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A Roma è riesplosa la “guerra di mala”

L’ultimo fatto di sangue è di ieri sera. Un uomo di 33 anni è stato gravemente ferito a colpi di arma da fuoco. E’ avvenuto a 200 metri dalla nostra redazione nel quartiere di Casalbruciato, zona Tiburtina.

Dopo alcuni anni di apparente calma, oggi si ritorna a parlare di “guerra tra bande”, “controllo del territorio per lo spaccio della droga”, evocando l’epica della Banda della Magliana che – dopo una fortunata serie televisiva – è riuscita addirittura a diventare un cult tra moltissimi giovani.

Riportiamo qui alcuni dei titoli dei giornali locali apparsi negli ultimi giorni:

La malavita romana e la guerra tra bande. Runione in prefettura. Agguati e aggressioni per il mercato della droga. Le mani della malavita su Roma. Affari su ristorazione e speculazione immobiliare. Omicidio in pieno giorno a Prati. Ucciso a revolverate romano di 33 anni freddato in strada. Indaga la Direzione investigativa antimafia. Sequestrato Antico Caffè Chigi sotto sequestro beni per oltre 20 milioni di euro riconducibili all’ndrangheta.

Ma questi sono solo i titoli più recenti. In realtà erano già alcuni anni che sulla Capitale si stavano addensando la longa manu delle organizzazioni criminali. Ad esempio il Corriere Romano del 22.10.2008 titolava: “La mafia è a Roma. La ‘Ndrangheta a piazza di Spagna oppure il 22.10.2008 : “Infiltrazioni mafiose in centro – accertamenti su ristoranti e centri commerciali”

I beni sequestrati dalla polizia, dalla guardia di finanza, dai carabinieri o messi sotto sequestro dalla magistratura e dalla antimafia nella Capitale, ammontano ormai a svariate centinai di milioni di euro.

Nel solo mese di maggio un’operazione della Guardia di finanza, aveva portato all’arresto di sette persone e sequestri di beni per 600 milioni di euro.. sono stati scoperti conti correnti, partecipazioni societarie e ben 300 immobili appartenenti a diversi clan nei comuni dell’area metropolitana di Roma come Mentana, Monterotondo, Sant’Angelo Romano e Guidonia.

Sta venendo dunque a galla un dato che evidenzia come “nuove” organizzazioni criminali stiano progressivamente spostando i propri interessi nella capitale e nella sua area metropolitana, litorale in testa; cioè un territorio densamente urbanizzato, al centro di grandi affari “istituzionali” e un tessuto commerciale dalle enormi potenzialità, per le mire e i traffici delle cosche.

I settori strategici sarebbero le scommesse, la ristorazione e la speculazione immobiliare, tutte attività che possono consentire operazioni di riciclaggio di denaro sporco. Ma, a quanto pare, la dimensione della criminalità a livello dei “colletti bianchi” è saltata. Si sono rotti alcuni equilibri “legali” e si sono ricominciate le revolverate.

Il penultimo morto, è stato Flavio Simmi, 33 anni, precedentemente “gambizzato” e poi ucciso pochi giorni fa con diversi colpi di pistola in quella che pare un’esecuzione – così racconta su Repubblica del 6 luglio Carlo Bonini in un articolo che fa la mappatura delle organizzazioni criminali a Roma. Il titolo dell’articolo evoca Nuova Magliana contro vecchi bossla capitale rivive il suo romanzo criminale, in cui si descrive un malinconico ritorno a vecchi scenari che oggi ritornano con maggiore efferratezza che mandano a farsi benedire le crociate sulla sicurezza del Sindaco Alemanno e della destra.

E’ come se in quest’ultimo periodo fossero saltati equilibri che tenevano a bada personaggi cosiddetti “illegali” e che ora si sentono legittimati ad appropriarsi di spazi rimasti senza un boss. La caratteristica è che gli uccisi sono tutti “italiani”, il che significa che le organizzazioni criminali tra gli immigrati (nigeriani, albanesi, etc.) non trovano spazio – se non in forma del tutto subalterna – dentro la spartizione criminale “autoctona” della città. I clan di camorra e ’ndrangheta sono ormai entrati a pieno titolo nella gestione criminale della città. A Palermo non si spara, a Napoli si spara di meno e a Roma sono morte 21 persone in poco più di sei mesi.

Uno degli investigatori più esperti di criminalità organizzata a Roma, che ci spiega come sta cambiando la realtà malavitosa di questa città. «Da quando sono scomparse o si sono smantellate le grosse bande e cioè la banda della Magliana, oppure la banda della Marranella, che spadroneggiavano nei loro territori, la piazza di Roma è invasa da gruppuscoli di spacciatori di buon livello che però non hanno lo spessore del grosso criminale, ormai assistiamo a una sempre più variegata tipologia di persone che si butta nel business del narcotraffico».

Ma perché si spara? «Senz’altro per uno sgarro. Ma il punto è che la reazione appare spropositata rispetto al modesto calibro di questi malavitosi. Sparare attira su di sé l’attenzione e in genere i veri boss dei tempi moderni evitano il più possibile di farlo».

Ma non è solo il mercato della droga a innescare la guerra di mala. Ancora una volta infatti l’edilizia rappresenta un settore di interesse fondamentale con tutte le conseguenti politiche “urbanistiche” che si pensano di creare.

L’Unità scrive di mattoni e capitali off-shore a Roma. La procura di Roma avrebbe aperto formalmente un’indagine. Finora gli indagati sono Flavio Carboni (vecchia conoscenza), Pasquale Lombardi e altri tre imprenditori: il costruttore Arcangelo Martino, Pinello Cossu consigliere provinciale di Iglesias e Ignazio Farris consigliere dell’Arpa di Sanremo. Al vaglio degli investigatori ci sarebbero transazioni finanziarie per cifre colossali attraverso società off-shore; al centro di tutto gli appalti pubblici in Sardegna, storica roccaforte di Flavio Carboni che già negli anni ’80, durante la speculazione edilizia, fu protagonista di operazioni finanziarie insieme a componenti della banda della Magliana, partecipando a compravendite edilizie che coinvolsero la Fininvest e un amico d’infanzia di Berlusconi, Romano Comincioli, agli atti dell’attuale indagine, anche intercettazioni che illustrerebbero un quadro di scambi e favori e richieste non proprio ortodossi. C’è anche un’altra possibile “pista” da seguire con attenzione.

Il Corriere della Sera del 10 luglio in un articolo di R.Frignani, orienta l’attenzione verso il Monte di Pietà (il Monte dei Pegni).

L’ultimo uomo ucciso a luglio, Flavio Simmi, era titolare di un negozio “Compro Oro” ubicato proprio nella stessa piazza del Monte di Pietà. A febbraio di quest’anno mentre abbassava la saracinesca del suo negozio, venne “gambizzato”! Ora quell’episodio, a distanza di 5 mesi, viene messo in relazione con l’avvenuto omicidio dell’altro giorno.

Sui “movimenti” che ruotano intorno al Monte di Pietà, i romani sanno già da tempo che il mercato di oro e gioielli impegnati allo stesso Monte sono, a volte, frutto di rapine e furti che poi gli stessi autori portano ad impegnare al Monte.

Le stesse aste di oro e gioielli che vengono effettuate periodicamente, nel sentire comune si “sussurra” che le stesse siano “pilotate” o “eterodirette” da organizzazioni e personaggi di dubbia provenienza.

Affari, oro e gioielli. Pietre preziose e polizze di pegno hanno in passato fatto gola a rapinatori, usurai, ricettatori. E’ uno dei mondi che ruota intorno al Monte di Pietà!! Nel 2001 la polizia ha sgominato una banda di rapinatori del Trullo che impegnava al Monte di Pietà i bottini dei loro colpi (…) un anno prima furono arrestati un gruppo di banditi che prendeva di mira i gioiellieri (…) nel ’94 un esponente della malavita romana indicava ai carabinieri che i gioielli rubati ad Alberica Filo della Torre erano finiti al Monte e le polizze erano in possesso di un ricettatore (Corriere della Sera 10.7.2011)

Sono ancora innumerevoli le incognite e le dinamiche sulla nuova guerra di mala a Roma, ma non andremmo lontano dalla realtà se la definissimo come un epifenomeno della rottura degli equilibri “avvenuta in alto” che – a cascata – ha avuto le sue ripercussioni anche nelle sue ramificazioni territoriali. I flussi criminali in questi ultimi venti anni si sono spostati dai luoghi tradizionali (le regioni del sud) per seguire la strada dei soldi e delle nuove modalità per farne a palate senza perseverare in sanguinose guerre per bande o nello scontro perdente con gli apparati dello stato. La politica della Seconda Repubblica ha reso lo Stato stesso assai “poroso” per i comitati d’affari a patto che riducessero il loro volume di fuoco che inquietava opinione pubblica, investitori e inquirenti. Le grandi opere e i giganteschi piani urbanistici sulle aree metropolitane assicurano possibilità immense. Tutto si tiene se c’è equilibrio ma se salta l’equilibrio?

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