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La mattanza dei teppisti in uniforme

C’è stato del gran calcio ieri (mercoledì, ndr) all’Artemio Franchi di Firenze: l’andata della semifinale di Coppa Italia tra Fiorentina e Atalanta è stata uno spettacolo, sei goal, divertimento ed emozioni a non finire. La cornice di pubblico è stata all’altezza delle squadre in campo, con oltre duemila e cinquecento bergamaschi al se

E allora gli atalantini risalgono sui ventitre bus che li hanno trasportati a Firenze commentando la partita, esaltati per la prestazione, amareggiati per una vittoria che sembrava a portata di mano o arrabbiati con la dea bendata per la traversa su cui si è stampato il colpo di testa di Hateboer al ’93.

Lo spiegamento di forze dell’ordine che scorta i pullman è più ingente di quello utilizzato nel pre-partita e l’itinerario che la Questura sceglie per accompagnare i tifosi è differente da quello percorso all’arrivo. Eppure quando i mezzi si muovono, sono ormai passate due ore dal termine della sfida calcistica.

I blindati delle forze dell’ordine continuano a distanziare un pullman dall’altro fino a quando, a poche centinaia di metri dal casello autostradale bloccano il primo pullman e lo circondano.  A differenza di quanto sostenuto dalla Questura, quell’autobus non aveva nessuna porta aperta e nessun supporter atalantino è sceso. L’autobus è circondato da decine di agenti che distruggono i finestrini, divelgono la porta anteriore e iniziano a manganellare le persone all’interno. Dal pullman partono le chiamate ai tifosi sugli altri pullman che tentano di fermarsi, ma la polizia intima agli autisti di proseguire col chiaro intento di isolare l’autobus prescelto per la mattanza. I ripetuti tentativi di fermarsi vanno a vuoto, un solo autobus riesce a bloccarsi e chi prova a scendere per chiedere cosa sta succedendo è aggredito senza alcuna spiegazione, tutti i passeggeri vengono identificati.

I bergamaschi se ne stavano andando tutti insieme dopo una splendida serata, ma per la Questura la partita sembra iniziare proprio adesso. Dal bus accerchiato le telefonate di aiuto agli altri si susseguono. “Stanno sfasciando tutto”, “Ci vogliono massacrare”. La scena si svolge sulla circonvallazione che porta al casello, senza alcun testimone, nella carreggiata isolata dalle forze dell’ordine. E allora i reparti mobili di Bologna e Firenze rimangono soli con l’autobus, caricano ripetutamente pestando i primi che incontrano. Nemmeno l’autista ha scampo, viene picchiato anche lui. Poi obbligano uno a uno a scendere dal mezzo aggredendoli, li identificano e li fanno risalire in mezzo a due colonne di agenti che sfogano le proprie frustrazioni sui corpi dei ragazzi. Calci, pugni, manganellate e insulti.

Quello che è successo ieri è grave perché non c’era nessun problema di ordine pubblico: dal pullman nessuno voleva scendere, la porta non era aperta. Queste sono le falsità che la Questura ha sostenuto, prontamente riprese dai giornalisti, ma non corrispondono a verità. Che senso avrebbe abbandonare gli autobus sul Ponte del Varlungo, su una circonvallazione deserta? Una tesi che serve solo per tentare di giustificare delle violenze efferate e gratuite.

Le dichiarazioni di Valter Mazzetti del FSP della Polizia di Stato dimostrano che quando sei indifendibile la miglior difesa è l’attacco “L’aggressione da parte dei tifosi dell’Atalanta contro la Polizia avvenuta ieri sera a Firenze è un fatto di estrema gravità. Fermare una colonna di autobus in transito, scendere armati e travisati e aggredire le Forze dell’ordine è inammissibile, è la prova ulteriore, che certo non serviva, di come la violenza in queste occasioni sia preordinata, cieca, spudorata, praticata consapevolezza di non subire conseguenze degne di preoccupazione. Questo è un fatto ormai innegabile, eppure non vediamo alcuna seria contromisura a tanta inciviltà criminale, mentre per i poliziotti andare a volgere questi servizi d’ordine equivale ad andare in guerra, nel senso dell’assoluta certezza di trovarsi di fronte chi ha giurato loro odio eterno e voluta e convinta volontà di fargli del male”.

Ma le menzogne hanno le gambe corte, chiunque ha potuto assistere ai fatti sa cosa è successo e Sostieni la Curva sta raccogliendo materiale per dimostrarlo (la mail a cui indirizzare le testimonianze è sostienilacurva@tim.it). La Questura è riuscita in poche ore a fornire versioni contraddittorie: prima si parla di un poliziotto salito solo aggredito all’interno di un pullman atalantino, poi si descrivono tifosi e armati inferociti che assaltano la polizia. Peccato che nessun bastone né asta siano stati trovati nella perquisizione dell’autobus.

Nel frattempo i ragazzi feriti sono parecchie decine. Quello che è accaduto emergerà con chiarezza, perché molti lo racconteranno e in tanti sono consapevoli di quante bugie dichiarano i tutori dell’ordine in questo Paese quando compiono degli abusi.

Quello che resta da chiarire è il senso di un’azione al momento incomprensibile. Attaccare un pullman per affibbiare l’ennesimo DASPO a tutti quelli che vi viaggiavano sopra per indebolire una Curva come quella atalantina, che non ha mai smesso di denunciare i soprusi e le leggi liberticide applicate negli stadi? Poliziotti che credono di fare impunemente ciò che vogliono urlando “Adesso mandiamo metà di voi in Questura e l’altra metà in ospedale”?  E’ la mancanza di numeri identificativi a far sentire i poliziotti così certi i di non pagare mai per i loro abusi? Oppure ciò che è successo questa notte è imputabile all’accanimento della questura di Bergamo mai doma nella sua battaglia per annientare il mondo ultras? Lo capiremo anche dalle reazioni a questa violenza gratuita e ingiustificabile.

* da BGReport 

Vedi anche: http://contropiano.org/interventi/2019/03/02/e-salvini-rischia-di-finire-fuori-curva-a-bergamo-0112931

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2 Commenti


  • antonio

    “rumori di manganello” e “veline questurine” si mostrano “virilmente” in una delle tante vigilie del “governo del cambiamento”!
    Cambiamento poi non tanto visto che: la musica è sempre la stessa e anche i “suonatori” lo sono! Quello che sicuramente sta cambiando è l’orizzonte che ha una sua chiara impronta reazionaria. Impronta e pratiche nelle quali i “corpi di polizia” risultano essere perfettamente integrati in quel “blocco sociale” che sostiene e fa da tutore all’attuale governo del “cambiamento” emulo di ben altri “governi” e comportamenti. Questi gesti e pratiche autoritarie; che riportano fortemente indietro la storia, fino ad emulare il “ventennio” fascista non riescono ancora a smuovere la coscienza di qualche “smemorato (?)” che dovrebbe ricordarlo quel tempo; avendolo quantomeno vissuto ( se ancora fosse in “vita”).
    Buona giornata; se possibile!


  • Santiago

    Partita La Spezia Livorno. Curva Nord amaranto:
    “Ciò che abbiamo visto e a cosa abbiamo dovuto assistere nella trasferta di Spezia ha del paradossale – si legge – per non dire premeditato. Dopo aver girato a vuoto per un’ora e aver percorso dieci chilometri (a bordo di autobus di linea messi a disposizione dal servizio d’ordine) arriviamo al settore, a differenza dei pulman dei club che sono stati portati subito allo stadio facendo un altro tragitto. Nessuno al prefiltraggio, entriamo senza che ci venga controllato il biglietto, al 25′ del primo tempo. Fuori tutto liscio sotto il profilo dell’ordine pubblico. Entriamo e, a parte qualche provocazione da parte di qualche steward, gli animi sono accesi, ma tutto si risolve in qualche spinta, discussioni verbali e niente più. Specifichiamo – proseguono – momenti di tensione e non di danneggiamenti. Passato qualche minuto di calma, solo apparente, ecco il reparto celere, almeno una quarantina che con veemenza e fare minaccioso dapprima staccano e si portano via una nostra pezza, poi recuperata: senza preavviso cominciano ad avvicinarsi. I ragazzi del gruppo con intelligenza si mettono nel mezzo, il settore è pieno di famiglie, anziani e tifosi dei club. Alla polizia poco importa, nonostante tutti siano disarmati, a volto scoperto e chiedendo più volte un dialogo, ecco le cariche almeno quattro o cinque che si protraggono per almeno 10 minuti”.

    “Alla fine di queste cariche “di alleggerimento” molti di noi hanno le teste aperte e parti del corpo tumefatte da una violenza che avevamo fortunatamente dimenticato nel corso del tempo. Nonostante gli appelli nostri e della gente normale che con rabbia invitava la polizia ad andarsene, fino a compimento del loro lavoro, il reparto celere non è uscito dal settore. Concludiamo ribadendo l’importanza dei numeri sui caschi della polizia, un riconoscimento per far sì che queste ingiustizie abbiano un nome e cognome. Ci chiediamo inoltre cosa sia successo di talmente grave da meritarsi un comportamento così aggressivo, senza nessun tentativo di mediazione o di farci capire cosa nel caso avessimo sbagliato, nonostante avessimo un regolare biglietto perdendo pure un terzo di partita. Anche qui come a Firenze proprio nella stessa serata, qualcosa a livello di ordine pubblico non ha funzionato nonostante la volontà nostra di assistere semplicemente alla partita”.

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