con una querela.
E appare già decisamente curiosa un’”associazione sovversiva” che ricorre alle querele come strumento di lotta rivoluzionaria.
La replica dell’on. Kelany , da quanto è leggibile sulle colonne del giornale della destra Il Tempo è questa: “Le sigle della sinistra extraparlamentare come i Carc e il Nuovo Partito Comunista stanno alzando il tiro e aderendo a movimenti ProPal ed alle istanze dei centri sociali più violenti come Askatasuna – ha affermato Sara Kelany -. Si sta generando un clima che ci ha fatto assistere non solo alle violenze di Torino, con agenti presi a martellate, ma anche a devastazioni nelle principali città italiane con danni alle strutture logistiche. Abbiamo denunciato queste derive e per tutta risposta i Carc ci hanno querelato, mentre il Nuovo Partito Comunista aggiornava la vergognosa lista di proscrizione degli amici dei sionisti con i nostri volti, nomi e cognomi”.
Il ministro degli Interni Piantedosi rispondendo all’interrogazione parlamentare dei Fratelli d’Italia ha dichiarato che: “Sarà l’autorità giudiziaria ad accertare se esista una regia dietro ai disordini verificatisi in occasione di manifestazioni a sostegno della causa palestinese, ma, in ogni caso, le strutture specialistiche del Ministero dell’Interno sono costantemente impegnate nelle attività di analisi e di prevenzione”.
A quel punto la Direzione centrale della polizia di prevenzione dal ministero dell’Interno ha fatto partire l’indicazione alle Digos locali di avviare le indagini. Da qui esce poi fuori l’indagine avviata dalla Procura di Napoli. Di fatto un’inchiesta sul nulla, partita da una denuncia politica mirante a criminalizzare opinioni piuttosto diffuse in buona parte della società ed in specifico dei movimenti antagonisti. Tant’è che qualcuno ha ritenuto di doverci infilare anche il termine “Brigate Rosse” per dare un po’ di pepe ad una pietanza altrimenti insipida.
Non è la prima volta che la sigla Carc finisce con evidenza mediatica nel mirino della magistratura, con accuse sempre uguali a quelle rimesse in circolazione dalla procura napoletana. Ma fino a oggi, bisogna dire, non risulta che le indagini abbiano mai trovato qualche riscontro. Né risultano iscritti ai Carc condannati. Periodicamente perseguitati e perseguibili dunque, ma…
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Valeria Pozzi
ma … bello mio io vorreri sapere che c’è di seguito…
Redazione Contropiano
la logica…
gianni Fattori
La logica del lasciar intendere senza esporsi?