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Egitto. Morsy riprodurrà modello capitalistico

«Le elezioni sono state falsificate sin dal primo turno». Samir Amin, direttore del Forum del Terzo Mondo, non ha dubbi: «la vittoria dei Fratelli musulmani non è un passo verso il cambiamento, ma la riproduzione del sistema capitalistico». Cosa intende per elezioni falsificate? «L’esercito aveva aiutato Ahmed Shafiq a passare il primo turno fabbricando 900 mila voti. Questo ha impedito ad Hamdin Sabbahi di partecipare al secondo turno. L’eliminazione di Sabbahi, nasserista di sinistra, non comunista ma non anti-comunista, è stata essenziale. Era l’unico candidato scomodo. Insieme a Aboul Fotuh, entrambi avevano raggiunto quasi il 50%. Per questo tutto il processo di democratizzazione è una farsa», spiega Samir Amin in un’intervista al manifesto. A quel punto si è temuta una repressione su ampia scala in caso di vittoria di Shafiq. «È stato necessario il lungo negoziato, durato 8 giorni, tra Fratelli musulmani ed esercito, con evidenti pressioni degli Stati uniti a favore di Mohammed Morsy. Tuttavia, Shafiq non si sarebbe comportato come un secondo Mubarak. Anzi, avrebbe provato a serrare le fila all’interno dell’esercito», aggiunge l’economista.

Non solo la farsa ma anche la beffa, secondo il filosofo egiziano. Alla Fratellanza conviene ora lo stato di estrema disuguaglianza sociale in cui versa l’Egitto. «I Fratelli musulmani sono i primi beneficiari della povertà degli egiziani. Tutte le conquiste di Gamal Abdel Nasser sono state smantellate da Anwar al-Sadat e Hosni Mubarak. L’Egitto, il Nord Africa e il Medio Oriente, con la piccola eccezione dell’Algeria e in parte della Siria, sono sottomessi al neo-liberismo. Questo ha determinato un impoverimento crescente della popolazione. Tanto che i dati sullo sviluppo economico in Egitto, forniti dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, negli ultimi dieci anni sono stati largamente falsificati. Tuttavia, gli effetti della globalizzazione nel terzo mondo cambiano da paese a paese in relazione ai diversi gradi di capitalismo di stato imposti dalle elite locali, che operano secondo logiche di consociativismo nazionale», spiega Samir Amin.

In altre parole è il sottoproletariato a tenere in vita la fratellanza? «Il lumpen proletariato serve ai paesi del Golfo e all’Egitto. Attraverso il controllo sull’economia informale, i Fratelli musulmani forniscono mezzi di sopravvivenza a oltre la metà della popolazione egiziana. La loro ideologia politica legittima questa miserabile economia di mercato che favorirà la formazione di un sistema assistenziale che renda la società egiziana ancor più dipendente dallo stato», prosegue l’economista. A questo proposito, il parallelo con il sistema delle fondazioni iraniane diventa interessante. «I poveri per strada, che pure hanno fatto la rivoluzione, vengono facilmente manipolati. Con la distribuzione sistematica di cartoni di carne, olio e zucchero, i Fratelli musulmani hanno già comprato migliaia di voti. Se un uomo volesse una vettura per fare il tassista, gli basterebbe rivolgersi a un militante della fratellanza per aver un prestito. Questi meccanismi hanno permesso ai Fratelli musulmani di radicarsi nella società. Continueranno ad operare con questa logica quando controlleranno le istituzioni pubbliche». Ma questo non basta a spiegare il successo islamista. «Chi ha permesso che i fratelli musulmani riproducessero il sistema di benefici è l’alleanza con il Golfo, con Washington e Israele. Questi paesi hanno come unico scopo impedire la ripresa dell’Egitto. Un Egitto forte significa la fine dell’egemonia del Golfo, che approfitta dell’islamizzazione della società, degli Stati uniti, che approfittano di un paese impoverito, di Israele, che vuole un Egitto impotente che lasci fare in Palestina», spiega Amin.

D’altra parte, non c’è stato un grande successo islamista a queste elezioni politiche. «Rispetto alle loro attese e ai voti presi alle elezioni parlamentari, il 25% ottenuto da Morsy al primo turno non è grande cosa. La liberalizzazione del discorso politico inevitabilmente ridimensionerà il movimento islamista.

I Fratelli musulmani sono un movimento ultrareazionario, in aggiunta islamista. Non sono mai entrati in conflitto con l’esercito. Anzi esercito e Fratelli musulmani sono i due pilastri del sistema reazionario. Nell’era di Sadat e di Mubarak l’ultima parola nelle decisioni rilevanti è sempre stata data all’esercito, mentre i Fratelli musulmani erano impegnati a gestire il sistema scolastico, sanitario e dell’informazione. Dopo la rivoluzione del 2011, l’esercito ha sperato che i Fratelli musulmani si discreditassero da soli agli occhi della gente», spiega il filosofo egiziano.

In verità, i Fratelli musulmani, nei primi mesi di attività parlamentare non hanno di certo brillato per iniziativa politica. «Il Parlamento non è stato eletto correttamente. Anche in questo caso i fratelli musulmani hanno falsificato il voto conquistando la maggioranza assoluta alla Camera. Se i giudici avessero voluto avrebbero potuto sciogliere la Camera all’indomani delle elezioni. È vero che l’attività parlamentare di Libertà e giustizia è lontana dai mali del paese. Solo il 40% dei deputati, vicini alle forze secolari, ha posto all’ordine del giorno problemi reali inerenti la scuola e i salari. I Fratelli musulmani preferiscono lasciar fare al mercato e agli interessi dei privati, mentre si occupano della lunghezza della barba».

Samir Amin fa qui riferimento anche ad una controversa proposta di legge presentata in Parlamento sulla disponibilità da parte del marito del corpo di sua moglie nelle ore seguenti al decesso. Ma molti parlamentari della fratellanza hanno negato di aver mai presentato questo progetto di legge. Ma l’alternativa rivoluzionaria è ora quanto mai inconsistente. «Il principale successo dei Fratelli musulmani è stato di dividere il movimento rivoluzionario. Chi dei giovani ora è con la fratellanza lo fa per spontaneismo. Credono che in questo modo verranno presi in considerazione. Sono poco coscienti della natura delle sfide future: uscire dalla sottoproletarizzazione della società, la democratizzazione come una possibilità di progresso popolare, l’onore nazionale per una politica estera indipendente», spiega il direttore del Forum del Terzo mondo con sede a Dakar.

«Questo non significa che non esista una coscienza politica forte tra i movimenti dai socialisti ai sindacalisti, dagli operai ai contadini e ai movimenti per i diritti delle donne. In verità, il vero movimento rivoluzionario non ha mai avuto fretta di andare alle elezioni. Tuttavia figure come Mohammed el-Baradei credono che le questioni economiche possano essere messe in secondo piano. Tra i rivoluzionari ha voce chi ha meno fiducia in un cambiamento radicale», ammette Samir Amin.

In questo contesto, l’Assemblea costituente lavora per scrivere la nuova costituzione. «Con un percorso costruito da esercito e fratellanza, la nuova Costituzione sarà pessima, impedirà al paese di essere democratico. Per ora la dichiarazione costituzionale complementare dà all’esercito un posto di potere unico. A questo punto, Libertà e giustizia pretenderà di essere il solo partito a gestire l’Egitto, relegando anche l’esercito in secondo piano», conclude con lucidità Amin. Nena News

*Giornalista, ricercatore. Questa intervista a Samir Amin e’ stata pubblicata il 26 giugno 2012 dal quotidiano Il Manifesto

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