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Brasile: Impeachment per Temer? Complotto, Crisi sistemica o Soluzione politica?

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Per rispondere a questa triplice domanda è necessario fare un passo indietro, quando il 28 aprile, il “Frente Brasil Popular” (1), il fronte “Um Povo Sem Medo” (2) e i partiti di sinistra PDT, PCB, PSTU e PCO proclamarono lo sciopero generale contro le cosiddette riforme liberali del governo di Michel Temer, che fece scendere in piazza 38 milioni di brasiliani.

Uno sciopero generale, indetto soprattutto per rigettare la Riforma del lavoro ( Novas Leis Laborais) e quella sulle pensioni (Reforma da Previdencia), che ha paralizzato tutto il Brasile, come ai tempi degli anni ottanta e che ha fisicamente impaurito il governo e il presidente Michel Temer, che ha subito promesso di modificare gli argomenti critici delle suddette riforme.

Questi due fatti, vale a dire la compattezza dello sciopero generale e il conseguente dietro-front di Temer hanno messo a nudo la crisi sistemica del Brasile, che i media brasiliani hanno sempre cercato di nascondere, per poi trasformare la crisi del regime in una novella televisiva in cui il copione si basa sul continuo scontro tra gruppi di politici, più o meno corrotti, e gruppi di giudici, più o meno moralisti.

In realtà, questa nuova crisi politica ha dimostrato che il governo di Michel Temer è incapace di portare a termine il programma di “riforme liberali”, per il quale era stato designato con un arrischiato colpo di stato giuridico (Impeachment) nei confronti del presidente Dilma Rousseff.

Nello stesso tempo il presidente Temer ha manifestato tutte le sue debolezze, rivelandosi sempre più disadatto a garantire la stabilità politica e, soprattutto a mantenere unita la nuova maggioranza formata dai parlamentari che votarono in favore dell’Impeachment.

In poche parole, Michel Temer e il suo gruppo politico del PMDB hanno perso la stima delle eccellenze del mercato e della Casa Bianca e per questo non saranno loro che gestiranno il processo di successione nelle elezioni del 2018.

Una considerazione che ha, nuovamente, messo insieme le multinazionali, le oligarchie imprenditoriali brasiliane e i settori filo-imperialisti della comunicazione. Costoro, considerando anche il basso livello di onestà e di capacità politica hanno decretato necessario e urgente terminare il tormentato travaglio del governo Temer, per aprire una nuova fase politica capace di impedire la crescita della candidatura di Lula e la riorganizzazione di un movimento popolare che il 28 aprile si è dimostrato di mobilizzare 38 milioni di lavoratori, vale a dire il 40% degli elettori.

 

La delazione di Joesley Batista coinvolge Temer e Aécio Neves

E’ in questo clima, in cui le polemiche stanno dilaniando la “classe padrona”, su chi e come si dovrà portare a termine l’attuale legislatura, che è esplosa la bomba di Joesley Batista, proprietario con il fratello Wesley dell’IBS – l’impresa leader mondiale nell’esportazione di carni bovine. Vale a dire la “delazione premiata” che Joesley ha consegnato al giudice Edson Fachin del Tribunale Federale Superiore,

In pratica, si tratta di un piccolo dossier con le registrazioni di una riunione con il Presidente Temer, in cui gli argomenti toccavano le principali operazioni di corruzione che coinvolgono non solo il presidente Temer e i parlamentari del PMDB, ma anche il gruppo politico di Aécio Neves del PSDB. Infatti, Aécio, dopo essere stato il candidato super-votato del PSDB nelle elezioni presidenziali del 2015, era considerato il potenziale successore di Temer nelle prossime elezioni del 2018.

Comunque, la “delazione premiata” e documentata di Joesley Batista è importante non solo in termini giuridici ma anche a livello politico, poiché oltre ad accusare di corruzione, attiva e passiva, i principali capi-corrente del PMDB legati a Temer, ha messo in ballo anche il gruppo dirigente del PSDB, accusando prima Aécio Neves e poi il senatore José Serra, – ex ministro degli esteri di Temer e attuale numero due nel PSDB -, di aver usufruito pagamenti “in nero” da parte dell’IBS per più di sette milioni di dollari, con cui finanziare la campagna di Serra nelle elezioni presidenziali del 2010.

Rivelazioni che si ripercuotono anche sul PT di Lula e di Dilma, poiché Joesley Batista, oltre ad aver confessato di aver finanziato negli ultimi dieci anni tutte le campagne elettorali del PT, ha presentato documenti dell’IBS per certificare il pagamento “in nero e in dollari” a Michel Temer, di 120 milioni di dollari, con cui fu finanziata l’elezione di 164 deputati federali, sei governatori, oltre alla campagna di Temer come vice presidente di Dilma Roussef.

Materiale che “miracolosamente” si è auto-duplicato nella sede della Polizia Federale per emigrare nei computer di alcuni giornalisti della TV Globo, notoriamente legati al giudice federale Sergio Moro. Il magistrato che dal 2006 sta conducendo un’interminabile inchiesta giudiziaria per demonizzare il PT, con l’accusa di aver introdotto la corruzione nella politica. Nello stesso tempo Sergio Moro sta tentando di squalificare politicamente Lula accusandolo di essere il capo occulto di questo immenso sistema di mazzette e di propine illegali, di cui, secondo il magistrato, anche Dilma Roussef ne sarebbe stata a conoscenza. Cosa che però non ha potuto mai dimostrare.

Una situazione che ha fatto piovere sul tavolo del presidente del Parlamento, Rodrigo Maia otto richieste di impeachment nei confronti del presidente Michel Temer, oltre a provocare il completo marasma nei partiti che sostengono il governo del PMDB di Temer. Infatti, il 18 maggio, il presidente del PSB (3), Carlos Siqueira, appoggiato dalla direzione del partito, ha deciso di abbandonare la maggioranza che sostiene il governo e l’importante ministero delle Miniere e dell’Energia, scontrandosi, però, con il netto rifiuto del suo ministro Fernando Coelho Filho. Lo stesso è accaduto nel PPS, dove il ministro della Cultura ha presentato le sue dimissioni, mentre quello della difesa, Raul Jungmann, ha deciso di rimanere al fianco di Temer. Ugualmente confusa è la situazione nel poderoso PSDB, il partito dell’ex-presidente Henrique Cardoso, che controlla quattro ministeri ed è la spina dorsale della maggioranza, dopo l’arresto del Presidente del Parlamento, Eduardo Cunha e la conseguente demoralizzazione dei parlamentari del PMDB.

Per questo motivo, il 22 maggio, l’ex-presidente della repubblica, Fernando Henrique Cardoso, dichiarava che “…il PSDB continua ad appoggiare il governo di Michel Temer e l’alleanza con il PMDB, poiché, adesso spetta al Tribunale Superiore Federale far luce sulla veridicità delle registrazioni di Joesley Batista….”. Infatti, i grandi giornali di Sao Paulo vicini al governo (Folha ed Estado) hanno pubblicato vari articoli, in cui si sostiene che le risposte del presidente Temer sarebbero state manipolate da qualcuno della Polizia Federale per meglio vendere lo scoop alla TV Globo!

Una boccata di ossigeno per il presidente golpista Michel Temer, mentre la popolarità politica di Lula e del suo giudice inquisitore, Sergio Moro tornano a crescere a livello popolare.

 

Il TSF e i candidati della borghesia per il 2018: Meirelles o Sergio Moro?

Come è previsto dalla Costituzione nei casi di corruzione per fini elettorali, spetta agli undici giudici del Tribunale Federale Superiore (TSF) assolvere o condannare con l’espulsione il politico che si è eletto usando “fondi neri” o per aver presentato al Tribunale Elettorale una dichiarazione di rendita falsa. Normalmente questi processi sono rapidi– sia si tratti di un semplice consigliere comunale, di un senatore federale o addirittura del presidente o del vice-presidente della repubblica.

Quindi nel prossimo mese di giugno o di luglio, spetterà al Tribunale Federale Superiore dichiarare se la delazione di Joesley Batista comporta la sospensione immediata del presidente di Michel Temer, oppure se si dovrà attendere la sentenza del processo che è in corso nel Tribunale Superiore Elettorale contro Michel Temer per reato di corruzione elettorale. Infatti, il grande imprenditore Marcelo Oderbrecht (4) confessò di aver dato a Temer 20 milioni di dollari per finanziare, nel 2015, la campagna elettorale nazionale del PMDB e, in particolare, quella di Temer come vice-presidente di Dilma Roussef.

Una situazione complessa che le leggi costituzionali complicano ancor più, poiché, se negli ultimi due anni di mandato, il presidente e poi il suo vice tornatosi presidente sono espulsi o rinunciano, spetterà al Congresso nominare un presidente ad interim (Interino) per terminare il mandato, a meno che in Parlamento non sia votata una PEC (Proposta di Emenda Costituzionale) per realizzare in 90 giorni nuove elezioni presidenziali.

Comunque se il Tribunale Superiore Elettorale annullerà l’elezione di Michel Temer per il reato di corruzione elettorale, in questo caso spetterà al Tribunale Superiore Federale convocare le elezioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, senza l’uso della PEC votata nel Parlamento e poi nel Senato.

In pratica l’abbinamento del procedimento in corso nel Tribunale Superiore Federale con il processo del Tribunale Superiore Elettorale, accelera  sempre più lo scontro tra i tre gruppi politici dominanti della borghesia per la nomina di un eventuale presidente Interino fino al 31 dicembre del 2018 e soprattutto per la sua successione (2019/2022).

Infatti, il ruolo meschino della direzione politica del PMDB nella preparazione dell’Impeachment contro Dilma Rousseff ha frammentato e indebolito il più grande partito brasiliano che nel 2014 rappresentava la piccola e la media borghesia imprenditoriale, la classe media e le importanti fasce di proletariato urbano e rurale. Oggi, il PMDB, non ha più una direzione politica unita, continuando a essere controllato dagli uomini del cosiddetto “Grupo Lumpen” (5), che in seguito agli arresti e alle denunce di corruzione non ha nessuna possibilità di presentare un suo candidato alle elezioni presidenziali del 2018.

Il secondo gruppo, invece, rappresenta l’FMI, il mercato finanziario, le multinazionali, le oligarchie brasiliane del mondo industriale e dell’agro-business. Il suo unico leader è Henrique Mereilles, attuale Ministro dell’Economia che, in passato, fu Direttore Generale del Bank Boston brasiliano, per poi diventare Presidente Mondiale della rete del Bank Boston e infine Presidente del Banco Centrale del Brasile, Durante gli otto anni dei governi Lula (2003/2010) Henrique Mereilles è stato l’incontrastato presidente del poderoso Banco Centrale del Brasile, rivelandosi un personaggio centrale nella strategia del capitalismo in Brasile.

Il terzo gruppo è ideologicamente legato ai settori della cosiddetta nuova destra conservatrice, una specie di “NewCon” brasiliana, strutturalmente legata alla “TV Globo” e idealizzata dagli uomini del Dipartimento di Stato durante il governo di Barack Obama. In pratica, un progetto di Hillary Clinton per creare in Brasile un nuovo leader capace di sviluppare una “rivoluzione liberale e morale”, che ha conquistato le simpatie del nuovo segretario di Stato, Rex Tillerson.

Per questo motivo il poderoso gruppo di comunicazione “Organizaçoes Globo” (6) ha dato un’attenzione particolare alle inchieste sulla corruzione del giudice Sergio Moro (7) per accendere l’entusiasmo degli elettori, presentando, appunto, il giudice federale nelle vesti del nuovo salvatore del Brasile soffocato dall’ingordigia della classe politica. In pratica la “TV Globo” sta creando il candidato dell’anti-politica, che dovrebbe essere votato soprattutto dalle masse di elettori che hanno perso la fiducia nel PMDB e nel PT.

Un ruolo che la “TV Globo” ha rafforzato negli ultimi due anni quando due grandi inchieste giudiziarie (8) del giudice Sergio Moro hanno in sostanza distrutto l’immagine del PT, mettendo a nudo i meccanismi che José Dirceu e altri dirigenti del PT avevano messo in piedi per garantire al governo Lula la maggioranza in Parlamento e nel Senato. D’altra parte il giudice Sergio Moro è quello che ha firmato il mandato di arresto per il potente impresario Marcelo Oderbrecht e per il Presidente del Parlamento, Eduardo Cunha, l’autore dell’Impeachment contro Dilma Rousseff. Quindi un personaggio veramente capace e disposto a ricoprire un ruolo decisivo nella manipolazione elettorale mediatica

In questo marasma politico la previsione più possibile è che il Tribunale Superiore Federale decreti la sospensione definitiva di Michel Temer, permettendo quindi ai deputati e ai senatori della maggioranza di dare l’incarico di Presidente Interino al ministro dell’economia, Henrique Meirelles.

Una nomina che si adatta perfettamente al personaggio politico di Meirelles, per portare a termine l’attuale mandato senza nuovi scandali e scontri di piazza, oltre a far votare le due leggi che il mercato e le multinazionali esigono a tutti i costi dalla maggioranza prima delle elezioni del 2018. Vale a dire la nuova legge sul lavoro che distrugge tutte le norme e le conquiste che regolano il lavoro in generale, annullando tutti i benefici stabiliti nei governi di Joao Goulart (1962/64) e soprattutto quelli decretati durante i due governi di Lula.

 

Lula: nuovamente il leader della pace sociale?

Il dieci maggio, dopo aver resistito all’umiliante interrogatorio organizzato a Curitiba dal giudice federale Sergio Moro e dalla TV Globo, Inazio Lula da Silva è tornato a essere non solo il candidato del PT per le elezioni presidenziali del 2018, ma anche l’unico che può riaccendere la combattività del movimento popolare. Una possibilità che Joao Pedro Stedile, leader del potente Movimento dei Senza Terra (MST) e principale quadro politico del Fronte Brasile Popolare, riafferma ricordando che: “…Lula è ancora il leader che rappresenta ampie maggioranze del popolo brasiliano e che si può impegnare per portare avanti un progetto di cambiamento, che con il nostro piano popolare di emergenza che elenca più di 70 misure d’emergenza, può tirare il Brasile fuori dalla crisi economica, sociale e politica…”.

Una candidatura che certamente non piace alla classe media e alla borghesia, ma che, oggi, è, senza dubbio l’unica che può unificare i movimenti per portare nel “Palácio do Planalto” un presidente con una maggioranza di governo effettivamente popolare, disposto a garantire la realizzazione degli interessi delle classi lavoratrici e la sovranità nazionale.

In realtà si tratta di un sogno politico, che può diventare una realtà effettiva, soprattutto se Lula decide di impegnarsi a fondo nella costruzione di questo progetto di cambiamento.

Se invece prevarranno le tesi dell’interclassismo dettate dal marketing elettorale, se si cercherà di incrementare l’incontro tra capitale e il lavoro con la richiesta di sacrifici da parte dei lavoratori con una apparente pace sociale, purtroppo ci sarà la ripetizione degli errori del passato dove nessuna delle riforme strutturali fu realizzata.

 

Achille Lollo è giornalista di “Contropiano”, articolista del giornale brasiliano “Correio da Cidadania”. Collabora con la rivista “Nuestra America”, è “Editor” del programma di ADIATV “Contrappunto Internazionale”.

 

NOTE

1 – “Fronte Brasile Popolare” (Frente Brasil Popular) è formato dai partiti PT e PCdoB, dai movimenti MST e UNE e dalle centrali sindacali CUT e CTB.

2 – Il “Fronte Un Popolo Senza Paura” (Frente Um Povo Sem Medo), riunisce il partito di sinistra PSOL, la centrale sindacale Intersindical e il movimento urbano dei senza tetto MTST.

3 – L’attuale Partito Socialista Brasiliano (PSB) non ha niente a vedere con lo storico PSB formato da Miguel Arraes. Infatti pur essendo un “fedele” alleato” del PT, ha votato a favore dell’Impeachment e appoggiato la formazione del governo golpista di Michel Temer. E’ il partito delle opportunità, senza nessun presupposto ideologico.

4 – Marcelo Oderbrecht, comunemente conosciuto con il nomignolo di “Padrone del Brasile”, è stato arrestato dal giudice Sergio Moro nell’ambito dell’inchiesta “Lava Jato”. Nella sua delazione premiata, Marcelo Oderbrecht accusa direttamente molti dirigenti del PT per aver messo in piedi, nel 2006, un meccanismo di mazzette proveniente dai fondi della statale energetica Petrobrás, con cui pagare centinaia di parlamentari e quindi garantire la maggioranza al governo Lula. Un meccanismo che era la continuazione del “Mensalao” che José Dirceu aveva organizzato nel 2004, per pagare mensilmente i deputati che votavano le leggi presentate dal PT.

5 – Il “Grupo Lumpen” che controlla la direzione nazionale del PMDB è formato da Temer, Jucà, Padilha e Moreira Franco.

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