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Oliver Stone: Pokemon Go serve a spiare i cittadini

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La moda lanciata dal “Pokemon Go” costituisce un “passo ulteriore nell’invasione della privacy” che potrebbe portare al “totalitarismo”: lo ha affermato il regista statunitense Oliver Stone, nel corso di una conferenza stampa di presentazione del suo film su Edward Snowden, agente dell’Nsa, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale Usa, responsabile dello spionaggio di milioni di persone.

Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, Stone – rispondendo a una domanda su eventuali problemi di sicurezza legati all’app – ha spiegato che alcune aziende stanno portando avanti un “capitalismo della sorveglianza”, controllando il comportamento delle persone.

“Non è divertente, quello che sta accadendo è un nuovo livello di invasione, con enormi profitti per aziende come Google che hanno investito una grande quantità di denaro nel ‘data mining’ su che cosa si compra, che cosa piace, come ci si comporta” ha proseguito Stone: “Alcuni lo chiamano capitalismo di sorveglianza: una nuova forma di società robot, è quello che viene chiamato totalitarismo”.

L’applicazione, che è possibile scaricare gratuitamente, è stata criticata perché potrebbe potenzialmente accedere all’account Google dell’utente, ivi compresi dati quali e-mail e password. Accusa rivolta in passato anche ad altri programmi e applicazioni di uso comune.

Da parte sua Snowden, oggetto dell’ultima fatica di Oliver Stone, sviluppa una cover per cellulari che impedisca le intercettazioni.
Ribattezzato “motore di introspezione”, si tratta di un apparecchio che permette di accertare se un cellulare sta condividendo dei dati o trasmettendo informazioni che potrebbero essere intercettate. L’ex agente dell’Nsa che ha rivelato al mondo – pagandone serie conseguenze – che le agenzie di intelligence statunitensi spionavano praticamente mezzo mondo, dai capi di stato agli imprenditori ai militari ai comuni cittadini, ha sviluppato il progetto insieme ad Andrew Huang.

Secondo quanto afferma il quotidiano britannico The Guardian, l’apparecchio – presentato al Mit Media Lab – consiste in una semplice “cover” da cellulare dotato di un display monocromatico che mostra se il telefono è “dormiente” oppure se sta trasmettendo anche in fase di spegnimento. Un possibile sviluppo futuro comprenderebbe la capacità di poter tagliare l’alimentazione del cellulare in caso di trasmissione indesiderata, ma al momento l’apparecchio rimane un progetto accademico – incentrato sugli snmartphone Apple – senza alcuna previsione di messa sul mercato.

Il “Motore di introspezione” tuttavia richiama l’attenzione su un aspetto dei cellulari a volte trascurate, il fatto cioè che si tratti di veri e propri dispositivi per il tracciamento: “A causa della maniera in cui funziona la rete di celle telefoniche, il cellulare lancia costantemente un segnale radio che lo identifica in modo unico preso la compagnia telefonica: questa identità non è salvata solo da quella compagnia, ma può essere intercetta anche da terze parti indipendenti e più pericolose”, ha spiegato Snowden.
La maggior parte dei cellulari disabilita le trasmissioni se posti in modalità aereo, ma secondo Snowden non è possibile fidarsi completamente: “Esistono delle app malware in grado di attivare dei segnali radio senza che vi sia alcuna indicazione da parte dell’interfaccia utente”.

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