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Pozzuoli. Tutti a Roma per rompere il silenzio

Intervista ad Andrea Ponticelli , giovane puteolano attivista della Casa del Popolo di Pozzuoli
Ci illustri brevemente la condizione che siete costretti a vivere a Pozzuoli a seguito della potente scossa dello scorso 31 luglio?

A discapito delle previsioni che le istituzioni avevano fatto sul numero di sfollati, al 5 ottobre, sono seimila le persone con una casa fortemente danneggiata e che aspettano la messa in sicurezza dell’edificio o dell’appartamento.

Le soluzioni proposte dal governo tramite il quarto decreto legge sui Campi Flegrei, cioè il Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS) e sistemazione provvisoria in albergo, scaricano la responsabilità della locazione sui cittadini affidandoli al libero mercato: nei comuni confinanti con Pozzuoli subito dopo l’erogazione del CAS c’è stato un aumento degli affitti – già fin troppo cari, come in tutta Italia – da parte dei privati proprio perché l’aumento della richiesta “drogata” dal sovvenzionamento statale ha dato il via libera a una vera e propria speculazione immobiliare.

Gli alberghi, invece, sono stati scelti sulla base di accordi con Federalberghi su tutta la provincia di Napoli. Le poche strutture che hanno aderito sono ai margini opposti della provincia (come ad esempio Casoria e Afragola) rendendo ancora più difficile la continuazione della propria vita in città.

Perché è questo il punto di tutta la vicenda: a Pozzuoli le persone hanno la propria vita, il proprio lavoro, la propria famiglia, e non si può pensare che da un giorno all’altro possano essere espiantati da lì senza delle misure che contiene le conseguenze.

Le soluzioni provvisorie alberghiere devono essere individuate nella zona limitrofa a Pozzuoli imponendo alle attività turistico-recettive la priorità a uso sociale e non di profitto. Le case non possono essere individuate solo autonomamente tramite il CAS, c’è bisogno di un intervento diretto da parte dello Stato che requisisca le abitazioni sfitte.

Il diritto alla casa deve venire prima del diritto alla proprietà privata.

Raccontaci il percorso di mobilitazione che in questi mesi avete costruito fino alla decisione, forte, di manifestare a Roma l’8 ottobre.

Tutto è partito da una contestazione al ministro Giuli che di nascosto venne in visita all’anfiteatro flavio di Pozzuoli il 3 agosto. A quella contestazione si aggiunsero tante persone che si trovavano a passare. La rabbia era tanta, alla terza scossa superiore a magnitudo 4 non si poteva accettare di nuovo il silenzio istituzionale e delle misure di facciata come quelle degli scorsi decreti.

Nel mese di agosto, infatti, ci sono stati cortei, presidi e assemblee pubbliche tutte le settimane, quasi ogni giorno. Manifestazioni che hanno ottenuto l’inizio dei lavori dell’hub di prima accoglienza di via Artiaco (progetto approvato due anni fa e mai realizzato) e alla partecipazione alle cabine di regia per la presentazione degli emendamenti al decreto che, assieme a tutta la cittadinanza, abbiamo scritto.

Non avevamo grandi aspettative dal governo e dalla maggioranza in merito all’approvazione dei nostri emendamenti ma di certo non ci aspettavamo che venissero bocciati tutti non discutendoli nemmeno.

A questo punto abbiamo deciso di andare direttamente a Roma, le cabine di regia e i tavoli istituzionali vengono sono gli strumenti della prefettura e del governo per tenere a bada le mobilitazioni e provare a spegnerle, ma questi giochetti non funzionano con noi che stiamo rischiando di perdere tutto.

Il governo assieme alla Regione Campania stanno lavorando a un nuovo decreto sui Campi Flegrei, stavolta vogliamo che vengano inserite le misure adatte a risolvere i nostri problemi e di prevenzione per i futuri. A Roma chiederemo alla presidenza del consiglio che alla scrittura del decreto debba parteciparci anche la cittadinanza colpita.

In questi giorni sono arrivate diverse denunce penali ad alcuni compagni che hanno animato le mobilitazioni. Che lettura date a questo “cambio di passo” della Questura di Napoli? L’impressione è che questa linea di condotta sia sopratutto una azione di preventiva intimidazione volta a frenare una possibile estensione del conflitto.

Tutte le denunce per la lotta sono utilizzate per frenare e spaventare. E fa ridere persino il reato contestato: aggressione al pubblico ufficiale perché in piazza sono state ribaltate delle transenne.

La cosa però più disgustosa di tutte è che hanno denunciato le persone sfollate, alcune delle quali da due mesi ancora dormono per strada perché hanno osato alzare la voce.

È bene che la questura lo sappia che queste denunce non ci fermeranno, e la grande adesione alla manifestazione a Roma (più di 700 persone prenotate sui pullman) ne è la dimostrazione.

Come attivisti di Potere al Popolo e del nodo territoriale del sindacato Asia\Usb come state articolando le relazioni con le istituzioni e con le varie “anime sociali” di questo movimento?

Come ASIA-USB abbiamo da subito realizzato uno sportello legale e burocratico per problemi legati al bradisismo. I problemi principali che abbiamo rilevato sono le scorrettezze commesse dai proprietari di casa nei confronti dei propri affittuari. Inoltre abbiamo anche supportato gli abitanti dei rioni ACER nella lotta per ottenere delle risposte certe sul loro futuro e che si opponesse all’abbattimento e ricostruzione dislocata dal centro storico.

Per quanto riguarda l’azione di Potere al Popolo purtroppo qui va fatta una riflessione più generale: la nostra organizzazione è uno dei traini principali di questo movimento, tuttavia scontiamo la diffidenza delle persone nei confronti delle organizzazioni politiche, soprattutto di sinistra, dovuta dal tradimento che le vecchie organizzazioni hanno commesso ai danni del popolo.

Per questo abbiamo deciso di partecipare alla mobilitazione esponendo solo i volti dei nostri e delle nostre militanti che tramite la lotta quotidiana assieme alle persone sfollate, condividendo le loro sorti e problemi, hanno guadagnato la loro fiducia e di conseguenza l’ha guadagnata anche Potere al Popolo.

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Campi Flegrei. Usb al fianco dei comitati: sicurezza, diritto alla casa e lavoro. Stabilizzare chi lavora per l’emergenza. Corteo a Roma ore 11 al Colosseo

L’USB sarà al fianco dei comitati dei Campi Flegrei nella manifestazione che l’8 ottobre porterà a Roma la voce di una comunità che da mesi chiede risposte concrete, immediate e adeguate alla gravità della situazione.

Le ragioni della protesta sono sacrosante e vengono rappresentate da tempo dai territori attraverso mobilitazioni continue e partecipate, sostenute in ogni momento dall’Unione Sindacale di Base. Quella dell’8 ottobre non è dunque una protesta improvvisa, né una rivendicazione di parte: è la voce di una comunità che chiede di poter continuare a vivere nella propria terra, in sicurezza, con una casa, un lavoro e un futuro.

A Pozzuoli e nell’intera area flegrea l’emergenza determinata dal bradisismo si è progressivamente trasformata in una crisi sociale che non può essere affrontata attraverso interventi frammentari, contributi temporanei e provvedimenti estemporanei privi di una visione complessiva.

Di fronte a migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, la prima emergenza è quella abitativa. A chi ha perso la propria casa o non può più rientrarvi deve essere garantito il diritto a un alloggio sicuro, senza che l’emergenza diventi occasione di speculazione e senza scaricare sulle famiglie il peso economico e sociale di una crisi che non hanno provocato.

Ma la casa non è la sola emergenza. Non si può mettere in sicurezza un territorio lasciando senza futuro chi quel territorio lo abita e vi lavora.

La crisi sta infatti investendo pesantemente il tessuto produttivo e occupazionale. Aziende che abbandonano il territorio, attività commerciali e produttive in difficoltà, posti di lavoro persi o a rischio: all’emergenza abitativa rischia così di aggiungersi una vera e propria emergenza occupazionale. Il rischio concreto è quello di assistere a un progressivo impoverimento dell’area flegrea, fino alla trasformazione di interi pezzi del territorio in un deserto produttivo e sociale.

Per questo è necessario un piano straordinario che tenga insieme messa in sicurezza, diritto alla casa, difesa dell’occupazione, sostegno alle attività produttive e rilancio del territorio, con risorse adeguate e tempi certi.

E dentro questa emergenza c’è un’altra contraddizione che non può essere ignorata: lo Stato chiede sicurezza ai territori e contemporaneamente mantiene nella precarietà proprio le lavoratrici e i lavoratori chiamati a garantire quella sicurezza.

È il caso del personale assunto con il Fondo Bradisismo. Lavoratrici e lavoratori che da quasi due anni contribuiscono al funzionamento della macchina amministrativa dell’emergenza, assicurando continuità operativa, competenze e supporto alle attività istituzionali, sono oggi ancora precari e assunti con contratti a termine, nonostante l’emergenza non abbia affatto una scadenza.

La richiesta è semplice e coerente con la natura stessa dell’emergenza: nel nuovo provvedimento annunciato dal Governo deve essere prevista la stabilizzazione di tutto il personale assunto con il Fondo Bradisismo, senza discriminazioni legate alla data di assunzione e senza scaricare i relativi costi sulle ordinarie capacità assunzionali dei Comuni.

Non accetteremo che lavoratrici e lavoratori vengano considerati indispensabili quando c’è da affrontare l’emergenza e sacrificabili quando si tratta di garantire loro continuità occupazionale.

La stessa attenzione deve essere riservata a chi ha già perso il proprio lavoro a causa delle difficoltà del territorio. È il caso dei lavoratori della Celli Group, una vicenda che, pur riguardando un numero limitato di lavoratrici e lavoratori, rappresenta emblematicamente il colpevole ritardo delle istituzioni nel costruire concrete prospettive di rioccupazione per chi viene espulso dal ciclo produttivo.

Nessuno deve essere costretto a scegliere tra il diritto alla casa e il diritto al lavoro. Nessuno deve perdere entrambi a causa di un’emergenza che le istituzioni hanno il dovere di governare.

E lo stesso principio vale per l’intera area dei Campi Flegrei, dove il futuro del territorio non può essere deciso esclusivamente sulla base delle esigenze della rendita, della speculazione o dei grandi eventi.

In questo quadro, anche Bagnoli rappresenta un banco di prova decisivo. La trasformazione del territorio non può essere affidata a una narrazione fatta soltanto di grandi eventi e grandi opere, mentre restano sullo sfondo le esigenze fondamentali della popolazione: la bonifica, la tutela dell’ambiente, la difesa della salute, la riqualificazione reale del territorio e la creazione di lavoro stabile e di qualità.

L’America’s Cup non può diventare il sigillo definitivo di un modello di sviluppo che mette in secondo piano proprio le ragioni di chi quel territorio lo vive quotidianamente.

I Campi Flegrei non sono una vetrina da esibire né un territorio da abbandonare quando diventa meno conveniente. Sono una comunità, fatta di persone, lavoratrici e lavoratori, attività produttive, famiglie e servizi pubblici.

Per questo bene hanno fatto i comitati a unirsi nella lotta e a portare a Roma la propria voce. Bene fanno a chiedere al Governo rispetto, ascolto e risposte.

L’USB sarà con loro, come lo è stata in questi mesi, mettendo a disposizione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini tutti gli strumenti di cui un’organizzazione sindacale è capace.

La mobilitazione dell’8 ottobre deve essere l’inizio di una nuova fase: non più risposte frammentarie e tardive, ma un intervento organico che affronti contemporaneamente la sicurezza del territorio, l’emergenza abitativa, la difesa del lavoro, il sostegno alle attività produttive e la prospettiva di sviluppo dell’intera area flegrea.

C’è da difendere il presente e il futuro dei Campi Flegrei.

E la sicurezza di questo territorio passa anche dalla sicurezza sociale e lavorativa di chi lo abita e di chi ogni giorno lavora per garantirne il funzionamento.

L’8 ottobre saremo a Roma insieme ai comitati.
Per la casa. Per il lavoro. Per la sicurezza.
Per il diritto dei Campi Flegrei a vivere e a costruire il proprio futuro nella propria terra.

USB – Unione Sindacale di Base Federazione Regionale Campania

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