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Savona: crisi industriale e cassa integrazione

Nelle more delle procedure derivanti dall’accordo di programma riguardante l’area di crisi complessa ci sarà da prestare molta attenzione, nei prossimi mesi, alla questione riguardante la Cassa Integrazione e alle modifiche che a questo istituto ha apportato il Job Act.

I quotidiani, in questi giorni, fanno presente come, a tutto febbraio 2018, i tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico sono 182, riguardanti 180.000 lavoratori dislocati su tutto il territorio nazionale (la cifra più corposa dal 2012).

Nel biennio 2016 – 2017 in particolare, il ministero conta 62 vertenze concluse positivamente, 45 casi di siti rilanciati da nuovi investitori, 21 vicende senza soluzione.

Negli ultimi 6 anni i lavoratori a rischio sono cresciuti di 62.000 unità (25 mila in più solo tra il 2016 e il 2017) anche per l’esplosione di grandi crisi come quelle di Almaviva e Alitalia.

In provincia di Savona sono aperti i casi di Piaggio Aerospace (dove i licenziamenti sono stati semplicemente accantonati) e Bombardier ( per la quale non si riesce a ottenere un incontro al ministero): cioè le due aziende tecnologicamente più importanti della nostra provincia. Oltre al caso dell’ASSET di Altare.

Il neo-segretario della Camera del Lavoro di Savona si augura che, nelle more della formazione del nuovo governo (con il M5S particolarmente ostile all’industria), non si registrino contraccolpi circa la procedura dell’area di crisi complessa.

In realtà alla lettura del verbale della riunione dello scorso 9 marzo al MISE, oltre al fatto che nel verbale stesso risulti presidente della Provincia di Savona un certo dott. Monica, nome di battesimo della presidente della provincia Giuliano probabilmente scambiata per un maschio, si registra una certa genericità e fragilità d’impostazione, ad onta dei facili ottimismi, c’è da registrare come si presentino profili di rischio per la situazione materiale delle lavoratrici e dei lavoratori interessati circa la corresponsione degli ammortizzatori sociali.

Il mai sufficientemente deprecato Job Act infatti, oltre alla NASPI (24 mesi di sussidio di disoccupazione) prevede soltanto la cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, mentre scompare la mobilità.

Ma anche la cassa riduce le causali e ridimensiona la copertura: non potrà superare i 24 mesi in un quinquennio o i 36 mesi se utilizzata per contratti di solidarietà.

Incrociando le norme, il calendario delle scadenze e i numeri e la durata delle crisi ecco spuntare un fine d’anno 2018 da terrore: infatti potrebbe esserci l’impossibilità di accedere alla cassa anche per le aree di crisi industriale complessa.

Un punto da seguire con la massima attenzione non trincerandoci dietro inopportuni veli di ottimismo: il quadro complessivo dell’industria nella provincia di Savona si inquadra del resto nella mappa complessiva del declino manifatturiero del Paese, aggiungendovi – per quel che ci riguarda vicino – il peso di un ritardo nell’innovazione tecnologica accumulato nel corso dei lunghi anni della crisi e del conflitto ambiente/lavoro che ha caratterizzato la Val Bormida e l’area del Vadese.

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