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Corea del Nord: stop all’aggressione Usa

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Di nuovo la prepotenza e l’ambizione egemonica degli Stati Uniti torna a provocare un pericoloso aumento della tensione nella penisola coreana.

Washington, con un presidente che si era proclamato ‘isolazionista’ e concentrato a risolvere i problemi della nazione in nome dello slogan ‘America first’, sta in realtà aumentando le sue politiche interventiste in tutto il globo, dal Venezuela fino all’Estremo Oriente passando per l’Afghanistan.

La giustificazione, nel caso nord coreano, è impedire a Pyongyang di portare a termine il proprio piano di sviluppo dell’armamento nucleare.

Una delle maggiori potenze nucleari del mondo, nonché l’unico paese nella storia che abbia mai utilizzato la bomba atomica contro un proprio avversario, si erge ora a paladino della ‘non proliferazione’. Alla Corea del Nord Washington vorrebbe impedire ciò che è stato permesso a vari alleati o ex alleati degli Stati Uniti, tra i quali il Pakistan o Israele, paese questo che oltretutto non ammette di detenere ordigni nucleari e non ha neanche aderito al Trattato di Non Proliferazione.

Eppure la Corea del Nord non ha mai aggredito i propri vicini, ed è a tutto chiaro che l’accelerazione del programma nucleare di Pyongyang è dovuta proprio all’aumento della pressione, delle minacce, delle continue aggressioni statunitensi che ormai da decenni hanno trasformato i vari paesi dell’area – dalla Corea del Sud al Giappone – in una enorme base militare e missilistica diretta proprio ad accerchiare la Repubblica Popolare Democratica di Corea, oltre che naturalmente la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa.

Può apparire cinico e paradossale, ma se la Nord Corea non è stata finora invasa ed occupata dalle truppe statunitensi, subendo la stessa sorte di Iraq, Libia, Jugoslavia, Afghanistan, Somalia ecc. è proprio perché Pyongyang ha da tempo sviluppato un convincente deterrente nucleare. Oltre che a causa della posizione di Cina e Russia che, pur criticando fortemente l’escalation nucleare di Pyongyang, non potrebbero mai accettare un nuovo intervento statunitense diretto nell’area.

Chi oggi crede che l’inquilino della Casa Bianca e il suo staff abbiano a cuore la pace e la democrazia nella penisola coreana prende un grosso abbaglio. La tensione sulla Corea del Nord è frutto di un aumento della competizione tra Stati Uniti e Cina/Russia in Estremo Oriente. Washington pretende di contenere il rafforzamento e l’espansione dei suoi competitori in Asia e utilizza l’escalation per ribadire la sua supremazia sugli stati vassalli dell’area, mentre la sua industria militare e il suo apparato militare-industriale approfitta dell’aumento delle spese militari e delle forniture di armi e tecnologie difensive e offensive ai ‘paesi minacciati’ dalla Corea del Nord.

Non è certo sul carattere del regime politico nordcoreano che si sviluppa l’ennesima contesa che vede protagonisti gli Stati Uniti sempre più deboli sul piano dell’egemonia internazionale e quindi sempre più pronti ad utilizzare la forza per ribadire una supremazia assoluta ormai perduta.

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