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#11Novembre. Manifestazione fortissima, alla faccia loro

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Scriviamo questo resoconto la mattina dopo, perché – lo confessiamo senza problemi – eravamo anche noi tutti in piazza, quasi increduli di quanta gente fosse scesa a manifestare. E siamo rientrati stanchi, felici e bisognosi di pensare bene a cosa dire.

Inevitabilmente, la prima osservazione riguarda “il nemico”. Mai avevamo visto un così compatto muro di omertà mafiosa contro una mobilitazione di massa. Un muro di silenzio mediatico che costituisce ormai il complemento strutturale della strumentazione più volgarmente repressiva. Sia prima che durante e dopo lo sciopero generale e la manifestazione di ieri. E dire che di giornalisti in piazza se ne sono visti, hanno registrato interviste, fatto domande. Di tutto ciò nulla è arrivato a diventare “prodotto finito”, ossia informazione destinata a raggiungere il pubblico.

Evidente dunque, che “l’ordine regna in redazione”. Meglio dare notizia di qualsiasi stupidaggine, piuttosto che rendicontare di una fetta consistente di un “blocco sociale in formazione” che porta in strada non solo malcontento, ma rivendicazioni, dignità e capacità di indicare un avversario chiaro, un responsabile del malessere sociale crescente. Neanche le capocciate sul naso riuscirebbero a far cambiare atteggiamento a certi “professionisti” della disinformazione di regime, ormai impegnati a far crescere il fascismo nello spazio informativo nella speranza di alimentare abbastanza paura da dirottare sui “partiti di governo” (dai “fascisti ripuliti” fino ai bersaniani più sfigati) il prossimo voto.

Ne prendiamo atto e proviamo noi a coprire a lacuna.

Quella di ieri è stata una prima, importante prova di riunificazione sociale e politica. Non della “sinistra” (parola da abbandonare, ormai), ma di un blocco sociale capace di darsi una visione politica. Ha sbagliato chi non c’era, e sbaglierà ancora se resterà fuori da questo processo.

Le immagini danno il senso dell’ampia composizione sociale e “etnica” che si è riunita. Mentre nelle redazioni blaterano, in piazza si è concretizzata più di altre volte l’unità materiale di lavoratori di qualsiasi colore e con qualsiasi contratto: italiani “popolani”, settentrionali e meridionali, neri, magrebini, asiatici e latinoamericani. Ed anche dipendenti pubblici, operai metalmeccanici, vigili del fuoco in divisa (con la polizia che voleva sequestrare – ad inizio corteo – uno scudo in dotazione perché “di metallo”), precari di tutte le età, facchini della logistica, disoccupati organizzati e non, studenti alle prime sortite fuori dai problemi settoriali (alternanza scuola-lavoro, tetti che crollano, ecc); occupanti e inquilini, delle case popolari o degli “enti in dismissione” che fanno ogni giorno i conti con sfratti, ingiunzioni, truffe. In questo senso si è rivelato decisivo il contributo della Usb reduce da  uno sciopero generale che si “è sentito”.

L’invito della Piattaforma sociale Eurostop è stato insomma raccolto da un fronte più ampio, fino a diventare il Comitato 11/11. Inequivoco lo striscione d’apertura: “Via il governo delle banche, della precarietà e dei manganelli”, che legava insieme i beneficiari di un modo di governare, la condizione esistenziale di chi è obbligato a lavorare “sotto padrone” e le pratiche repressive incaricate di mantenere entro i confini dell’insignificanza ogni protesta.

La fantasia e la vitalità irrefrenabile dei tanti giovani presenti ha prodotto un clima di festa contagioso, come se soltanto ritrovandosi tutti insieme nello stesso luogo e la stessa ragione ci si rendesse finalmente conto di non essere in pochi, come accade quotidianamente per gli innumerevoli conflitti locali. Come se si potesse solo ora realizzare che se siamo così tanti, allora qualcosa si può fare, qualche obiettivo si può raggiungere. Come se fosse stato finalmente rotto l’isolamento in cui ognuno è costretto, alla faccia dei media che continuano a praticare la censura.

Un fiume di persone che vogliono essere protagoniste della vita sociale e politica, non una pattuglia di arrabbiati che “sanno dire solo no”. Un fiume di gente che comprende benissimo come il governo sia al servizio di interessi sociali del tutto contrapposti e sotto lo stretto controllo di una “struttura sovranazionale” priva di qualsiasi legittimità democratica.

Le foto sono di Patrizia Cortellessa (tranne due, redazionali, in verticale)

Il video della manifestazione e a seguire alcune interviste realizzate da Radio Città Aperta.

https://youtu.be/XxRlCyQQCNI

 

– 15:10 #operazioneverità – intervista a Giorgio Cremaschi

– 15:30 #operazioneverità – Noi Restiamo, Bologna

– 16:25 #operazioneverità – Federazione del Sociale (USB)

– 16:35 #operazioneverità – Riad Zaghdane (USB)

– 16:50 #operazioneverità – Emiddia Papi (USB)

CONTRO UE DELLE BANCHE E GOVERNO GENTILONI interventi conclusivi#SCHIAVIMAI

Pubblicato da Federazione del Sociale USB su Sabato 11 novembre 2017

 

#obiettivoverita'

Pubblicato da Radio Città Aperta su Sabato 11 novembre 2017

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

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4 Commenti


  • marco

    pensate quanto maggiore sarebbe stato il successo di entrambe le manifestazioni se eurostop avesse aderito all’appello per la manifestazione commemorativa della rivoluzione di ottobre.
    Un’occasione persa…. l’unità e la ricomposizione tra compagni si fa anche venendosi incontro…
    Ma si sa….. noi siamo italiani….


    • Redazione Contropiano

      Te lo stai dicendo da solo, vero?…


  • marco

    no, lo sto dicendo a tutti.
    voi compresi.
    lo dico da semplice comunista di base.
    Non ho la tessera di rizzo. Li ho votati, ma prima che aderisca nuovamente ad un partito troppo tempo dovrà passare, dopo i 23 anni della mia vita regalati al PRC.
    E con parole semplici vi (a tutti eh? rizzo compreso) che queste risposte stizzite, questa incapacità a parlarsi, questo ignorarsi fino a dimenticare quanto per il semplice militante che viene da un lungo periodo di sconfitte, siano importanti anche momenti condivisi sulla propria identità.
    Questo modo di agire dovrebbe (e lo dico con molto rispetto) farvi capire, quanto poco avete capito della psicologia del semplice militante di base.
    Potenzialmente ci sarebbe un potenziale umano grandissimo da mettere in campo.
    Per quel poco che bazzico ormai le varie organizzazioni so che la manifestazione celebrativa dell’ottobre era stata convocata prima e che comunque i cento anni si festeggiano una volta sola…
    Magari per una volta “una tantum” si poteva far fare un passo indietro alle contingenze e lasciare lo spazio ad un momento simbolico.
    Perchè i simboli sono importanti, specie quando il morale è atterrato da venti e passa anni di sconfitte.
    Cara redazione, la vostra risposta mi ricorda quelle che mi deste quando espressi i miei dubbi sulla vostra scelta di appoggiare la raggi.
    Dubbi che ora, leggendo i vostri articoli, mi pare condividiate in toto.
    Ma qui non voglio aprire una polemica, quali siano i vostri contrasti con rizzo lo ignoro e nello specifico non mi interessa.
    qui si parlava di celebrare un centenario e voglio solo gettare un invito alla riflessione.
    La dialettica, le differenze, il dibattito, anche aspro va bene.
    Ma ci dovrebbero essere dei momenti in cui ci dovrebbe veramente sforzare di più ad affrontare il dialogo.


  • Gianfranco

    Mai avevamo visto un così compatto muro di omertà mafiosa contro una mobilitazione di massa”….. Ma dove eravate quando 70000 persone hanno manifestato contro gli obblighi vaccinali a Pesaro. Cari Compagni , forse vi sembrerà una cazzata, ma in quei giorni si è consumata una Delle pagine più nere della storia di questo paese dal dopoguerra ad ora è purtroppo non ne avete detto una parola come i pseudo giornalisti di cui vi lamentate adesso…..
    Un Saluto
    Gianfranco

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