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Il “governellum”. Imposto il voto di fiducia sulla legge elettorale

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Dimmi quale legge voti e ti diremo da quali partiti sarà composto il prossimo governo. Non si sfugge alla sensazione che le convergenze sulla nuova legge elettorale corrispondano precisamente a quelle sulle quali prenderà corpo l’esecutivo che emergerà dalle elezioni politiche del prossimo anno (Pd, Forza Italia, alfaniani con la Lega nel ruolo di “opposizione del Re di Prussia”).

La stessa forzatura nell’imporre la fiducia al Parlamento sulla legge che definisce i criteri della rappresentanza parlamentare, è un segnale pessimo ma emblematico. Decisioni analoghe erano state prese solo durante il fascismo, con la Legge Truffa del ‘53 (Scelba) ed infine con quella sull’Italicum voluta da Renzi (e poi smantellata dalla Corte Costituzionale). Insomma precedenti tutt’altro che rassicuranti sul piano della rappresentanza e della storia democratica del nostro paese.

Ed è proprio in nome del dogma della governabilità ad ogni costo che il governo ieri ha posto la fiducia sulla proposta di legge di riforma elettorale contenuta nel testo licenziato dalla commissione Affari Costituzionali. La “mossa” è stata accolta, giustamente, con contestazioni in Parlamento da parte delle opposizioni.

I deputati del M5S hanno urlato “venduta” alla ministra Finocchiaro sventolando le copie del regolamento di Montecitorio (per oggi pomeriggio hanno chiamato i loro aderenti in piazza a Montecitorio). Contestazioni sono arrivate anche dai banchi dei deputati del Mdp e di Sinistra Italiana. Ma l’esecutivo è intenzionato a procedere ed una seduta dei capigruppo ha già deciso i tempi delle procedure di voto.
I capigruppo di Montecitorio hanno deciso che i voti di fiducia saranno tre: la prima sui primi tre articoli dei cinque di cui si compone la legge elettorale, che saranno votate da oggi nell’Aula della Camera. La seconda fiducia, sull’articolo 2 sarà votata sempre oggi dalle 19:30, con dichiarazioni di voto dalle 17:30. La terza fiducia, sull’articolo 3, si voterà giovedì dalle 11 (dichiarazioni di voto dalle 9).

Nella stessa giornata di giovedì, si esamineranno gli ordini del giorno e ci saranno le dichiarazioni di voto ed il voto finale: questa ultima votazione in base al regolamento di Montecitorio, potrebbe essere con voto segreto.
Ad avanzare la richiesta del voto di fiducia era stato proprio il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato che è anche il proponente della nuova legge elettorale (il Rosatellum). Come previsto Forza Italia fa da sponda al provvedimento, con il capogruppo di FI Renato Brunetta che definisce “comprensibile” la richiesta di Rosato al governo “di porre la questione di fiducia come strumento per l’approvazione della legge elettorale”. Forza Italia, ha annunciato che, “voterà sì alla legge, pur non partecipando, ovviamente, alla votazione sulla fiducia”.

Il coordinatore di Mdp-Articolo 1 Roberto Speranza ha denunciato che: “Qui si sta scherzando col fuoco. Una legge che toglie la sovranità ai cittadini di scegliere i propri eletti viene approvata togliendo la sovranità al Parlamento. Non voglio credere che sia vero”. Giulio Marcon capogruppo di Sinistra Italiana a Montecitorio, denuncia invece la “scelta gravissima che impedisce al Parlamento di modificare una pessima legge elettorale fatta di nominati e liste bloccate”.

Siamo dunque in presenza di una forzatura inquietante ma non imprevedibile, anzi del tutto coerente con un sistema decisionale che ormai esclude la sovranità popolare sulle decisioni strategiche del paese. Queste vengono prese a Bruxelles e attuate automaticamente in Italia come negli altri paesi europei. Il ricorso o la necessità del consenso popolare è diventato un dettaglio fastidioso (e spesso di ostacolo come dimostrato dai referendum in Grecia, Gran Bretagna, Italia, Catalogna) e da limitare alle mere apparenze di una democrazia liberale.

E’ evidente ormai come nel paese esista una emergenza democratica complessiva che va dalle istituzioni alla gestione dell’ordine pubblico. Anche su questo va fatta una seria operazione verità, a cominciare con la manifestazione nazionale del prossimo 11 novembre proposta da Eurostop che proprio su questo intende lanciare un allarme e una vasta mobilitazione nel paese.

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