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Londra. Una strage di stato, di mercato, di classe

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I probabili cento morti bruciati vivi nella Grenfell Tower di Londra non stanno suscitando lo scandalo che meriterebbe un strage criminale di tali proporzioni. Forse perché si pensa che la Gran Bretagna sia uno dei paesi più avanzati del mondo e non si riesce a concepire lì un massacro che fa venire in mente quello di Dacca, in Bangladesh, dove centinaia di operai furono travolti dal crollo di un palazzo privo di qualsiasi sicurezza, ove lavoravano per multinazionali come Benetton.

Immaginate se una simile tragedia fosse avvenuta a Roma o Napoli, immaginate cosa avrebbe detto e scritto il palazzo sui guasti storici, sulle arretratezze, sul ritardo dell’Italia. Invece su Londra tutto tace, a parte il doveroso ricordo delle vittime.

Bene lo diciamo noi: la strage della torre è il segno che la Gran Bretagna è un paese sprofondato nella ferocia sociale e civile, un paese dove le enormi ricchezze coprono ancora più grandi ingiustizie e miserie, alimentate da un potere di classe tra i più duri e ottusi al mondo.

Il grattacelo bruciato sorgeva nel quartiere di Kensigton-Chelsea, uno dei più ricchi e famosi della capitale britannica. In quel quartiere era stato costruita negli anni 70 la Grenfell Tower come edificio popolare di proprietà pubblica. E tale era rimasta, mentre nel quartiere dilagava la gentrificazione, termine che non casualmente viene dalla lingua inglese e che definisce la trasformazione dei quartieri in posti solo per ricchi e grandi affari. Il brutale governo di classe della signora Thatcher e quello ridente, ma altrettanto feroce, di Tony Blair sono stati i motori di tale processo. E alla fine la torre è diventata una isola di povertà e immigrazione in uno dei quartieri più esclusivi.

Così intorno al 2010 il consiglio di quartiere, conservatore, decise una ristrutturazione del grattacielo che a quel punto disturbava l’estetica e il decoro del quartiere. Bisognava renderlo più presentabile, magari per una futura privatizzazione. Circa 9 milioni di sterline furono spesi per rendere l’edificio più “cool”, ma alcuni degli interventi estetici resero la torre ancora più a rischio in caso d’ incendio, ad esempio le giunture e le anime di plastica altamente infiammabile, inserite nelle coperture di lucente alluminio. Questo mentre si risparmiava sulle misure antincendio, in ottemperanza alle politiche di austerità.

Il degrado delle condizioni di sicurezza del grattacelo non era però un segreto, ma oggetto di polemiche pubbliche da anni. Si era infatti costituito un comitato, il GAG, gruppo di azione Grenfell, che aveva cominciato a denunciare i gravissimi rischi che correvano gli inquilini. Per tutta risposta il consiglio di quartiere aveva denunciato per molestie il GAG alla magistratura, che invece si era ben guardata dall’indagare su ciò che minacciava le persone. Con la complicità di tutto il potere politico e delle autorità di sicurezza, con la ricchezza circostante che tutto copriva, la Grenfell Tower attendeva la catastrofe inevitabile. Tentò ancora di evitarla il GAG, con un ultimo disperato comunicato nel novembre 2016, dove affermava che ” solo un catastrofico evento mostrerà l’inettitudine e l’incompetenza del KCTMO (la struttura preposta alla salvaguardia degli edifici del quartiere)”. Ma nulla fu fatto dalle autorità, tantomeno per mettere gli inquilini sull’avviso di rischi che venivano arrogantemente negati. E così le fiamme si sono scatenate incontenibili, esattamente come era stato previsto da tanti e negato da un potere infame e venduto.

Quella della Grenfell Tower non è solo una strage di stato e di mercato, la prova che le condizioni di vita feroce dei paesi più poveri, dopo il lungo percorso della globalizzazione, sono tornate nelle capitali dell’impero. Questa strage annunciata è anche un massacro di classe. Londra attira con le sue ricchezze migranti da tutto il mondo e la torre ne offriva un microcosmo. I due giovani architetti italiani avevano lasciato un paese che offre a quelli come loro solo lavoro gratis, o pagato con vergognose briciole magari sotto la forma di voucher. Avevano lasciato un paese che distrugge il futuro dei giovani, dove il ministro del lavoro sbeffeggia chi emigra, e hanno trovato la morte nel paese nel quale avevano riposto le loro speranze. Sembra di essere tornati ai tempi della strage nella miniera di Marcinelle, in Belgio, dove negli anni 50 morirono tanti italiani. Allora la povertà, la speculazione e l’incuria pubblica uccidevano minatori, oggi giovani architetti. Ma la storia è ancora la stessa, quella di un potere pubblico asservito al mercato che finisce per essere responsabile non solo di un costante massacro sociale, ma di veri, spaventosi, massacri di vite.

Non so se alla fine in Gran Bretagna ci sarà un processo ed una giuria che condanni i colpevoli in alto loco della strage di Grenfell Tower. Vorrei che succedesse lì quello che è accaduto qui con il giudizio sulla strage di Viareggio, me lo auguro, ma non ne sono sicuro. Sono invece sicuro che si deve odiare il capitalismo e la sua natura profondamente criminale.

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1 Commento


  • Giorgio Precchia

    Le conclusioni sono un po’ troppo generiche. Infatti, secondo me, occorrerebbe distinguere quanto c’è di buono da quanto c’è di odiabile nel capitalismo… e qui il discorso si complicherebbe parecchio. Ma, comunque, nella sostanza, condivido tutto quanto scritto. Anche a me, appena conosciuta la notizia, è balenato il carattere criminale di un governo il cui Paese sprofonda in tragedie di questo tipo!

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