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Roma. Un morto “pesante” nelle relazioni tra neofascisti e criminalità organizzata

C’ è stato un agguato mortale oggi a Roma, nella esclusiva e ricchissima zona di via della Camilluccia. Ma l’uomo ucciso nella sua abitazione non è un personaggio qualsiasi.
Si tratta di Silvio Fanella, agli arresti domiciliari dopo la condanna a 9 anni pel’operazione di maxiriciclaggio che coinvolse Telecom Italia Sparkle – Fastweb e aprì un vero e proprio vaso di Pandora. Ma nella sparatoria di oggi c’è
anche un ferito grave molto interessante. Si tratta di Giovanni C., (chissà com’è ma il cognome non è stato reso noto anche se secondo alcune fonti si tratterebbe di Giovanni Battista Ceniti) di ventinove anni, esponente neofascista ritenuto vicino a Casa Pound, che secondo le prime ipotesi avanzate degli inquirenti farebbe parte del commando che ha ucciso Fanella.
L’esponente neofascista ferito è stato portato in codice rosso al Policlinico Gemelli dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico perché colpito da un colpo di arma da fuoco. Le sue condizioni sono gravi e la prognosi è riservata. Nel frattempo il capo di Casa Pound Iannone smentisce ogni legame tra il ferito e la sua organizzazione minacciando querele a chi afferma il contrario. Ceniti risulta comunque essere stato un militante di Casa Pound in Piemonte fino al 2012, ma poi secondo Iannone sarebbe stato espulso. Se ricordiamo bene però anche nel caso di Casseri a Firenze -il fascista che uccise due immigrati senegalesi – il modello di reazione da parte del capo di Casa Pound fu esattamente lo stesso. 

L’uomo ucciso, Silvio Fanelli, era considerato il cassiere di Gennaro Mokbel, l’imprenditore neofascista romano condannato a 15 anni, uno che al telefono si vantava di avere “80 uomini delle forze d’ordine a libro paga” e con ottimi collegamenti con il boss della criminalità del litorale romano, Fasciani. Con il quale si fa intercettare al telefono mentre decanta le possibilità di fare un mucchio di soldi con l’operazione Punti Verdi Qualità avviata dal Comune di Roma alcuni anni fa.
Durante le indagini sull’affaire Mokbel, la magistratura, fra le molte altre cose, indica i rapporti di Mokbel con Antonio D’Inzillo, uno dei fondatori dei gruppo terroristico di estrema destra dei NAR e noto sodale della Banda della Magliana: il personaggio del “Nero” del film e della fiction “Romanzo criminale” è ispirato a lui. Ma della cricca di Mokbel fa parte anche un certo Silvio Fanella, che i magistrati considerano il cassiere della cricca stessa.
Nel luglio 2000, Fanella aveva rilevato il 50% delle quote della “Mondo Verde”, una società fondata dal noto fascista che per un periodo è stato il capo della segreteria del sindaco Alemanno, Antonio Lucarelli, e da due suoi cugini. In quella data, Antonio Lucarelli aveva già lasciato l’impresa, impegnato nel suo ruolo di portavoce dell’organizzazione di estrema destra Forza Nuova: è lui che gestisce le mobilitazioni contro il Gay Pride, arrivando a minacciare l’uso della forza per impedire fisicamente la manifestazione dei “froci”. Dopo pochi mesi, però – rivela l’Espresso – Silvio Fanella rivende le sue azioni ad “una ditta amministrata da tal Fabrizio Moro. Sarà un caso, ma Moro è un amico di Lucarelli. Sarà una coincidenza, ma per la Mondo Verde targata Moro lavorerà in alcuni progetti – come ha rivelato Repubblica – il cognato di Gennaro Mokbel”.

Fanella, nel 2010 era stato accusato di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata finalizzata al riciclaggio: era accusato dalla procura di Roma di aver “organizzato, diretto e controllato, con altri, il materiale trasferimento delle somme indebitamente sottratte all’erario e il relativo reinvestimento in attività lecite ed illecite, il controllo delle attività investigative in atto, l’assistenza alle famiglie degli associati che si erano allontanati dal territorio nazionale, l’intestazione fittizia di beni riferibili all’associazione medesima in Italia e all’estero, la movimentazione di somme e preziosi in Italia e all’estero e il rientro nel nostro Paese dei capitali illecitamente acquisiti, ai fini del loro reinvestimento e in particolare ai fini dell’acquisto di immobili, attività commerciali, preziosi e altri beni”. Per la Procura della Repubblica di Roma, Silvio Fanella, assieme al neofascista Mokbel ed altri, aveva avuto un ruolo nella costituzione di “alcune società in alcuni paesi appartenenti alla ‘black list’, impartendo direttive mediante ordini trasmessi per via telematica, inviando emissari all’estero, gestendo di fatto la collocazione e la distribuzione dei capitali illecitamente acquisiti”. Il processo per la maxitruffa, si è concluso con le assoluzioni del fondatore di Fastweb Silvio Scaglia e dell’ex ad di Tis Stefano Mazzitelli, mentre Mokbel e Fanelli sono stati condannati.

La compravendita di preziosi, in particolare diamanti, era uno dei canali usati, insieme ad opere d’arte, dipinti e sculture, per il riciclaggio da parte del gruppo di Mokbel, e proprio Silvio Fanella era uno degli uomini chiave dell’inchiesta.  Le piste dei diamanti come è noto portano in Africa e chi sarebbe morto in Africa? Il fondatore dei Nar Antonio D’Inzillo, il “nero” collaboratore di Mokbel. Ma il suo cadavere non è stato mai trovato perché sarebbe stato subito cremato in Kenya. E se fosse ritornato dall’oltretomba a riscuotere qualcosa? L’omicidio eccellente di oggi a Roma riapre scenari inquietanti – ma non certo sorprendenti – sulle connessioni tra fascisti e criminalità organizzata che in questi anni abbiamo cercato di documentare ampiamente.

Per saperne di più: Il lavoro sporco dei fascisti del terzo millennio

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