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Grecia: polizia assalta acciaierie occupate da operai, 6 arresti

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All’alba di ieri, intorno alle 5, la polizia in assetto antisommossa è pesantemente intervenuta contro gli operai che presidiavano i cancelli dell’Helliniki Halyvourgia, le acciaierie occupate da 9 mesi dai lavoratori. Contro gli scioperanti, che hanno opposto resistenza, gli agenti hanno fatto uso di gas lacrimogeni e manganelli. Sei operai che presidiavano l’ingresso dell’acciaieria sono stati arrestati e la Polizia è rimasta in forze davanti allo stabilimento per evitare che i lavoratori ne prendessero nuovamente possesso. Tutti gli occupanti sono stati buttati fuori dall’edificio.

Dopo l’assalto sul posto, a poche decine di km dal centro di Atene, sono arrivati operai e attivisti sindacali e rappresentanti delle forze politiche della sinistra per dar man forte ai lavoratori dello stabilimento. Nel pomeriggio di ieri i sindacati hanno indetto un’assemblea generale e deciso per oggi una marcia contro la repressione. Fortunatamente tutti i lavoratori arrestati sono stati rimessi in libertà poco dopo ma tutti dovranno essere processati per resistenza a pubblico ufficiale e disobbedienza a un ordine del tribunale.

Dura condanna dei partiti di sinistra del blitz contro le acciaierie, di proprietà di un magnate greco. Syriza ha definito l’assalto “un ingiustificato raid militare delle forze speciali contro gli operai in sciopero” mentre il Partito Comunista (KKE) ha accusato la polizia di comportarsi come dei ‘gangsters’.

Secondo i media l’intervento della polizia sarebbe stato richiesto da un gruppo di lavoratori che chiedevano di poter rientrare nelle acciaierie per tornare al lavoro, ingresso impedito dai militanti del Pame. L’assalto è scattato dopo che lo scorso 6 di giugno un tribunale ha dichiarato ‘illegale’ lo sciopero che dura ormai da 263 giorni, dichiarato dalle maestranze organizzate con il sindacato comunista Pame per la difesa del posto di lavoro, la riassunzione degli operai licenziati e contro i contratti precari.
Lo sciopero è iniziato il 31 di ottobre dello scorso anno, quando gli operai hanno rifiutato la riduzione del 40% dei salari e il licenziamento di 50 dei 400 dipendenti. L’azienda in realtà ha deciso di spostare la produzione dal quartiere ateniese di Aspropyrgos alla località di Volos, nel nord del paese, vicino a Salonicco.

Intanto sul fronte politico il governo di coalizione tra la destra di Nea Dimokratia, i socialisti del Pasok e quelli di Dimar hanno deciso di accelerare il massiccio programma di privatizzazioni chiesto a gran voce dall’Unione Europea. In vista dell’arrivo dei rappresentanti della troika ad Atene, il prossimo 24 luglio, il governo presieduto da Samaras ha promesso di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la realizzazione del programma di svendita del patrimonio pubblico già previsto ma in forte ritardo. Il primo passo dovrebbe essere la modifica della legge che fissa la quota dello Stato e dei privati nelle imprese a partecipazione statale. E poi la chiusura o l’accorpamento dei cosiddetti Enti statali “inutili”, il che porterà al licenziamento di migliaia di lavoratori anche il governo promette in contrario. Questo in teoria. Perchè proprio ieri si é dimesso il capo dell’agenzia greca per le privatizzazioni, Costas Mitropoulos, che accusa le forze politiche di rinviare la vendita degli asset pubblici. Ora i ritardi sono certi, per fortuna, visto che solo per nominare i nuovi vertici dell’agenzia ci vorranno settimane. 
Ai commissari della troika i tre leader della coalizione di governo dovranno anche spiegare dove trovare gli 11,5 miliardi di euro che l’UE chiede di tagliare entro la fine dell’estate.

Nonostante tutto i sondaggi realizzati negli ultimi giorni nel paese confermano gli equilibri politici usciti dalle elezioni dello scorso 17 giugno. Nea Dimokratia resta in testa con il 23,5%, mentre la sinistra radicale di Syriza si conferma seconda forza col 21,7%. Ai socialisti l’istituto Mrb assegna solo il 10,1%, agli indipendenti di destra di Anexartiti Ellines il 6,3%, ai neonazisti di Chrisi Avgi il 6,1%, alla Sinistra Democratica di Dimar il 5,1% e al Partito Comunista di Grecia solo il 4,1% delle intenzioni di voto.

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