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Altri fascisti arrestati per l’omicidio del “cassiere di Mokbel”

Nuovi arresti e perquisizioni in tutta Italia per l’omicidio di Silvio Fanella, meglio noto come il cassiere di Gennaro Mokbel, ucciso a luglio nella sua abitazione di Roma alla Camilluccia.

Solo due nomi di arrestati sono stati finora rivelati dagli investigatori, un è assai noto ed è quello del fascista Emanuele Macchi di Cellere, ex membro dei Nar, già arrestato nel marzo 2012 – poi condannato a 12 anni, in primo grado – per un traffico internazionale di cocaina da Santo Domingo ma stranamente mandato rapidamente agli arresti domiciliari. Da cui era naturalmente subito evaso, venendo però poco dopo fermato dalla polizia francese in Provenza. Contropiano si era già ocupato della vicenda più volte, come si può vedere ai link che seguono

http://contropiano.org/archivio-news/documenti/item/26260-arrestato-in-francia-fascista-pesante-italiano-evaso-dai-domiciliari,

http://contropiano.org/politica/item/7737-il-lavoro-sporco-dei-fascisti-del-terzo-millennio, http://contropiano.org/politica/item/7258-arrestato-un-fascista-e-trafficante-di-droga-strano?

L’altro è Manlio Denaro, già coinvolto nelle indagini sulla truffa Fastweb Telecom Sparkle messa in piedi da Mokbel, ma meglio noto per essere stato legato per anni a Luca Signorelli e altri fascisti “militari” degli anni ’60 e ’70. Non proprio uno di primo pelo, insomma.

Gli arrestati di oggi sarebbero però quattro, tra cui una donna. Per l’omicidio di Fanella erano già stati arrestati, come esecutori materiali, Giovanni Battista Ceniti, di Casapound, rimasto ferito durante il delitto, Egidio Giuliani e Giuseppe Larosa, rintracciati a Roma e a Novara lo scorso 7 settembre. E proprio Novara sembra essere uno dei centri principali dell’indagine. È stata infatti perquisita la sede della cooperativa sociale Multidea, fondata tra gli altri da Egidio Giuliani, nata per fornire un lavoro ai detenuti del carcere locale, in modo che potessero accedere ai benefici di legge. Larosa è invece uno dei “soci”.

Ma l’operazione riguarda anche numerosi altri territori, come il litorale romano di Ostia, in Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige. Gli indagati sarebbero tutti personaggi della destra fascista “pesante”, ed anche malavitosi con cui avrebbero fatto “affari”.

La cosa da sottolineare è che l’operazione è guidata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, non dagli organismi che istituzionalmente seguono l’eversione fascista (Digos, la sezione specifica dell’Aise, ecc). Come se la frenetica attività dei vari Carminati, Brugia, Giuliani, Macchi di Cellere e compagnia cantando non fossero mai state ritenute degne di attenzione. Una “stranezza” che ci conferma in pieno i dubbi sollevati in occasione dell’ultima relazione semestrale dei servizi segreti al Parlamento (http://contropiano.org/editioriali/item/25153-servizi-segreti-e-fascisti-distratti-indulgenti-complici?). In particolare, ci risultava davvero curioso che l’estensore della relazione considerasse inutile monitorare le attività dei fascisti, dedicando loro solo una mezza paginetta secondo cui sarebbero stati “impegnati nel sociale e nell’attività sulla rete per allargare la base della loro militanza”. Come “allargamento”, tra Mafia Capitale e omicidi per contendersi diamanti o appalti, non c’è male…

 

 

 

 

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