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La criminalizzazione dei sindacalisti. Il conflitto sociale diventa estorsione

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Scenari ottocenteschi e da lotta di classe “selvaggia”,. La ruota della storia nelle relazioni sindacali e nel conflitto sociale di questo paese continua a essere girata all’indietro.

In questi giorni a Piacenza sono arrivate alcune denunce con l’accusa di “estorsione” a tre sindacalisti della Usb impegnati nelle lotte della logistica. La tesi della magistratura è che i blocchi dei cancelli e i picchetti durante una trattativa sindacale, siano una forma di coercizione verso l’azienda tesa ottenere un risultato. “Noi ci opponiamo con fermezza a questo rovesciamento della realtà, ed è anche per questo che parteciperemo con determinazione allo sciopero generale e alla manifestazione nazionale che ha come tema “riportiamo in piazza la verità”, che nel nostro caso risulta un richiamo anche alla nostra specifica questione” afferma l’Usb in un comunicato.

E’ bene rammentare che l’accusa di estorsione è stata già utilizzata dalla magistratura contro i disoccupati organizzati di Napoli o gli occupanti di case a Roma. La incredibile tesi è che le azioni di lotta sull’obiettivo – il lavoro o una abitazione per chi non ce l’ha – siano una coercizione contro chi le nega ossia istituzioni, aziende, proprietà immobiliare nel tentativo di “estorcere” il lavoro o la casa. Una visione tutta padronale dei rapporti sociali e di proprietà che però viene fatta propria dai magistrati e assai spesso anche dalla “politica”.

Quello è inaccettabile è un capo di accusa grave e assurdo: la tesi della Procura è che nelle lotte si voglia “conseguire un ingiusto profitto patrimoniale” mentre dovrebbe essere chiaro a tutti che sono le aziende che ricavano un “ingiusto profitto” sulla pelle dei lavoratori, cercando continuamente di eludere norme di legge e di contratto, dai salari alla sicurezza. “Questo non ci meraviglia perché sappiamo che nel nostro paese gli spazi di democrazia e di conflitto vengono sempre più ristretti” sostiene l’Usb “A Piacenza come nel resto dell’Italia il Governo, a partire dal Ministro Minniti, vuole eliminare il conflitto come stanno già eliminando da tempo i diritti dei lavoratori”. Nei mesi scorsi alla GLS, l’azienda in cui è stato ucciso Abd El Salam, i facchini si sono mobilitati perché senza alcun avviso, in modo assolutamente opaco, si procedeva ad un cambio di appalto della cooperativa che avrebbe dovuto gestire il magazzino della distribuzione.

La verità è che nei magazzini della logistica il lavoro sia completamente deregolamentato, sia per la alta percentuale di lavoratori immigrati, sia perché – come nel Meridione – anche se sono lavoratori “italiani” il settore è in mano a società e cooperative legate alla malavita. Accade così che molti lavoratori siano senza regolare contratto o con buste paga false; abbiano straordinari non pagati e inquadramenti professionali non a norma; siano privati della necessaria sicurezza, sino ad arrivare ad infiltrazioni malavitose.

In tale contesto, puntuali sono arrivate le denunce di GLS a tre sindacalisti della USB: Issa Abu Abed e Riadh Zaghdane dirigenti nazionali di USB Lavoro Privato e Roberto Montanari dell’esecutivo confederale provinciale USB di Piacenza, accusati di voler “conseguire un ingiusto profitto patrimoniale” e ancora “mettendo in atto azioni di sciopero” per “l’assunzione di personale precedentemente dipendente della cooperativa…” e “attraverso condotte di presidio e picchettaggio degli ingressi”.

A Piacenza, in particolare, ma ormai un po’ ovunque, i facchini sono soliti alzare testa e voce per gridare il proprio diritto ad un lavoro dignitoso, rivendicazione che avanzano scandendo lo slogan SCHIAVI MAI.

Nel 2017 c’è chi si sente legittimato a mettere in discussione il diritto di sciopero grazie ad uno scenario di raffreddamento delle lotte ad opera dei sindacati confederali e allo smantellamento della legislazione sul lavoro ad opera anche dei governi sostenuti e guidati dal PD.

Dovranno però fare i conti con la volontà di difendere la democrazia manifestata dal popolo italiano col referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, con la determinazione dei lavoratori a non chinare la testa nei confronti di chi li vorrebbe nuovamente schiavi e con la fermezza di U.S.B. ad avanzare in una pratica di sindacato di classe, coerentemente e radicalmente dalla parte di chi è sfruttato.

Su questo aspetto della criminalizzazione conflitto politico e sociale nel paese, venerdi pomeriggio a Roma la Piattaforma Eurostop ha organizzato una assemblea pubblica (ore 16.00 sala di via Galilei 53) a cavallo tra la giornata di sciopero generale del 10 e la manifestazione nazionale di sabato.

 

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