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Boschi non querela De Bortoli, sconfitta certa

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Non ce ne frega molto degli scandaletti di potere, è risaputo. Ma alcune questioni sono troppo chiarificatrici per essere lasciate passare sotto silenzio.

Ricordate l’intemerata di Maria Elena Boschi contro Ferruccio De Bortoli – ex direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 ore, 17 anni distribuiti in entrambe le cariche – reo di aver scritto nel suo ultimo libro che l’ex ministra (ora sottosegretaria, contestata, alla presidenza del Consiglio) aveva chiesto alll’a.d. di Unicredit Luigi Ghizzoni di salvare Banca Etruria? "La misura è colma – disse – ho già dato mandato ai miei avvocati"…

Non se ne fa più nulla. La querela non partirà. Almeno fino a quando l’avvocato difensore della giovine promessa aretina sarà Paola Severino, ex ministro della Giustizia, uno ei principali civilisti italiani. Lette le carte e studiato il caso, l’avvocato Severino ne ha concluso che sarebbe un suicidio, giudiziario e politico.

Fin quando la querela non parte, infatti, non ci sarà alcuna indagine. Intercedere per la banca vicepresieduta dal proprio genitore, infatti, non è un reato penale. E’ sicuramente un gesto rivelatore di un insanabile conflitto di interessi tra la funzione pubblica ricoperta e l’interesse privato, ancorché filiale. Ma questo riguarda la “coscienza istituzionale”, come si usa dire, dell’ex ministro/a. In altre parole, in un paese come la Francia o la Germania sarebbe stata costretta alle dimissioni… Ma se la Boschi decide di “adire alle vie legali” contro De Bortoli, allora ci sarà per forza un giudice obbligato ad ascoltare le parti (Maria Elena Boschi e lo stesso De Bortoli), oltre – ovviamente – all’unico testimone “terzo” di quel colloquio. Ossia Ghizzoni. Il quale, deponendo come “persona informata sui fatti” – ovvero come teste – sarebbe obbligato a dire “tutta la verità, nient’altro che la verità”. Pena l’imputazione.

Per la Boschi questa eventuale deposizione non costituirebbe dunque un egnerico “rischio”, ma la certezza di una sconfitta giudiziaria.

Che porterebbe con sé, naturalmente, la sua fine politica.

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