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Resistenza spontanea all’invasione dei fotovoltaici

Fornaci è un quartiere della zona sud di Brescia.  Lì si possono trovare ancora ampi spazi verdi. Perciò, quando si è diffusa la notizia di un progetto, presentato dalla società Castelsolar S.r.l., per la costruzione di un impianto agrivoltaico che dovrebbe sorgere a ridosso del quartiere stesso, nella zona di via del Serpente, tra l’area agricola e la tangenziale ovest, su una superficie di circa 21 ettari di terreno agricolo (uno spazio equivalente a quello di 30 campi da calcio circa, tanto per capirci…), è sorto un grande allarme tra gli abitanti della zona.

Le preoccupazioni sono evidenti. Si teme un impatto su ambiente e qualità della vita. L’installazione di pannelli fotovoltaici nella campagna, considerata un “polmone verde” per la frazione bresciana, avrebbe gravi ricadute sotto il profilo ambientale e paesaggistico.

E’ partita perciò una raccolta  firme a sostegno di una petizione che chiede all’amministrazione comunale una riconsiderazione circa l’ opportunità dell’“opera”. In pochi giorni ne sono state raccolte più di 500, in un quartiere che conta 2.600 abitanti.

I cittadini hanno formato un “Comitato spontaneo Fornaci”, che per il 22 gennaio ha indetto un’assemblea pubblica molto partecipata.

Sono così emerse numerose e più che giustificate preoccupazioni sulla dimensione dell’impianto e sui rischi per la qualità della vita: dall’impatto visivo e ambientale fino alla vicinanza alle abitazioni. C’è poi l’incognita di un effetto definito “isola di calore”, ovvero un aumento del microclima locale dovuto alla vasta estensione di pannelli solari. In una città già surriscaldata nei mesi estivi, come dimostrano i dati degli ultimi anni, non è una cosa da poco.

Sulla questione è intervenuta prontamente la politica, cioè il Partito Unico degli Affari che governa Brescia, nelle sue varie articolazioni gestite dagli schieramenti di Sistema, destra e centrosinistra, per “sopire e troncare” sul nascere qualsiasi discussione.

E’ cominciato infatti lo scaricabarile. Il Comune di Brescia (centrosinistra) ha fatto sapere di non poter intervenire direttamente sulla concessione o meno dell’opera, rimandando la decisione alla Provincia.

Il vicepresidente della Provincia di Brescia, Fabio Rolfi (destra), ha comunicato che l’ente può al momento soltanto eseguire una verifica documentale del progetto, a causa di un vuoto normativo che limita gli strumenti di intervento a disposizione delle istituzioni locali.

Anche la Regione Lombardia, tramite il vicepresidente del Consiglio Regionale Emilio Del Bono (centrosinistra), si è detta estranea alla decisione. E ha confermato che le norme nazionali sulle aree idonee agli impianti agrivoltaici “non sono ancora definite con criteri stringenti”. In attesa di una legge regionale che disciplini in modo chiaro la materia, legge per la quale viene suggerito ai residenti di aspettare e sperare, sembra di capire che il Partito Unico degli Affari proseguirà indisturbato nell’ approntamento della sua “opera”.

Questa vicenda è in realtà l’ennesima conferma di tanti elementi che non quadrano nella situazione politica bresciana e che abbiamo più volte esposto su “Brescia del Popolo”.

Colpisce innanzitutto l’assenza di iniziativa, in questa storia, proprio di tutte le liste “verdi” e “ambientaliste” (Green, Attive, Europee, Fridays For Future) pur presenti con i loro consiglieri comunali in Loggia, soprattutto nel carrozzone del centrosinistra. Essi si sono limitati o a dichiarazioni di circostanza, da opposizione di Sua Maestà.

Oppure hanno lasciato intendere di essere favorevoli al progetto, perché “ci permetterebbe di emanciparci davvero dallo zio Sam” e di “sfangare in un colpo solo sia Trump presente – ma soprattutto futuro – sia la crisi climatica e un buon pezzo d’inquinamento”…

Si conferma così la potenza del Partito Unico degli Affari che subito si attiva, in tutte le sue articolazioni, per stoppare le rimostranze dei cittadini quando si tratta di difendere i propri interessi.

E brilla, ahimè, la sostanziale indifferenza di quella che dovrebbe essere l’opposizione della sinistra “fuori dal Sistema”, con le sue formazioni protese a mobilitarsi per tutti i problemi del mondo (giusto, per carità!), tranne che per quelli degli abitanti del capoluogo (e questo è meno comprensibile).

A questi ultimi non resta, quindi, che tentare di organizzarsi autonomamente per mettere in campo un minimo di resistenza agli scempi ideati dal Partito Unico degli Affari, come sta accadendo appunto anche a Fornaci.

* da La Brescia del Popolo

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1 Commento


  • Leonardo bargigli

    Non un cenno al fatto che la transizione climatica è urgente e che le energie rinnovabili sono l’unica possibile soluzione…molti molti dubbi

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