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Giovedi 7 maggio scioperano scuole e università. Suona la “sveglia” per il governo

Il prossimo 7 maggio è sciopero: scuola e università saranno attraversate dalle mobilitazioni sia degli studenti e studentesse che dei lavoratori contro quella che con un gioco di parole chiamano “d/istruzione pubblica”, e un futuro di guerra e riarmo.

A lanciare la mobilitazione unitaria di studenti e lavoratori sono stati, in particolar modo, l’USB con Cambiare Rotta e OSA, arrivando a una convocazione che purtroppo non riguarda anche i lavoratori dell’università per colpa delle maledette regole (cioè le limitazioni) sul diritto allo sciopero, anche se è arrivato comunque il loro supporto tramite dell’USB Università che si è detta a fianco dei loro colleghi nelle scuole e agli studenti degli atenei.

Per la scuola, esisteva già da tempo una convocazione dei Cobas per il 6/7 maggio, uno sciopero “storico” del mondo scuola contro le Invalsi che quei due giorni vengono somministrate alla primaria.

Parallelamente Cambiare Rotta e OSA lo scorso 21 marzo a Milano avevano lanciato una data europea contro la leva militare per l’8 maggio, dall’assemblea internazionale giovanile della rete “We do not enlist”. Con l’USB stavano promuovendo da settimane iniziative nazionali e locali in tutta Italia che chiamavano uno sbocco di lotta e da qui la convergenza sul 7 maggio.

Insomma, non solo lo sciopero in Italia aprirà le danze di una mobilitazione su vasta scala di giovani tedeschi, francesi, baschi etc. contro la leva militare ma ha anche colto un’esigenza di qui di opporsi allo stato drammatico della formazione.

A far montare la mobilitazione è stata infatti una riforma della scuola – quella dei tecnici e professionali, che prevede l’aumento di ore di alternanza scuola lavoro, un legame maggiore con le aziende e in particolar modo con le ITS Academy, sorta di scuole post diploma controllate dai privati, mentre si permette la riduzione da 5 a 4 anni di scuola.

E’ opportuno ricordare che questa riforma viene da lontano ed è una di quelle del Pnrr. E’ passata per le mani del Ministro Bianchi dell’allora governo Draghi, e solo ora sta venendo attuata da Valditara che ne ha fatto un fiore all’occhiello del suo programma ma ora rischia di trasformarsi in un boomerang.

L’ulteriore professionalizzazione e aziendalizzazione dei tecnici e professionali viene giustificata come misura contro la disoccupazione giovanile ma è evidentemente una scusa debole, che non regge alla prova dei fatti e che anzi cela in modo farlocco l’acuirsi della selezione di classe nella scuola e un abbassamento del livello didattico.

A ciò si aggiunga che il riordino (cioè: la riorganizzazione amministrativa e della didattica per attuare la riforma, che entra in vigore nell’a.s. 2026/27) genera disagi e riduzione del monte-ore per i lavoratori.

Ed ecco che il malessere è scattato ovunque. L’USB Scuola e Osa con lungimiranza ne hanno fatto uno dei motivi cardine della protesta e presto sono stati seguiti da altre realtà sindacali e studentesche.

Sgb e Cub prima, Flc Cgil e Rete studenti medi dopo hanno indetto anch’esse uno sciopero per il 7 maggio, limitato però al solo personale degli istituti tecnici e professionali.

Una scelta che ha generato comprensibilissime critiche in particolare verso il sindacato di Corso Italia, vista la portata generale di quella giornata di cui gli addetti ai lavori non hanno ben capito la limitazione a una sola vertenza e sottocategoria di un mondo scuola che nel complesso chiede un cambiamento.

In alcuni territori si è arrivati a una sintesi sulle piazze, in altre l’Flc con i gruppi studenteschi affiliati hanno chiamato appuntamenti distinti rispetto a quelli programmati da tempo.

Difficile pensare a sbadataggini o problemi “tecnici” facilmente superabili, quanto più un ragionamento politico della Cgil accusata a più di riprese di aver affiancato il processo di “d/istruzione pubblica” con l’autonomia scolastica piuttosto che contrastarlo, e di aver “gestito” i lavoratori quando si volevano mobilitare piuttosto che organizzarli.

Questo non sembra inficiare la riuscita della giornata ma sarà bene ricordarlo visto che soprattutto i sindacati concertativi si sono più volte fatti gioco di un concetto nobile come quello dell’”unità” per penetrare in ambienti di movimento. E’ un escamotage per rientrare nei giochi più che un valore assoluto. Se si vuole costruire un movimento della scuola e più in generale di trasformazione della società, ci sono puntualizzazioni necessarie per evitare l’eterno gioco dell’oca per cui si riconsegnano i movimenti di lotta in mano a chi non può né vuole interpretarli in modo coerente.

Lo sciopero generale del 3 ottobre del Blocchiamo tutto da questo punto di vista è stato un esempio di come si può costruire un movimento di massa senza abbassare il livello politico e annacquare i contenuti per rincorrere i concertativi, anzi, semmai producendo una dinamica al contrario, in modo insolito ma decisamente piacevole.

L’allargamento dello sciopero è quindi un successo da coltivare bene visto le aspettative crescenti di opposizione al Governo.

Finalmente c’è voglia di attivarsi e mobilitarsi – lo confermano anche le sale piene per i dibattiti sul film “D’istruzione pubblica”, le assemblee come quella della Rete nazionale tecnici e professionali, gli scioperi che vanno montando e quindi servono parole d’ordine politiche chiare e una proposta di lotta convincente e autorevole.

Sull’università non c’è lo stesso livello di agitazione, visto e considerato anche che negli ultimi mesi della e dalla Bernini si è sentito poco e niente. Negli ultimi anni si è riaperto un dibattito sull’università e una polemica politica che l’ha vista protagonista (complice anche le sue uscite inadeguate e le politiche sbagliate) e che evidentemente dal Mur vogliono sopire.

Ma il malessere strisciante riguarda a pieno anche gli atenei. Fra definanziamento e gestione aziendalista la situazione è a dir poco critica. Gli universitari fanno parte di quella macrocategoria dei “giovani” che hanno bocciato sonoramente il governo Meloni con il No sociale al referendum dello scorso 22/23 marzo, oltre a essere stati fra i reparti d’avanguardia nella mobilitazione per la Palestina. Sono i primi indicati all’arruolamento nel caso di leva o addirittura di guerra

Ecco dunque palesarsi tutte le condizioni per una riuscita convincente dello sciopero che con grande sforzo i e le militanti di Cambiare Rotta stanno perseguendo negli atenei.

Per completare il quadro è utile sapere che quel giorno è previsto anche uno sciopero dei lavoratori portuali per il riconoscimento del loro lavoro come usurante, indetto dall’USB.

Al legame ideale e politica con la classe operaia protagonista del Blocchiamo tutto se ne unisce uno tutto materiale: chi sfrutta i lavoratori oggi, vuole studenti sottomessi domani, chi li vuole far lavorare per la guerra chiede a scuola e università di arruolarsi e convertirsi in una formazione pubblica utile per la militarizzazione della società.

Giovedi ci saranno molti appuntamenti di lotta.

Per la formazione ci si vedrà alle 9:00 al Mur a Largo Bernardino da Feltre per l’università e alle 9:30 al Mim su Viale Trastevere per la scuola. L’appuntamento operaio è invece al Ministero del Lavoro a Roma, alle ore 11.

Chi conosce la Capitale sa che i due ministeri dell’istruzione e dell’università sono adiacenti e i promotori hanno dichiarato di voler riunificare le piazze, per sostanziare quel ponte fra le lotte evocato a più riprese e muoversi per Roma in corteo, dando un’incisività decisamente maggiore a quella data.

Ultimo ma non per importanza: in seguito all’abbordaggio della spedizione della Flotilla la notte fra gli scorsi 29 e 30 aprile, migliaia di persone sono scese in piazza dopo poche ore. La misura con Israele è colma e le torture agli attivisti della Sumud Flotilla sono l’ennesimo schiaffo in faccia all’umanità che già aveva destato le coscienze nel movimento del Blocchiamo tutto, di cui scuola e università erano state co-protagoniste.

Di fronte a questi nuovi abusi in tanti non ci sono stati. USB, Cambiare Rotta e OSA hanno coraggiosamente scelto di non limitarsi al vertenzialismo del loro specifico, ma chiamare studenti a lavoratori e studenti allo sciopero anche per la Flotilla e la Palestina libera, per il prossimo 7 maggio.

Forse anche così si potrà dare quella che gli studenti e studentesse hanno definito “la Sveglia” al Governo Meloni in una giornata, quella di giovedì prossimo, da seguire con attenzione e viversi fino in fondo nelle piazze.

Gli appuntamenti per le manifestazioni nelle città italiane:

– Milano ore 10.00 Prefettura Largo XI settembre
– Bergamo ore 9.00 Prefettura Via Tasso
– Pavia ore 10.30 Prefettura Piazza Guicciardi
– Brescia ore 10.00 Prefettura Piazza Paolo IV
– Verona ore 7.30 Liceo Galilei
– Torino ore 9.00 Piazza Arbarello
– Chieri ore 8.00 Liceo Monti
– Genova ore 9.00 De Ferrari
– La Spezia ore 9.30 Istituto tecnico Cappellini
– Venezia ore 10.30 via Forte Marghera 191 USR Veneto
– Firenze ore 10 piazza Santa Maria Novella
– Bologna ore 9.00 piazza Scaravilli, Ore 9.30 rettorato unibo
– Ravenna ore 9.00 Piazza S. Francesco
– Imola ore 8.30 Piazza Orologio
– Faenza ore 8.30 Piazza del Popolo
– Modena ore 13.30 Biblioteca Scientifica Interdipartimentale
– Rimini ore 9.00 Arco d’Augusto
– Perugia ore 9.00 Piazza IV Novembre
– Rieti ore 10.00 USR
– Passo Corese ore 8.00 Polo Didattico
– Monterotondo ore 8.00 Liceo Catullo
– Tivoli ore 8.00 IIS Fermi
– Bracciano ore 8.00 Liceo Vian
– Anguillara ore 8.00 IIS Paciolo
– Viterbo ore 8.00 Liceo Orioli
– Pomezia ore 9.00 Piazza San Benedetto Da Norcia
– San Palocco ore 8.00 Liceo Democrito
– Ostia ore 8.00 Anco Marzio
– Latina ore 9.00 Piazza del Popolo
– Sora ore 6.40 stazione treni
– Roma ore 9.00 Ministero Università – ore 9.30 Ministero Istruzione e Merito
– Napoli ore 11.00 Piazza dei Martiri
– Benevento ore 9.00 Piazza Orsini
– Potenza ore 9.00 Piazza Matteotti
– Barletta ore 9.00 Piazza Prefettura
– Bari ore 9:00 Piazza Umberto
– Brindisi ore 9:30 Piazza Crispi
– San Severo ore 9.00 Piazza dell’incoronazione
– Lecce ore 9.00 Porta Napoli
– Palermo ore 9.00 Piazza Castelnuovo
– Siracusa ore 9.00 Foro Siracusano
– Catania ore 10.00 Piazza Stesicoro

– Pavia ore 10:30 sede centrale Università strada nuova
– ⁠Pisa ore 9.00 piazza XX settembre
– ⁠Livorno ore 9.30 piazza Cavour

Lista in aggiornamento…

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2 Commenti


  • Simone

    Che articolo di merda. Repubblica ha scritto un articolo migliore. Scrivo questo da lettore ed estimatore della testata. Ci facciamo un mazzo quadro dal basso per unire e convergere e poi arrivano i Tommaso Marcon a rimestare e dividere. La classe non andrà da nessuna parte con queste comari da campanile. Meno male che la lotta nella storia travalica recinti e steccati (dentro e fuori le persone). Buono sciopero a tutte e tutti, ma proprio tutte e tutti!


    • Redazione Roma

      L’aumento di indizioni di sciopero per il 7 è un successo di cui essere felici. La volgarità da tastiera, invece, si presta male per gli appelli all’unitarietà, un po’ come le piazze distinte. Si notava solo questa simpatica contraddizione!
      Non bypassabile o censurabile, altrimenti non si rispetta l’onor di cronaca e l’onestà intellettuale di ognuno e ognuna di noi che poi fa le sue valutazioni.
      Altrimenti il rischio è di vedere il 7 come uno sciopero episodico e non l’occasione di ripartenza di un movimento di lotta del mondo della formazione di più ampia portata che però richiede chiarezza nelle prospettive.
      Per essere all’altezza dello scontro con il governo che non ci risparmierà nulla e dargli “la sveglia”.
      Tommaso Marcon

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