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Roma. Continua la “guerra di mala”

 

L’ultimo morto ammazzato nella “guerra di mala” a Roma (trentatre omicidi solo nel 2011) si chiamava Antonio Rinaldi, aveva sessantaquattro anni, si occupava di aste immobiliari, Un’aria per bene, dicono i vicini, viveva con la mamma anziana e la badante all’attico di un palazzo in via Fontanile Arenato (zona Bavetta) ma aveva alcuni precedenti per droga. Un killer lo ha aspettato nel garage dell’edificio e gli ha sparato in pieno viso.
Per Roma, in soli ventiquattro giorni, è il terzo omicidio dall’inizio dell’anno, il trentaseiesimo dal gennaio del 2011. Antonio Maria Rinaldi è rientrato a casa su una «Smart» attorno alle due di ieri pomeriggio. Insieme a lui al volante della macchina c’era Martino Tosti, una sorta di factotum e collaboratore di Rinaldi. Tosti è sceso lungo il passo carrabile in via del Fontanile Arenato 310 ed ha parcheggiato. Rinaldi è uscito dalla macchina quando dall’oscurità, secondo il testimone, è uscito «un uomo con un cappuccio» che ha sparato subito dopo un’esclamazione: «Dammi i soldi!». L’assassino, stando al testimone, è uscito a piedi dalla rampa del garage. Alcuni passanti hanno descritto un «tipo strano che si è infilato in una traversa di via del Fontanile Arenato». Lo sconosciuto potrebbe essere la stessa persona che ha fatto fuoco. Una telecamera davanti al condominio avrebbe ripreso la fuga e la polizia ha prelevato il nastro con le immagini per esaminarle. L’uomo accanto a Rinaldi, sentito a lungo in Questura, ha parlato di una valigetta portata via alla vittima. Ma gli investigatori dubitano del racconto e sono convinti che l’omicidio sia l’epilogo di un agguato preparato con cura. La precisione dei colpi fa pensare a un professionista, anche se «verranno fatte verifiche» sull’ipotesi rapina. Nelle indagini è entrata anche la Direzione Distrettuale Antimafia che vede «analogie» con alcuni degli episodi che hanno costellato l’escalation criminale degli ultimi mesi.
 Rinaldi, era titolare all’Eur di un’agenzia di aste immobiliari. Tra le ipotesi sul nuovo delitto c’è chi intravede l’usura, ma anche una serie di «bidoni» legati proprio alle vendite immobiliari e non si esclude neppure il riciclaggio. La polizia per ora sembra concentrarsi sugli affari della vittima. Rinaldi, prima di andare all’Eur, aveva gestito un’agenzia in Prati vicino al Tribunale e che si occupava soprattutto di aste giudiziarie nel settore immobiliare.

Il verminaio delle aste giudiziarie sugli immobili: una pista da seguire

“Un esperto di aste che conosce bene quel mondo confessa candidamente: “Per un acquirente che decida di concorrere da solo, le speranze di concludere positivamente l’affare si assottigliano e di molto e soprattutto si assottigliano le previsioni di strappare un immobile a prezzi stracciati. Quello è mestiere per chi sa tenere a bada le offerte fino a far crollare il prezzo ed entrare in gioco solo quando le decurtazioni hanno fatto precipitare il valore del bene”.
Un gioco di nervi, ma anche e soprattutto di astuzia. Che autorizza metodi spicci, come l’allontanamento preventivo dei concorrenti o i patti di cartello che consentono la turnazione alle aste di gruppi organizzati. Si calcola che a rischio sia almeno il venti per cento delle compravendite, in cifre due miliardi di euro all’anno. Con buona pace del fisco che vedrà volatilizzarsi parte del proprio gettito in favore di una “tassazione criminale”.
Il sistema prevede che la vendita sia gestita da un giudice. Ma, con l’obiettivo di velocizzare le transazioni e smaltire l’arretrato, chiudendo in tempi ragionevoli procedure esecutive che durano anche 15 anni, dal primo marzo 2006 si è introdotta la delega ai professionisti. Avvocati, commercialisti, esperti contabili, oltre ai notai che già operavano in precedenza, possono ora procedere alla vendita.
Le aste sono pubbliche, chiunque può assistervi – gli annunci compaiono sui giornali e su Internet – e chiunque, meno che il vecchio proprietario, può concorrere. Nella vendita senza incanto le offerte arrivano in busta chiusa e rimangono segrete fino alla data fissata per l’aggiudicazione. Nel sistema con incanto, invece, le offerte vengono formalizzate a voce. La procedura prevede un sistema alternato fino a sei tentativi, esauriti i quali l’immobile scende ancora di prezzo e si ricomincia. Prima di farsi avanti, nella prassi, si seguono delle regole. “C’è da sapere intanto – spiega la fonte che opera nel mondo delle aste – a chi appartiene l’immobile. Il nome del proprietario, soprattutto in certi ambienti, può dire molto e un passaparola sotterraneo consente di sapere se non ci sono ostacoli o se ci sono interessi precisi su quella casa, su quel terreno o su quel capannone industriale. La regola, in questi casi, è starsene alla larga il più possibile. Tutto deve svolgersi nella massima segretezza sino al momento dell’asta. Nei fatti però, basta conoscere in anticipo se ci sono altri potenziali acquirenti e avvicinarli, o contattarli appena dopo l’aggiudicazione per costringerli a ritirarsi o a pagare una tangente per ottenere il via libera all’affare e il gioco cambia”.  Così Enrico Bellavio, poco meno di un anno fa ricostruiva su La Repubblica il verminaio delle aste giudiziarie sugli immobili.
L’inchiesta completa e interessantissima è su: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/02/25/news/il_bluff_delle_aste_giudiziarie_nelle_mani_di_boss_e_affaristi-12875215/

Ma il verminaio delle vendite truccate nelle aste immobiliari, torna a sfiorare nuovamente l’entourage della Giunta Alemanno e dei “forchettoni neri”. Sull’unità del 7 e del 20 gennaio 2010, la giornalista Maria Grazia Gerina ha rivelato: La polizia giudiziaria ha rintracciato diversi conti aperti, presso la Banca Mediolanum di Roma, a nome di intestatari fittizi. Alcuni sono omonimi delle famiglie truffate, altri sono stati aperti in precedenza, a nome di persone inesistenti… 8 di questi 54 assegni, per una valore di 80 mila euro, dopo questi giri, vengono incassati da Francesco Maria Orsi, 44 anni, broker, specializzato in aste immobiliari e assicurazioni. Tre anni fa, Orsi riesce a scalare il Campidoglio accanto al candidato sindaco Alemanno che lo delega al Decoro urbano e all’Expo di Shanghai”. Nel gennaio del 2011 la Guardia di Finanza ha fatto irruzione a casa sua, gli ha messo a soqquadro l´ufficio, ha portato via computer, agende e una valanga di documenti. L´avviso di garanzia: riciclaggio, reimpiego di capitali illeciti, corruzione, persino «cessione di cocaina nel contesto di festini con prostitute in Roma fino al 2009».

In archivio consulta:
http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/6069-i-forchettoni-neri-prima-puntata

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