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Ancora corruzione e associazione a delinquere si affacciano nel progetto TAV fiorentino

Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze legge, nell’inchiesta fatta dal giornale Il Tirreno, che una società di progettazioni impegnata nell’aggiornamento del progetto esecutivo della stazione Foster ai Macelli è coinvolta, in Calabria, in una inchiesta con accuse pesanti quali corruzione, associazione a delinquere e turbativa d’asta; si tratterebbe della Sintagma srl di Perugia.

Niente di nuovo nel panorama delle grandi opere italiane, certamente. Ma un pessimo segnale dopo che le stesse Ferrovie dello Stato avrebbero ripreso in mano direttamente la realizzazione del Passante TAV, già oggetto di due importanti inchieste della Procura nel 2013 dove si è potuto vedere di tutto.

“Un progetto che non fa onore all’Italia” disse Raffaele Cantone quando era presidente dell’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione). Ma quella pagina di storia del malaffare toscano la si vuol rimuovere per forza e continuare con la favola sbagliata che i tunnel “libereranno i binari di superficie”.

Se si fosse provveduto a potenziare il nodo ferroviario esistente aggiungendo, dove necessario, pochi chilometri di binari avremmo a Firenze, da venti anni, un sistema capace di rispondere alle esigenze del trasporto nazionale, regionale e ci sarebbe la possibilità di una rete di treni metropolitani tale da ridurre sensibilmente il traffico privato dei pendolari.

Ma ormai la politica non è più, da decenni, progettazione, attenzione alla città e ai suoi abitanti, ma solo stanca ripetizione di vuoti slogan e grande cura per gli interessi di costruttori.

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