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Sui Decreti Minniti-Orlando. Una riduzione delle garanzie e delle libertà democratiche

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Con i decreti legge 13 e 14 del mese di febbraio del corrente anno —cc.dd. Minniti-Orlando—, provvedimenti d'urgenza immotivati, il Governo ha adottato misure gravemente riduttive delle garanzie e delle libertà civili e democratiche, da un lato restringendo l'accesso alla giustizia per i richiedenti asilo, dall'altro con l'attribuzione ai sindaci di poteri di ordinanza in materia di ordine pubblico oltre i limiti di garanzia costituzionale.

Da una parte, laddove la nostra Costituzione impone la sicurezza di avere diritto alle cure mediche, a percepire la retribuzione per il lavoro svolto e alla pensione una volta raggiunta un'età avanzata, cioè quella sicurezza dei diritti interesse principale dei consociati, ancora una volta le norme proposte vanno in tutt'altra direzione. Intervenendo sulla "sicurezza urbana", in perfetta continuità con il nefasto "pacchetto sicurezza" del 2009 dell'allora ministro Maroni (Governo Berlusconi), ci si prefigge tra l'altro di «eliminare la marginalità sociale», di fatto criminalizzando i soggetti più deboli (art. 4, D.L. 14/17) e favorendo il proliferare di nuovi ghetti nelle periferie con il loro allontanamento (c.d. "DASPO urbano") dai luoghi turistici per tutelare il "decoro di particolari luoghi". Ancora, si mette in discussione il principio della presunzione d'innocenza prevedendo la possibilità per i regolamenti di polizia urbana di introdurre divieti di accesso a determinati luoghi per chi ha ricevuto una sentenza di condanna non ancora definitiva e si reintroducono norme persecutorie —ma soprattutto dichiarate incostituzionali, come l'art. 75-bis D.P.R. 309/90— con il divieto di frequentare locali pubblici o aperti al pubblico per chi ha ricevuto (anche se minore!) una condanna confermata solo in appello per reati di cui all'altrettanto nefasto Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/90).

Dall'altra parte, mentre la legge di delegazione europea n. 154/14 imporrebbe la revisione sistematica del corpus di norme disciplinante le politiche migratorie e la condizione dello straniero nel nostro Paese —e con essa la protezione internazionale—, incentivando il sistema di accoglienza diffusa, lo scenario prefigurato dal decreto n. 13/17 concernente "Disposizioni per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale" è invece quello di un restringimento delle garanzie. L'esigenza di "assicurare una maggiore celerità ai ricorsi giurisdizionali in materia di immigrazione" si concretizza in  notifiche che non assicurano certezza della ricezione, nella scomparsa del verbale, nella previsione di una semplice udienza camerale anche in assenza del richiedente protezione fino alla non reclamabilità dei provvedimenti. Il decreto legge appare perciò chiaramente, ed irragionevolmente, liquidatorio di istanze che invece necessiterebbero di attenta ponderazione. Se a ciò si aggiunge la previsione dei nuovi Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), con la possibilità di allungare i tempi di detenzione dagli attuali 90 giorni fino a 135 e la facoltà per i Comuni di utilizzare i richiedenti asilo presenti nel proprio territorio in lavori socialmente utili senza compensi in danaro, il quadro è decisamente dei peggiori.

I Giuristi Democratici chiedono perciò alle forze presenti in Parlamento, ostaggio per di più dell'ennesima fiducia richiesta da un esecutivo la cui apparente affabilità nasconde invece una pericolosa arroganza, di non votare i decreti Minniti-Orlando. Chi davvero ha a cuore l'uguaglianza davanti alla legge e intende scongiurare l'instaurazione di un "diritto diseguale" per poveri, emarginati e stranieri non può non avvertire la portata enormemente ed ingiustamente discriminatoria di questi provvedimenti avverso i quali, se adottati, ci impegneremo a condurre tutte le azioni previste dall'ordinamento interno e internazionale.

 

Torino-Bologna-Padova-Roma-Napoli, 30 marzo 2017

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

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