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La risoluzione europea sul copryright rafforza i giganti del web

Il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sul copyright con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti. Si è concluso così un lungo processo di discussione che ha visto impegnati migliaia di attivisti in tutto in mondo in un’opera di sensibilizzazione nei confronti di un provvedimento storico (non ultimo l’appello di #SaveYourInternet), mirato a porre grossi freni alla libertà di informazione e di espressione attraverso una strutturazione verticale e tesa alla tutela degli interessi privati dei grandi editori e produttori.
Al centro della discussione sono l’articolo 11 e l’articolo 13 della direttiva.
Il primo prevede l’obbligo da parte delle aziende che operano su internet di stipulare degli accordi preventivi con gli editori per poter pubblicare anche solo brevi estratti degli articoli e delle notizie. Nello specifico, l’articolo tende a regolamentare l’utilizzo dei cosiddetti snippet, ovvero di quelle porzioni di codice nel quale vengono rese di pubblico dominio parole chiave e brevi descrizioni che rimandano all’articolo originario. Nonostante sia esente da tale regolamentazione “l’utilizzo di singole parole e di brevi estratti”, la vaghezza della formulazione non definisce in modo chiaro quali saranno i vincoli imposti effettivamente attraverso i filtri.
L’articolo 13 prevede invece che tutti i siti e le app siano considerati responsabili per la condivisione di materiali coperti da diritto d’autore. In sostanza, l’articolo obbliga le piattaforme a stipulare accordi preventivi con i detentori dei diritti e a evitare che tali contenuti vengano nuovamente condivisi.

L’articolo 13 esclude solamente una piccola categoria di aziende: quelle che hanno meno di tre anni di attività in Europa, un fatturato minore di 10 milioni di euro e meno di 5 milioni di visitatori unici al mese. Il problema sorge secondo molti esperti nella necessità di sviluppare filtri per poter garantire l’applicazione della censura a tutti i materiali. Conseguenza di ciò sarebbe la cosiddetta “censura involontaria”, ovvero un meccanismo di censura applicato indistintamente a tutti i materiali, siano essi sviluppati con fini satirici, politici e in generale come espressione di libertà.

Quella che in tanti vedono come una vittoria sulle grandi potenze come Google e Internet in favore dei diritti d’autore non avrà altra conseguenza che il rafforzarsi dello strapotere dei colossi privati.
Il voto del Parlamento europeo non comporta la liberazione dell’informazione dai padroni, ma soltanto una spostamento di padronanza.

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