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Primarie Pd, qualche precisazione…

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Nel gran giorno della “kermesse” propagandistica del PD è il caso di precisare alcuni punti di terminologia politica cercando di svelare l’inganno nel quale risulteranno avviluppati elettrici ed elettori che coltivassero la ventura di recarsi ai cosiddetti “gazebo”.

Prima di tutto non si tratta di elezioni primarie perché l’esito di esse non sarà utilizzato (come invece accade negli USA) in successive elezioni “secondarie”.

Si tratta soltanto di una scelta interna a un partito che preferisce questa via, assolutamente non congrua rispetto al tipo di sistema politico impostato in Italia dal dettato costituzionale, per scegliere i propri organismi più o meno dirigenti.

E’ del tutto arbitrario sostenere, come ha fatto Renzi nei giorni scorsi, che oggi si sceglie “il premier”.

Oggi chi intende occuparsi delle cose del PD sceglie alcune figure (il segretario, i membri di una pletorica assemblea nazionale) del “partito” per il “partito”.

L’inganno, piuttosto grossolano, nasce da un’altra forma di mistificazione ben più grave: quella relativa all’introduzione, in Italia, della cosiddetta “democrazia governante” proveniente dal modello USA adattato malamente.

Quello della “democrazia governante” è stato un veleno inoculato da Arturo Parisi, Romano Prodi, Mario Segni, Marco Pannella (tutti feroci nemici della sinistra) con la clamorosa accondiscendenza del PDS che pensava soltanto al governo quale espressione – finalmente – dell’accesso ai salotti (neppure alla stanza dei bottoni di Nenni, che si era già dimostrata non esistere. I bottoni in realtà li avevano tutti in tasca Andreotti e la P2, ma  proprio e soltanto i salotti nel più classica accezione dei “parvenu”) e soci nel momento in cui, stipulato il trattato di Maastricht e caduto il muro di Berlino, si pensava che il pensiero unico “liberista” avrebbe rappresentato una sorta di “Reich millenario”.

Un colossale pasticcio dal quale nacque un’incredibile alternanza tra l’estrema destra populista rappresentata dal berlusconismo e un coacervo che copriva tutto l’arco dell’ideologia politica partendo dal trotzkismo fino agli epigoni di Gladio e della CIA.

In quel frangente fu così’ raccontata la favola di un’inesistente “seconda repubblica”.

Naturalmente questa storia della “seconda repubblica” e delle “primarie” ha potuto essere raccontata grazie ad un complesso di incredibili complicità che hanno coinvolto l’intero sistema mediatico, facendo leva sullo sconcerto causato su gran parte del corpo elettorale dalla vicenda di Tangentopoli: sacrosanta nel suo svolgimento ma manipolata nella sua narrazione allo scopo di distruggere tutti i livelli di intermediazione politico – sociale e, in particolare, i partiti al fine di sviluppare quel meccanismo rivelatosi egemone e definito “antipolitica”.

Un’assunzione di “antipolitica” dalla quale è nato un soggetto come il M5S, figlio diretto di questo incredibile stato di cose protrattosi per un ventennio: adesso chi lo ha creato chiede di combatterlo con accenti da “patria in pericolo” e da “linea del Piave”.

Non è mai esistita alcuna “seconda repubblica” perché non è mai stata modificata la Costituzione nei punti riguardanti la forma dello stato, la forma di governo e il parlamento: chi ci ha provato, D’Alema, Berlusconi, Renzi, si è scottato trovando un’ostilità generale, ed è grazie a quest’ostilità che manteniamo ancora un barlume di assetto democratico.

E’ stata mutata soltanto la legge elettorale, più volte e in due casi questo cambiamento è stato anche sonoramente sconfessato dalla Corte Costituzionale.

Ed è questo il punto conclusivo sul quale riflettere.

Oggi non si elegge niente e nessuno, si scelgono soltanto gli organismi dirigenti di una sedicente partito e questo fatto riguarda esclusivamente chi ha interesse in quella direzione.

In realtà il vero conflitto che attraversa questo sistema politico è quello riguardante l’idiosincrasia di tutti gli attori di questa commedia verso la suddivisione dei poteri: quasi realizzato l’assorbimento del potere legislativo in quello esecutivo grazie allo svuotamento del ruolo del Parlamento e la costruzione di maggioranze “drogate” composte da parlamentari “nominati” lo scontro, vero ed eterno ( i duellanti)  è quello con la magistratura, come dimostrano anche i fatti della più stretta attualità (e la stessa storia di questi vent’anni).

Uno scontro, anch’esso, dai contorni tutt’altro che limpidi.

In conclusione vale la pena, per capire meglio dove ci troviamo e dove stiamo andando rileggere un vecchio documento: quello di “Rinascita Nazionale” stilato della P2 nel lontano 1975.

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