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Zingaretti si è nascosto sotto i tavoli sull’emergenza abitativa?

Agli sgoccioli di questo 2021 dobbiamo costatare che il Governatore della Regione Lazio ed il suosStaff, compreso Assessore e capo di Gabinetto, per quanto riguarda le politiche abitative, non mantiene le promesse fatte alle parti sociali.

Non è per capriccio che il sindacato Asia-Usb, insieme al Movimento per il Diritto all’Abitare, ha chiesto più volte ed in varie forme di poter affrontare assieme al Governatore, all’interno di tavoli specifici, le criticità che attanagliano la città.

olevamo ripartire dal positivo incontro del 31 ottobre del 2019 che ha impresso una svolta nella vicenda Caravaggio. Su quel modello si sarebbe dovuta attivare una ‘gabina di regia’ in grado di sviluppare politiche abitative sia di carattere generale, che specifiche. Ma di fatto nulla di tutto ciò si è concretizzato.

Proprio per questo motivo l’11 novembre scorso attivisti e militanti della Lotta per la Casa si sono incatenati ai cancelli della Regione Lazio incontrando il Capo di Gabinetto appena nominato del Presidente Zingaretti.

Durante questo incontro sembrava si potesse avviare un confronto serio e a tappe settimanali sui vari temi, sempre con un occhio puntato sul problema generale, cioè sul fatto che nella nostra regione manchi un Piano Casa in grado di ribaltare la situazione esistente.

La freschezza di energia e di intenti del nuovo capo di gabinetto (ex direttore dell’Ater di Roma) ed anche la conoscenza della materia facevano ben sperare. Non è andata così. Una serie di rinvii hanno fatto sì che dei tavoli, ad oggi, non si è fatto nulla.

Sullo sfondo una città, Roma, che vive la crisi abitativa ormai a tutti i livelli, dall’affitto privato alle case popolari, passando per gli enti previdenziali, quelli assicurativi, i fondi, i Piani di Zona, le dismissioni selvagge, le occupazioni per necessità, vista l’assenza decennale di politiche abitative.

Su tutti questi temi a dettare la linea, anziché essere la politica, lo sono gli “altri”: palazzinari, tribunali fallimentari, finte cooperative e, in ultimo, la Prefettura, la quale detta letteralmente l’agenda a suon di sgomberi e sfratti (minacciati e/o eseguiti).

Nel frattempo migliaia di cittadini rimangono senza risposta e senza nessun tipo di interlocuzione possibile, ne sono un esempio:

– Gli inquilini di Fontana Candida, ricadenti in un Piano di Zona, così come gli abitanti di via Volonté intervento finanziato al 90% dalla Regione Lazio e poi venduto all’asta ad un’Immobiliare (450 mila euro per venticinque alloggi!), proprio su questi casi doveva svolgersi il primo incontro calendarizzato per il mercoledì successivo all’11 novembre.

– Gli inquilini, quasi tutti anziani, degli immobili dell’ex Sara Assicurazioni, in viale Palmiro Togliatti, vittime di una dismissione senza regole e senza meccanismi di tutela per chi non può acquistare.

– Le 4.500 famiglie sotto sfratto cui si aggiungeranno dal 1 gennaio 2022 quelle interessate da sfratti maturati da marzo 2020 in poi, e per le quali, una volta eseguito il rilascio dell’immobile, non vi sarà alcuna possibilità di accedere all’Edilizia Pubblica (essendo questa incredibilmente al di sotto della richiesta anche in condizioni normali)

Così alle emergenze storiche se ne aggiungono altre, di tipo nuovo, che classicamente non vengono affrontate e di conseguenza, rimangono irrisolte. Permanendo lo stato di emergenza non si va mai al nocciolo della questione, rimandando di volta in volta la riattivazione e soprattutto l’attuazione del Piano Casa del 2014, con i suoi fondi (Gescal) spariti chissà dove o spesi chissà come.

Di fronte a tutto ciò, vien da chiedersi, il Governatore non si sarà mica nascosto sotto il tavolo?

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