Ieri il ministro Valditara si è ritrovato la contestazione in faccia, anche dove pensava di poter fare una passerella politica. Il titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) era alla scuola “Galileo Galilei” di Roma, per intervenire alla sessione plenaria del Consiglio Nazionale Consulte Provinciali (CNCP), quando è stato contestato da due rappresentanti studenteschi.
Il CNCP riunisce i presidenti degli organi provinciali in cui siedono rappresentanti dei vari istituti scolastici. Si tratta di un organismo che viene usato dalla classe politica per legittimare le proprie scelte, fatte contro la scuola pubblica e il futuro delle giovani generazioni. Gli studenti non possono davvero intervenire sulle politiche presentate in questi consessi, ma il ministro può affermare di aver sottoposto i temi a una discussione “democratica”.

Il teatrino strumentale è stato però rotto dal presidente della Consulta Provinciale di Genova e dalla presidente della Consulta Provinciale di La Spezia. Mentre Valditara interveniva hanno esposto due cartelli, su cui vi era scritto “MIM ascolta per davvero” e “Basta PCTO”. Il primo in riferimento, appunto, alla sordità del ministero, che fa finta di sottoporsi al confronto con il corpo studentesco; il secondo contro le varie forme di alternanza scuola-lavoro che continuano a strozzare l’istruzione dei giovani.
La protesta, però, non riguarda solo i PCTO, ma in generale l’intero modello di istruzione che il governo sta implementando, che non solo è sempre più piegato agli interessi del profitto, ma sta venendo trasformato in un nodo fondamentale della militarizzazione della società e del riarmo di un imperialismo sempre più esplicitamente guerrafondaio. Abbiamo raggiunto al telefono Eugenio Saitto, militante di OSA e presidente della Consulta di Genova, che ci ha detto:
“Ad oggi gli studenti hanno bisogno di essere inclusi nelle decisioni che li riguardano, dalla FSL [Formazione Scuola Lavoro, ndr] alla “riforma del 4+2”, perché non si possono mandare a morire ragazzi pensando di non coinvolgerli. In quel momento eravamo ad una passerella più che ad un confronto, per questo chiediamo al MIM di non rinchiudersi nelle farse di incontri pilotati ma di aprirsi a percorsi di partecipazione laddove intende continuare con questo modello di scuola che serve solo a fare profitto sulla nostra pelle“.
Nel comunicato di OSA sull’azione di contestazione si legge che la critica è rivolta anche alle “indicazioni nazionali eurocentriche e scioviniste” che sono state appena messe a punto dal ministero intorno all’insegnamento nel secondo ciclo di istruzione, ovvero le scuole superiori. Queste vanno a completare le indicazioni per i precedenti cicli, pubblicare poco più di un anno fa e di cui è stata fatta una serrata critica sul giornale.
Per concludere, nel comunicato viene rilanciato lo sciopero del 7 maggio. Nel comunicato congiunto di OSA e USB Scuola, si legge che quel giorno “le lavoratrici e i lavoratori della scuola, insieme alle studentesse e agli studenti, incroceranno le braccia e sciopereranno” per rivendicare insieme “un unico progetto: una scuola diversa da quella che il sistema capitalista in crisi ci sta imponendo“.
Lo sciopero, inoltre, si inserisce dentro una cornice internazionale, dato che per quello stesso giorno è stata chiamata la mobilitazione dall’assemblea internazionale giovanile “We do not enlist“. Si preannuncia dunque come una data fondamentale per chiunque, lavoratori e studenti, voglia costruire un’opposizione reale al baratro bellicista verso cui stanno correndo le classi dirigenti europee.
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