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L’Assemblea Nazionale di ROSS@. I documenti approvati

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Foto di Patrizia Cortellessa

Una giornata di discussione per avviare l’organizzazione concreta di Ross@ come soggetto politico e lanciare la proposta di una grande manifestazione nazionale per la “rottura dell’Unione Europea” in primavera.

Qui di seguito il dispositivo finale approvato dall’assemblea e i testi delle tre relazioni che costituiscono l’intelaiatura politica di Ross@ da qui all’Assemblea di giugno.

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Dispositivo finale approvato dall’Assemblea Nazionale del 14 dicembre

1) ROSS@ ha tenuto a Roma, sabato 14 dicembre, la sua Assemblea Nazionale.

L’assemblea ha approvato i temi fondamentali delle tre relazioni relative al suo programma e analisia politica, alle valutazioni sulla necessità di rompere l’Unione Europea, alle scelte di adesione e organizzazione di ROSS@ come soggetto politico. I contenuti delle tre relazioni sono indicativi e dirimenti rispetto a ogni ipotesi relativa alle prossime elezioni europee. L’assemblea assume tutti i contributi del dibattito.

2) Con l’Assemblea di oggi ROSS@ ha avviato il suo processo costitutivo, attraverso adesioni e tesseramento, per arrivare in modo chiaro alla sua assemblea costituente, indicata per il prossimo giugno.

3) ROSS@ intende proporre e costruire unitariamente il percorso affinché in primavera si arrvi a una grande manifestazione nazionale che dichiari apertamente la rottura dell’Unione Europea e il ripudio delle misure della Troika.

4) ROSS@ invita a rompere gli indugi sul piano dell’attivazione dei gruppi e delle iniziative di lotta territoriali, sia sulle campagne già in corso (referendum contro i trattati europei, diritto alla salute contro i tagli alla sanità, sul “no tav”, sul piano sindacale e sul diritto all’abitare), sia intervenendo attivamente nei conflitti già in corso, sia nei conflitti che si vanno delineando nel nostro paese, contrastando le forze della destra e avanzando apertamente i propri contenuti.

* approvato dall’Assemblea con un voto contrario e 5 astenuti

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Ordine del giorno contro la legge sul femminicidio

L’Assemblea Nazionale di ROSS@, tenutasi a Roma il 14/12/2013, assume come obiettivo e impegno politico la critica e il contrasto alla cosiddetta “legge contro il femminicidio” promossa dal governo Letta-Alfano per le seguenti ragioni:

1) si tratta della ennesima strumentalizzazione della questione politica del corpo e della libertà femminile per varare pacchetti sicurezza e repressione;

2) è una misura fortemente regressiva sul tema della libertà e dignità delle donne (irrevocabilità della querela, aggravante per donne incinte, permesso di soggiorno per donne migranti vincolato al periodo della violenza), dell’autodeterminazione della soggettività femminile;

3) usa il pretesto della “difesa dei territori” per militarizzare e imporre operazioni di polizia anche con l’uso dei militari per servizi di “vigilanza e siti sensibili come i cantieri della TAV di Chiomonte”; di fatto dando copertura di legge a pratiche illegali già in atto da tempo sul territorio;

4) si sanciscono accordi territoriali di sicurezza tra Ministeri, Regioni, enti locali con possibili contribuzioni di privati e altri “corpi pubblici, per un sostegno strumentale, finanziario e logistico finalizzato alla promozione della sicurezza del territorio e soccorso pubblico”.

Non in nostro nome

L’Assemblea di ROSS@

* approvato all’unanimità

 imma

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La relazione politica (per tesi)

1) Dopo le ultime evoluzioni del quadro politico del nostro paese, mentre la crisi e la ristrutturazione capitalistica proseguono e le lotte e i movimenti sociali contrastano, ma non ribaltano la tendenza di fondo alla distruzione dei diritti sociali, è lecito domandarsi se sia necessaria, se sia possibile, come si possa avviare la costruzione di un soggetto politico esplicitamente anticapitalista unitario e di massa. Una cosa è chiara. La rabbia sociale dilagante o sarà egemonizzata dai ceti medi impoveriti, o da un nuovo blocco sociale antagonista e anticapitalista che parta dal mondo del lavoro sfruttato e precario. Nel primo caso è possibile che lo sbocco della crisi sia tutto nel conflitto tra destra borghese e liberale e destra neofascista. Nel secondo caso lo scontro principale sarà tra destra borghese e sinistra anticapitalista. Questa è la sola via democratica. Costruire le condizioni sociali e politiche perché si realizzi questo scontro è il compito principale del soggetto politico nuovo.

 

2) La necessità del soggetto politico deriva dal carattere costituente della crisi e della sua gestione da parte delle classi dominanti, in Italia e in Europa. Bisogna cominciare a cogliere nella crisi la prevalenza degli aspetti di riorganizzazione economica e sociale su quelli di caduta e crollo. Cioè quello che abbiamo di fronte, con tutte le sue contraddizioni e difficoltà, è un disegno. Un disegno che mette in discussione lo stato sociale di modello europeo e il sistema di potere democratico definito dopo la sconfitta del fascismo. Questo disegno è contemporaneamente di restaurazione del capitalismo più brutale e di modernizzazione e comporta necessariamente processi autoritari più o meno accentuati. Quello che viene definito il colpo di stato della finanza e delle banche si propone un progetto di società e un modello di gestione del potere al tempo stesso reazionari e nuovi. Per questo la pura soggettività dei movimenti sociali, per quanto indispensabile per contrastare il disegno, non è sufficiente. Siamo di fronte a un progetto e a un sistema di potere, e questo ripropone la necessità di un progetto alternativo, senza il quale le stesse lotte di resistenza sono più deboli. Questo è ancora più necessario di fronte alle contraddizioni e alle difficoltà che incontra il processo di restaurazione. Se non si costruisce l’alternativa la rabbia sociale può confluire in spinte reazionarie di massa, come altre volte è stato nella storia europea. Questa alternativa va costruita politicamente contro il sistema di intese che governa l’Europa. Il centrodestra e il centrosinistra social liberali sono gli avversari principali.

3) I capisaldi economico sociali del progetto di restaurazione e modernizzazione capitalista in Europa sono da trent’anni l’abbandono della politica della piena occupazione e la privatizzazione delle funzioni dello stato sociale. Entrambe queste scelte hanno lo scopo di ricostituire i margini e le dimensioni dei profitti, adeguandole ai bisogni della finanza globale. La piena occupazione viene abbandonata a favore della disoccupazione di massa che si intreccia con la precarizzazione e la flessibilità dellaforza lavoro. Il risultato è un abbattimento generale dei salari e un aumento degli orari effettivi che permette di ricostituire margini di profitto in tutti i settori produttivi. La privatizzazione dei servizi dello stato sociale viene perseguita perché tutte le classi dirigenti europee sono consapevoli che nel continente è impossibile la crescita trainata dai consumi, dalla industria, dai servizi come nel passato. Per la grande borghesia è indispensabile dissodare nuovi terreni alla ricerca del profitto e questi non possono che essere le pensioni, la sanità, la scuola, l’acqua, i trasporti, l’energia, in parte anche la casa, cioè tutti quei beni e servizi che dopo il ’45 erano stati sottratti, in modo più o meno marcato, alle logiche del profitto.

La crisi, con la pressione della finanza e delle banche sul debito pubblico è diventata l’occasione per imporre la privatizzazione come risposta all’emergenza. Nello stesso tempo la crisi, imponendo una accelerazione e una brutalizzarono delle politiche liberiste, ne amplia le contraddizioni e le difficoltà. Le classi dominanti hanno un solo progetto, quello della restaurazione, e però fan sempre più fatica a portarlo avanti. Questo apre lo spazio alla rottura, che sarà progressista solo se sarà in campo una sinistra anticapitalista di massa.

4) La costruzione reale europea è diventata lo strumento istituzionale, politico e ideologico per realizzare la restaurazione e modernizzazione capitalista. A partire dalla fine degli anni ’70 con il serpente monetario europeo le politiche liberiste sono diventate costituzione formale di quella che oggi si chiama Unione Europea. Tutti i successivi trattati e patti, da Maastricht agli accordi per l’Euro al fiscal compact ai patti di stabilità, hanno definito in modo rigido e non riformabile la costituzione liberista dell’Europa. La crisi economica ha quindi permesso di rendere brutalmente operative e di giustificare politiche liberiste che erano già definite e predisposte. L’austerità europea è dunque li prodotto finale di un processo di costruzione trentennale e non è separabile dalle istituzioni comunitarie. Che dunque non sono riformabili e che anzi hanno accentuato il loro carattere totalitario, mettendo progressivamente fuori e contro di se tutta la critica al capitalismo. Il mercato globale è diventato un valore e la cultura socialista e ancor più quella comunista son state considerate incompatibili con le istituzioni europee. Che sono governate da larghe intese di forze di centrodestra e centro sinistra che assumono come unico il pensiero liberale, declinato in maniera più o meno brutale a seconda delle circostanze. Tutto ciò che è fuori dal pensiero liberale viene definito come estremismo e neofascismo, negando lo stesso diritto alla esistenza ad un critica da sinistra alla costituzione europea.

5) La politica economica europea ha assunto in Italia una funzione di copertura politica e legittimazione ideologica sempre più accentuate. La ventennale crisi di credibilità e la corruzione delle caste politiche hanno fatto sì che l’Europa fosse fonte di legittimazione per le principali forze politiche e per le stesse istituzioni. Lo vuole l’Europa è stato lo slogan con cui si son fatte passare controriforme sociali che le caste politiche da sole non avrebbero avuto la forza di imporre.

Il berlusconismo e l’antiberlusconismo si sono combattuti e avvicendati facendo proprie tutte le scelte di fondo e assumendosi il compito di abituare il paese ad un democrazia a sovranità sempre più limitata e sempre più ristretta. La spettacolarizzazione e la banalizzazione televisiva del confronto politico hanno anch’esse avuto un ruolo rilevante. Alla fine il paese che ha avuto il più grande partito comunista dell’occidente si trova con la cancellazione dalle istituzioni politiche di ogni, pur tenue, espressione politica di critica al sistema capitalistico. Il totalitarismo del pensiero neo liberale cancella così il compromesso sociale e la democrazia antifascista definiti nella Costituzione e interviene per cambiare la Carta in favore di una governabilità spendibile sui “mercati”. Tutta la ideologia del maggioritario è espressione di una cultura politica autoritaria incompatibile con lo spirito di fondo della Costituzione. Ci vuole un capo legittimato dal popolo che governi in sintonia con i mercati. Il sindaco d’Italia è il podestà d’Italia investito dal plebiscito televisivo e dall’approvazione dello spread.

6) Il ventennio berlusconiano ha avuto un funzione preparatoria alla fase attuale non solo dal punto di vista della costruzione del potere della restaurazione capitalista, ma anche da quello della individuazione della base politica di questo potere. Una base politica che per essere duratura non poteva che essere “bipartisan”, cioè coinvolgere sia il popolo di destra sia quello di sinistra. Su quest’ultimo il lavoro ideologico è stato il più intenso. Il popolo di destra e moderato fino alla crisi attuale non ha sostanzialmente cambiato il suo modo di pensare. Il passaggio dalla DC a Berlusconi e alla Lega ha visto radicalizzare alcuni sentimenti storici, il rifiuto delle tasse, della solidarietà, delle regole, del conflitto sindacale, ma non modificare il sentire di fondo della parte moderata e conservatrice della popolazione italiana.

La vera e profonda trasformazione ideologica è stata costruita nel popolo della sinistra. Qui è stata compiuta un’opera profonda di sradicamento culturale utilizzando la pressione dell’urgenza del l’antiberlusconismo. La cultura socialista, da quella di Andrea Costa a quella del PCI, l’anticapitalismo popolare e riformista, la centralità del lavoro e del pubblico, sono stati spazzati via nel nome delle regole del mercato, del merito e della libertà d’impresa. Naturalmente questi valori liberali sono stati diffusi nel loro aspetto radicale, come mezzi per combattere Berlusconi. Che era contrastato non come padrone, ma come padrone che violava le regole dei padroni, che dovevano diventare regole di tutti.

La svolta della Bolognina dopo il crollo del socialismo reale è stata decisiva per questo sradicamento, ma non avrebbe avuto lo stesso successo se non fosse stata egemonizzata dal radicalismo liberale anti berlusconiano e dalla sua spettacolarizzazione televisiva con le platee dell’indignazione. In questo modo il pensiero socialista è apparso come un pensiero debole, conservatore, riserva di vecchi apparati, mentre quello liberale anti berlusconiano è apparso come forte e vincente. Il quotidiano La Repubblica e i suoi simili e concorrenti sono stati decisivi nella trasformazione neoliberale della maggioranza politica del popolo della sinistra.

Ma un ruolo altrettanto importante lo hanno avuto l’assorbimento delle possibili leadership alternative nello schema anti berlusconiano e la concertazione sindacale.

In determinati periodi e in modi diversi sono apparse a sinistra figure carismatiche di riferimento per una alternativa di massa alla egemonia neoliberale sul popolo della sinistra. Ma alla fine esse son state riassorbite nello schema e nel potere dominante, che così ha ottenuto il doppio risultato di espellere dal sistema politico le rivendicazioni di cambiamento radicale e di creare sfiducia e senso di impotenza in chi le sosteneva.

7) La concertazione sindacale è stata determinante nell’affermare la centralità dell’impresa e delle compatibilità economiche e il ruolo subordinato ad esse degli interessi del lavoro. Essa ha combattuto la pratica ed il concetto stesso del conflitto sociale, visti come male da prevenire e contrastare perché dannosi per tutte le cosiddette parti sociali. Tuttavia, pur essendo un veicolo della diffusione della ideologia liberale, la concertazione ne ha anche rappresentato una contraddizione. Questo perché essa si è fondata sullo scambio tra la riduzione del salario e del potere dei lavoratori, e l’aumento del potere burocratico delle grandi confederazioni. In questo modo in Italia si è realizzato un processo unico nel mondo capitalistico occidentale. La regressione sempre più pesante del mondo del lavoro è stata per un lungo periodo accompagnata dalla crescita del ruolo politico ed istituzionale di CGIL CISL UIL. La crisi ha messo in crisi questo equilibrio ed ora le stesse forze dominati chiedono ai sindacai confederali di fare un passo indietro, diventando solo partner nella impresa. O accettano la complicità con la impresa senza più avere un ruolo politico generale, o le grandi confederazioni saranno spazzate via, questo il senso del messaggio di Marchionne, ma anche di quello di Renzi. La concertazione viene messa in crisi “da destra”, ma per sopravvivere CGIL CISL UIL si adattano alla complicità corporativa.

8) Se questoè il quadro costituente della crisi e delle forze in campo, la costruzione del soggetto politico antagonista deve partire dalla consapevolezza che indietro non si torna. Le lotte di resistenza del lavoro, nel territorio, sul piano sociale sono indispensabili e da esse bisogna partire. Ma il progetto di cambiamento non è un ritorno allo stato precedente, è un progetto di rottura rivoluzionaria.

Oggi la parola rivoluzione è stata tolta alla sinistra anticapitalista. Come durante il fascismo questa parola viene spesso usata come legittimazione di un processo di restaurazione che parte dalle classi dominanti e coinvolge le loro espressioni politiche e culturali. La rivoluzione neoliberista della signora Thatcher è il simbolo utilizzato per legittimare tutte le operazioni socialmente reazionarie. Così la difesa degli interessi popolari, del territorio, delle libertà diventa difesa conservatrice che si oppone alla rivoluzione del capitale.

Bisogna uscire da questo schema e ricostruire la legittimità politica e culturale della rivoluzione contro le classi dominanti, il mercato, il capitale.

Ridare concretezza alla rivoluzione anticapitalista, questo il compito costituente del soggetto politico antagonista. Dare concretezza sociale e politica alla parola rivoluzione significa trovare la dimensione politica tra la lotta di resistenza ed il progetto astratto. Non basta contrapporre all’Europa delle banche, dei padroni e della diseguaglianza l’alternativa del socialismo. Questa individua una prospettiva ed un punto di vista che sono necessari, ma non sufficienti. Occorre battersi per la rottura dell’Europa della restaurazione capitalista allo stesso modo con cui si rifiuta la guerra. Cioè con parole d’ordine, obiettivi e movimenti unificanti e immediati e per questo anche di compromesso. Obiettivi che siano il rovesciamento della politica dell’austerità con i suoi poteri reali, per aprire la via ad una nuova fase.

La rivoluzione è sempre un processo radicale che passa attraverso una transizione che non può essere definita a tavolino.

Alla obiezione che anche con questo schema più attuale e concreto si rischia di fare solo propaganda si può rispondere che questo è in parte vero, ma anche se fosse vero del tutto è meglio fare propaganda per una rivoluzione credibile, che sostenere una rivoluzione non credibile per fare propaganda.

9) La costruzione del soggetto politico anticapitalista richiede contemporaneamente percorsi di rottura e di unità. La rottura e prima di tutto con il sistema politico centrodestra centrosinistra e con il suo sistema di consenso, in primo luogo quello del sindacalismo concertativo.

L’unità è tra tutte le forze organizzate sul piano sociale e su quello politico che condividono e praticano questa rottura. Queste forze vengono da storie, esperienze, culture diverse, a volte son state in conflitto tra loro. Finora rottura e unità non si sono mosse assieme.

La rottura senza unità e la unità senza rottura hanno portato sinora allo stallo le forze dell’antagonismo e i segnali importanti di ripresa e tenuta , le manifestazioni del 18 e 19 ottobre, le lotte di Genova, la resistenza in Valle Susa non devono far sopravvalutare la situazione. Senza il consolidamento delle lotte in un soggetto politico antagonista unitario non ci sarà vero avanzamento. Per questo bisogna costruire un percorso comune, nel quale non si recrimini su cosa si è fatto nel passato, ma ci si impegni al rigore per il presente ed il futuro. Rigore nelle scelte politiche così come nei comportamenti personali.

10) Punti discriminanti immediati oggi sono:

– la rottura anche unilaterale con tutti i trattati della Unione Europea che hanno costituzionalizzato il liberismo e le politiche di austerità. Lotta alla controriforma costituzionale e al maggioritario.

– l’alternativa alla destra e la rottura con il centrosinistra e con tutte le politiche e le culture social liberiste. Lotta a fondo contro le culture reazionarie e neofasciste, anche quando si ammantano di vesti antisistema.

– La rottura con il modello sindacale concertativo e la lotta contro gli accordi del 28 giugno 2011 e 31 maggio 2013, per la ricostruzione di un fronte sindacale unitario tra tutto il sindacalismo conflittuale e di classe.

– La costruzione di un processo unitario dell’antagonismo sociale e politico, definendo le sedi, i passaggi e le modalità di partecipazione e decisione democratica.

– La definizione con tutte le forze e le esperienze interessate di un programma di transizione sul quale definire una piattaforma ed una iniziativa comune.

– La lotta contro la devastazione culturale neoliberale, sia sul piano della sensibilità diffusa, sia su quello delle elaborazioni approfondite.

Questi sei punti sono alla base di ogni iniziativa politica e anche istituzionale.

11) La costruzione del soggetto politico anticapitalista oggi non propone quella di un nuovo soggetto, ma di un soggetto nuovo. Cioè una forma politica organizzata che non è la riproposizione del partito di avanguardia, ma un incontro diverso dal passato tra sociale e politico e tra soggettività diverse nessuna delle quali può prioritariamente essere egemone. Al centro sta il rifiuto dello sfruttamento capitalistico della persona e della natura, che costituisce il punto unificante delle soggettività. Che però non si misurano in rapporti di forza reciproci. La lotta nel e del lavoro, quella contro la devastazione ambientale, quella per i diritti sociali non hanno gradi diversi di importanza. E tutte assieme si misurano con la lotta delle donne contro il patriarcato, che attraversa tutti i conflitti. Non c’è una gerarchia predefinita di soggettività e conflitti, ma un riconoscimento comune dello sfruttamento capitalista come avversario.

L’organizzazione cresce assieme alla iniziativa e si fonda su basi radicalmente democratiche. Il soggetto nuovo rifiuta la tradizionale ripartizione dei compiti, tra partito, sindacato, movimento, e invece si muove attraversando tutte le competenze e misurando i suoi risultati anche dalla capacità di essere assieme strumento di lotta e di costruzione politica.

Il soggetto è parte e promotore della costruzione del blocco sociale antagonista e pertanto non può che viverne tutte le contraddizioni e difficoltà. Quindi deve essere aperto a continui aggiustamenti e inclusioni, perché la forma organizzata, pur necessaria, deve svilupparsi di pari passo con l’accumulazione di forze. Bisogna essere, nella realtà, un animale da fiaba che come la lumaca di Pinocchio si muove lentamente e non si fa condizionare dalle urgenze superficiali, salvo poi scattare a incredibile velocità non appena l’occasione sia propizia.

cremaschi2ok

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La relazione sull’organizzazione

L’assemblea del 14 Dicembre deve segnare anche un passaggio di  carattere organizzativo ovvero definire una struttura da una parte più “rappresentativa” e dall’altra più funzionale al lavoro da svolgere nei prossimi mesi.

Naturalmente l’assetto formale definitivo di Ross@ verrà dato con l’approvazione dello Statuto che verrà fatto nell’assemblea costitutiva che si è scelto di tenere nel mese di Giugno per darci un periodo coerente con un effettivo processo di costruzione dell’organizzazione che non può subire accelerazioni e approssimazioni.

La strutturazione qui proposta ha perciò un carattere provvisorio ed è anche una verifica sull’assetto definitivo più funzionale al ruolo che dovrà svolgere Ross@ nelle relazioni organizzate e nell’intervento. Si propone perciò:

1 – La prima cosa da sviluppare nei prossimi mesi è procedere con una adesione più ampia possibile; è pronta la scheda di adesione e la tessera e dunque su questo non è più possibile perdere tempo per trasformare le adesioni raccolte finora in adesioni formali, anche per il finanziamento necessario.

2 – La questione del finanziamento è centrale in quanto, non avendo finanziamenti nè palesi nè occulti, l’unico modo è quello di raccogliere le più ampie adesioni. Non è nemmeno lecito fare “sconti” sulle quote per avere più adesioni in quanto sarebbe una pratica contraddittoria per la nostra attività.

3 – Anche in questa fase transitoria la struttura di base non può che essere provinciale, sia perché è possibile prevedere il volume delle adesioni effettive (e dunque anche le eventuali articolazioni di livello “inferiore”) sia perché i livelli regionali allo stato attuale sarebbero troppo ampi e dispersivi.

4 – La struttura politica che ha funzionato finora è stata quella dei garanti, composta da circa 20 persone e che (insieme al gruppo dei “promotori”) periodicamente si è riunita in seminari per definire le scelte politiche necessarie. Questa struttura può rimanere anche nella fase transitoria ma deve allargarsi con l’inserimento di nuovi aderenti che provengono dallo sviluppo territoriale di Ross@; bisogna cioè rendere la struttura più rappresentativa possibile per facilitare il suo sviluppo pratico e politico.

5 – Si pone anche la necessità di una maggiore efficienza nello svolgimento dell’intervento, per cui va dato vita ad una struttura composta da un sufficiente numero di persone proprio per la necessità di essere operativi. Inoltre va considerata la possibilità di costituire più portavoce (2/3) con incarico a rotazione.

6 – Sulla comunicazione ha preso corpo e vita una pagina Facebook, mentre è ormai urgente la trasformazione del blog in un sito vero e proprio, con tanto di “redazione” e responsabilità ben precise. Un sito dove l’attività di Ross@ appaia in tutta la sua articolazione attuale (iniziative specifiche, conflitti cui gli aderenti partecipano, sia a titolo individuale che all’interno di strutture sindacali, ecc).

7 – Rimane ancora da affrontare e risolvere il nodo strategico dell’organizzazione diretta di Ross@ rispetto al blocco sociale; in altre parole abbiamo un problema legato alla costruzione interna alla struttura politica ma abbiamo anche il problema di capire come la struttura si organizza per intercettare le contraddizioni della società. Alcune iniziative le abbiamo appena  accennate quali ad esempio la battaglia in difesa della sanità pubblica ma bisogna concretamente procedere sulla battaglia per i diritti sociali, con la lotta delle donne contro il patriarcato, sulla questione ambientale etc.

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russook

La relazione sull’Unione Europea

 

Rompere l’Unione Europea

1. ‘Rompere l’Unione Europea’ è una prospettiva politica entro cui organizzare mobilitazioni, iniziative, lotte contro le misure di austerità e contro le oligarchie al potere che decidono il destino di 500 milioni di persone. Se si vogliono cambiare le condizioni di vita quotidiane è necessario spezzare il ‘pilota automatico’, come Mario Draghi ha definito l’UE, che impone la rotta delle decisioni pubbliche.

Non si può cambiare la situazione sociale, istituzionale e politica se non si rompono i meccanismi dell’UE, che ha nel mercato e nell’impresa i suoi assi portanti. Le forze politiche che governano o aspirano a governare in Italia, così come negli altri Stati membri, devono muoversi entro i rigidi binari politici tracciati dall’UE.

Siamo di fronte a un governo dell’UE, chiamata il più delle volte governance perché concentrata sulla gestione dell’economia e della finanza, e funzionante attraverso una rete di organi a differenti livelli (Consiglio Europeo, Commissione, le varie formazioni dei Consigli dei Ministri come l’ECOFIN, la BCE, i governi nazionali …).

Rompere l’UE è l’unica via per battere centrodestra e centrosinistra, Partito Socialista Europeo e Partito Popolare Europeo, che sono gli strumenti politici dell’UE che a sua volta li legittima come forze di governo a livello nazionale. Infatti centrodestra e centrosinistra, al governo ora insieme ora alternandosi, portano avanti sempre le politiche antipopolari dell’austerità.

Rompere l’UE è l’unica via per battere i populismi che non osano combattere l’UE, ma si rifugiano nel ritorno al passato degli Stati nazionali per difendere interessi corporativi e per costruire le finte unità e identità nazionali con l’intento di mettere insieme interessi contrapposti e inconciliabili: quelli dei padroni con quelli dei lavoratori e delle lavoratrici, di unire chi è ricco e potente con chi non ha né ricchezza né potere. Il disegno politico e culturale delle destre è di creare ‘fronti nazionali’ da saldare attraverso ideologie razziste contro i/le migranti che vengono sfruttati/e da quegli stessi padroni che proclamano la necessità di chiudersi nella ‘fortezza Europa’.

Contro gli ‘europeisti’, come il presidente Napolitano, il PD, Monti o il Nuovo centrodestra di Alfano, e contro gli ‘antieuropeisti’ come la Lega Nord, Berlusconi in Italia e le forze fasciste e razziste europee che sfruttano e manipolano la rabbia dei popoli contro le politiche di austerità e contro le oligarchie al potere, Ross@ vuole aprire la via a una prospettiva sovranazionale, internazionalista, solidale tra tutti i popoli europei per rompere l’UE e le sue istituzioni oligarchiche, battere le sue politiche di austerità che stanno immiserendo la società e arricchendo padroni e ceti politici, sconfiggere le sue politiche di guerra ai e alle migranti, e ai popoli del Sud del mondo.

Ross@ chiede che i popoli europei siano chiamati, con referendum, a decidere dei propri destini, chiede che sui Trattati, che formalmente sono di natura internazionale ma sostanzialmente di diritto interno, i popoli possano esprimere la propria volontà: solo con un atto di rottura democratica si potrà dar vita ad una Europa dei popoli e ad un sistema economico sovranazionale socialmente giusto ed ecologicamente sostenibile, aperto al Sud del mondo.

2. Lotta per la democrazia e lotta contro l’austerità sono i binari della mobilitazione popolare contro l’UE per dar vita a una società europea basata su un’economia ecologicamente sostenibile e socialmente giusta, dove le persone native e non native possano liberamente sviluppare i loro progetti di vita (come dice l’articolo 3 della Costituzione italiana).

Ross@ da tempo ha in atto iniziative per chiedere un voto referendario sui Trattati per aprire la via alla loro rottura; questa campagna di sensibilizzazione, attraverso una petizione al parlamento, sarà uno dei modi per costruire una grande manifestazione, a marzo, contro e per la rottura dell’UE.

Manifestazione che vuole porsi in continuità politica con le giornate del 18 e 19 ottobre, che sono per noi il punto di riferimento per la costruzione di una sinistra anticapitalista di vocazione e dimensione europea, perché questa è la scala di riferimento della lotta per la trasformazione socialista nel XXI secolo.

3

Entrato in vigore il 1° dicembre 2009, il Trattato di Lisbona è stato messo in mora, anzi di fatto sostituito con un sistema di governance messo a punto con una serie di normative, concordate anche con il Parlamento europeo, la prima delle quali emanata dall’ECOFIN il 7 settembre 2010 con l’avvio del Semestre Europeo.

La nuova governance, nata per fronteggiare la crisi economico-finanziaria, si è strutturata anche attraverso Trattati intergovernativi: il Patto Fiscale e l’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità). Fino al 2009 si poteva parlare di deficit democratico, ora si deve parlare di oligarchia al centro del potere dell’UE.

Vi è una patente contraddizione tra il Fiscal Compact e i Trattati dell’UE, a cominciare da quello di Lisbona. A causa dell’opposizione della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca, il Trattato di stabilità fiscale o Fiscal Compact non fa parte dei Trattati dell’UE ma ha assunto la forma giuridica di un Trattato internazionale tra 25 Stati. Le norme da esso previste non hanno quindi lo status giuridico di norme di diritto europeo ma il loro carattere normativo viene acquisito soltanto in base alla loro incorporazione nel diritto nazionale di ogni Paese sottoscrittore. Questo fatto costituisce una potenziale contraddizione all’interno dell’edificio istituzionale dell’UE tanto che giuristi ed economisti hanno sostenuto che il Fiscal Compact sarebbe nullo poiché violerebbe alcuni articoli del Trattato di Lisbona (che la Corte di Giustizia assume come Costituzione europea), che nella gerarchia delle fonti è superiore. 1) Questo è un esempio concreto del carattere autocratico delle istituzioni europee a partire dallo scoppio della crisi dell’euro nella seconda metà del 2010, fino a configurare una sorta di golpe bianco contro lo stesso diritto europeo per salvare la moneta unica; 2) Ciò pone in discussione la legittimità delle politiche di austerità imposte dall’UE 3) Apre possibili spazi di manovra nel caso di decisioni unilaterali di singoli Paesi sull’euro e sulle politiche di austerità.

Lo Stato nazionale non è più la condizione necessaria per la costruzione, l’esistenza e lo sviluppo del mercato capitalistico. Oltre lo Stato rimane il mercato, e ancora una volta questo non è il prodotto spontaneo delle forze economiche, ma la consapevole costruzione a cui partecipano gli Stati, le élites finanziarie e imprenditoriali, la tecnocrazia. La gestione politica dei grandi spazi economici è affidata a centri decisionali sovranazionali che nascono senza legittimazione democratica e vivono senza consenso democratico, neppure quello elettorale. L’euro, gestito dalla BCE in forme indipendenti e autonome con la finalità di garantire stabilità monetaria e controllo dell’inflazione, è lo strumento essenziale del funzionamento del mercato unico. Esso è il segno del progetto politico delle classi dirigenti europee, che, nel corso della crisi di questi anni, hanno impegnato notevoli risorse finanziarie per sostenerlo: imporre i ‘sacrifici’ per riportare deficit e debiti pubblici sotto controllo, e l’erogazione di migliaia di miliardi per salvare le banche sono stati finalizzati a salvare l’euro, condizione necessaria del funzionamento del mercato capitalistico europeo. Rompere l’UE significa rompere il dominio dell’euro come guida dell’organizzazione delle scelte economiche, dell’organizzazione delle produzioni di beni e servizi.

4. La gestione della crisi da parte dell’oligarchia UE – governi nazionali, BCE, imprese, banche, tecnocrazia tenuti insieme dal ‘pilota automatico’ dell’UE – sta provocando una disgregazione sociale, essendo stati inflitti alle classi popolari i costi del ‘riaggiustamento economico’ attraverso i licenziamenti e la disoccupazione, la precarizzazione del lavoro, il consolidamento fiscale per contenere deficit e debito degli Stati con la conseguente contrazione dei servizi pubblici. Senza tener conto di questi fattori, che riguardano la quotidianità di milioni e milioni di persone, non si può spiegare lo stato di acquiescenza e di passività in cui i popoli europei vivono questi anni di crisi, nonostante le lotte e gli scioperi generali in Portogallo, Spagna e Grecia. È calata una cappa per imporre una normalizzazione dei comportamenti sociali.

La CES, organismo sindacale europeo, ha scelto di non sostenere le mobilitazioni nei paesi colpiti dai provvedimenti di austerità, i famosi PIGS, né ha promosso lotte contro le decisioni delle politiche di bilancio e contro il Fiscal Compact e l’ESM. La CES ha accettato le decisioni dell’UE sulle politiche pubbliche di aggiustamento fiscale, di flessibilizzazione del lavoro, di ulteriori ondate di liberalizzazioni e privatizzazioni. I sindacati della CES sono una componente di tutto rilievo nella gestione politica della crisi, essendo organizzazioni chiamate a contenere i conflitti, quando non proprio a sostenere il padronato nelle sue richieste, come l’ultimo Patto sulla produttività tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL. In Italia, paese devastato dalle misure dell’austerità, non si sono avuti forti scioperi dei lavoratori e conflitti sociali, oltre che per il senso diffuso di paura e frustrazione, anche a causa alle scelte di CGIL-CISL-UIL di dialogare con governi e padronato. La CGIL ha mostrato la ‘faccia feroce’ solo al tempo del governo Berlusconi per sostenere il ritorno al potere del PD. In occasione della legge di stabilità del governo Letta-Alfano CGIL-CISL-UIL hanno proclamato scioperi locali di quattro ore con l’intenzione di contenere la rabbia dei settori più colpiti, come il pubblico impiego.

5. Le destre e le forze populiste, nella loro propaganda mirano a colpire la Germania come se questa fosse la madre di tutti i mali, così in modo strumentale evocano sentimenti antinazisti e paure di egemonismo tedesco. I fatti dicono che altri devono essere i giudizi politici. Certo le classi dirigenti tedesche, economiche e politiche, esercitano un ruolo da protagoniste nelle vicende dell’UE, d’altra parte in alleanza stretta con la Francia è stata questa la storia degli ultimi sessant’anni in Europa. L’Unione Europea però funziona come cassa di compensazione tra le varie borghesie. La signora Merkel è alfiere delle politiche di austerità tanto che propone ulteriori modifiche dei Trattati per spostare sempre più il potere fiscale, soprattutto degli Stati a forte debito pubblico, a Bruxelles, rafforzando le procedure del Semestre europeo con gli accordi contrattuali, da stringere tra Stati indebitati e Commissione per garantire l’attuazione delle politiche di austerità (v. punti 33-40 delle Conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo, 24-25 ottobre 2013). Al contempo le classi dirigenti tedesche stanno portando avanti un processo di integrazione delle filiere produttive che va ridisegnando la geografia economico-sociale europea, in cui le imprese più dinamiche, più internazionalizzate, costituiscono ormai un grande ed unico spazio economico-sociale con le aree periferiche destinate ad alimentare con la subfornitura il sistema tedesco lanciato nella sfida dei mercati mondiali. Nel convegno di Bolzano del 22 ottobre, Confindustria e BDI tedesca hanno chiesto un ‘industrial compact’ per rendere sempre più strette le interconnessioni tra le aziende, più dinamica la competitività europea, più redditizia la ‘catena del valore industriale’. Questo è un ulteriore segno che le élites economico-politiche si vanno sempre più integrando e decidono politiche comuni.

Le politiche di austerità per essere imposte hanno richiesto un accentramento dei poteri a livello dell’UE e lo svuotamento degli stessi parlamenti a livello nazionale. A deciderlo è stata una vera e propria oligarchia.

6. Per finire: forte impegno per la manifestazione di marzo, ‘per rompere l’UE’, è un modo per ricollegarsi alle giornate del 18 e 19 ottobre e per intervenire con un’iniziativa politica forte all’avvio della campagna delle elezioni europee.

(a cura di Sergio Cararo, Francesco Piobbichi, Andrea Ricci, Franco Russo)

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NOTA

Il Semestre Europeo: il Six Pack e il Two Pack

A. Per controllare ex ante e ex post le politiche di bilancio sono state approntate un gruppo di normative: il Six Pack e il Two Pack. Con questa serie di misure si sono concentrati i poteri nel Consiglio europeo, nella BCE e nelle due nuove istanze istituzionali, quelle dell’Euro Summit e del suo presidente, che attualmente coincide con quello del Consiglio europeo, van Rompuy: sono questi i ‘giudici di ultima istanza’ che dettano le misure di bilancio e di politica economica, mentre la BCE regna sulla moneta. Se si pensa che le rivoluzioni borghesi miravano a conseguire il controllo della ‘borsa’, cioè del bilancio pubblico – si coniò lo slogan no taxation without representation − si può ben capire la portata storica della concentrazione delle politiche della spesa e delle entrate nelle mani della tecnocrazia dell’UE.

Queste misure hanno trovato una sistemazione nel ‘Fiscal Compact’, che ha avuto come immediate conseguenze istituzionali la revisione dell’articolo 81 della Costituzione per introdurre il pareggio di bilancio, la modifica della legge di contabilità per adeguarla agli standard richiesti dell’UE, e la creazione di un Ufficio indipendente dal governo e dal parlamento per valutare le decisioni di finanza pubblica.

Siamo al terzo anno dell’applicazione del Semestre europeo, reso vincolante con il Six Pack, e quest’anno, con la legge di Stabilità, si stanno applicando altri due regolamenti, quelli del Two Pack. Questo insieme di regole hanno spostato la sovranità fiscale verso un’oligarchia politico-tecnocratica sovranazionale: i parlamenti non hanno più il potere ultimo sulle entrate e le spese pubbliche, le cui decisioni non sono state delegate al parlamento europeo ma ad organismi composti da esponenti dei governi nazionali e della tecnocrazia dell’UE. È così rinato il vecchio principio assolutista, opposto alla democrazia rappresentativa, del taxation without representation, della tassazione senza rappresentanza .

Con l’odierno ciclo dei bilanci pubblici sono entrati in vigore le regole che consentono all’oligarchia dell’UE di valutarli non solo ex post, ma di intervenire – secondo quanto prescrivono i regolamenti del Two Pack – ex ante.

Nel 2013 con il Two Pack, si è data attuazione alle norme del Fiscal Compact, che consente alla Commissione di intervenire ex ante sui bilanci sottoponendo a controllo i provvedimenti relativi al deficit e al debito così come quelli di natura macroeconomica (valutati utilizzando 11 indicatori). Seguendo l’iter europeo della legge di Stabilità italiana possiamo renderci conto di come funzionano i nuovi meccanismi, che hanno ‘rivoluzionato’ i processi decisionali.

Il 15 ottobre il governo italiano ha trasmesso in contemporanea al parlamento e alla Commissione il disegno di legge di Stabilità. La Commissione il 15 novembre ha emesso il suo giudizio negativo su debito, deficit e misure di politica economica. Il governo italiano ha allora predisposto una seconda manovra di accompagnamento della legge di Stabilità consistente in quattro provvedimenti: la spending review, per recuperare 32 miliardi entro il 2016, affidata a Cottarelli (ex Banca d’Italia e FMI); le dismissioni di quote azionarie pubbliche in SNAM, ENI, Terna, Fincantieri, STM, SACE e successivamente Poste e Ferrovie; il rientro dei capitali dall’estero che da decenni senza successo i governi proclamano di voler perseguire; la rivalutazione delle quote della Banca d’Italia in mano alle banche privatizzate. Forte di questo secondo blocco di provvedimenti Saccomanni si è presentato all’Eurogruppo del 22 novembre dove ha ottenuto una benevola attenzione per i nuovi provvedimenti che incideranno per 32 miliardi sulla spesa pubblica a danno dei cittadini, a causa degli ulteriori tagli ai servizi pubblici (compresi il trasporto locale e la sanità), e dei dipendenti pubblici, i cui contratti sono stati ancora una volta bloccati, e che consentiranno di portare avanti le privatizzazioni.

B. Dalla CEE all’Unione Europea

Perché si è passati dal mercato comune, dalla CEE, del Trattato di Roma al mercato unico, all’Unione Europea e alla moneta unica, l’euro con il Trattato di Maastricht?

Finora mercato capitalistico e Stato nazionale sono stati organismi intrecciati, nati l’uno per e mediante l’altro; nell’epoca del mercato globale − qui è la novità − si affermano i grandi spazi economici sovranazionali, gestiti con gli strumenti del diritto – soft e hard law – non più elaborati e maneggiati dagli Stati nazionali come al tempo del ‘liberale’impero britannico, o del brutale Reich nazista con il suo Großraum o, più recentemente, dell’egemonismo imperiale degli USA. Sono organismi sovranazionali a costruirli e a gestirli. L’UE è l’esperienza più avanzata nell’organizzazione di un grande spazio economico e gli Stati europei agiscono in funzione di questo obiettivo del mercato unico continentale.

C. Il programma di governo dell’UE

Il programma di governo degli Stati membri è dettato dall’UE e ha al centro una serie di misure che si ripetono identiche per tutti i paesi, e che paradigmaticamente furono elencate nella famosa lettera di Draghi e Trichet nella famosa lettera del 5 agosto 201. Esse furono indicate e sono rimaste il punto di riferimento dei governi:

  • condizioni di bilancio sostenibili, con misure di consolidamento fiscale;

  • una riforma della legislazione del lavoro funzionale alle esigenze di efficienza dell’impresa, anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato, che porterà, dopo la firma dell’Accordo del 28 giugno, all’articolo 8 del decreto legge 138/2011, alla cancellazione dell’articolo 18 con la ‘legge Fornero’, a cui seguiranno gli altri Accordi come quello del 31 maggio 2013 e del Patto sulla produttività;

  • le cd riforme di struttura quali l’apertura dei mercati in chiave concorrenziale nei servizi pubblici in particolari in quelli locali e la liberalizzazione delle professioni, il sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione, la modernizzazione della burocrazia pubblica con la semplificazione delle procedure, lo snellimento dell’amministrazione della giustizia;

  • la riforma dell’architettura costituzionale dello Stato con la riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle province, la maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e il rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza, la modifica degli articoli della Costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica, alla tutela della concorrenza e al vincolo di pareggio di bilancio;

  • l’abbassamento delle tutele pensionistiche;

  • la dismissione del patrimonio pubblico e delle SPA controllate dal Tesoro o dalla CDP, con la razionalizzazione della spesa pubblica e la riduzione del numero dei lavoratori nel pubblico impiego (con le ripetute misure di spending review);

  • l’abbattimento dei livelli della sicurezza sociale e dell’assistenza sanitaria.

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