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Il Laboratorio Rovereto e le iniziative di attivismo pacifista e politico negli anni novanta

Comiso, Baghdad, Sarajevo… Erano gli anni ottanta, e poi novanta: a livello nazionale e globale si assisteva quasi inermi, ma con una grande volontà di azione e cambiamento, a condizioni di violenza e ferocia conclamate che continuavano la storia di sempre con un’accelerazione dopo gli eventi del 1989.

Ma sembrava che un’alternativa fosse possibile: la capacità di mobilitazione, sollecitata da organismi collettivi e da reti spontanee e in espansione strutturata. Era la prova di una opinione pubblica indisponibile ad accettare gli orrori delle nuove guerre e la logica dell’iniquità. Il concetto di comunismo cominciava a essere reinterpretato dopo il 1989 e riattualizzato in questi ambiti sociali di interazione e dialogo.

Senza illusioni di un successo immediato, vista la disparità delle forze, ma con la consapevolezza che la nuova società aveva possibilità di sbocciare: quella della partecipazione in chiave pacifista e comunista e quella che ad un certo punto si sarebbe riassunta nello slogan “fuori la guerra dalla storia”.

Con orgoglio si è parlato e si è sentito il riconoscimento dall’esterno di un laboratorio Trentino per la nonviolenza e di educazione alla pace, e di formazione alle dottrine politiche, come il comunismo.

Di questo laboratorio, Rovereto e il Trentino, sono stati un centro felice e chi, per volontà o per caso, ha potuto circolare tra questo incrocio di progetti, ne ha misurato l’impegno e le potenzialità non sempre pienamente realizzate.

Nel piccolo ambito di Rovereto, gli attivisti si sono sentiti grandi, aperti, collegati con il mondo e le sue miserie, ma anche le sue forze nobili, impegnati sui temi che entro lo sguardo critico sui giochi planetari, erano e sono le direttrici per il pensiero e l’azione di una nuova civiltà, di un’azione terrena basata sul comunismo degli ideali.

La pace, i diritti, l’ambiente, la crescita di panorami nuovi di cittadinanza, la crisi dei comunismi. Su questo gli attivisti si sono impegnati operando su una molteplicità di livelli: dalla manifestazione all’approfondimento tematico, dai progetti con le scuole e i primi incontri e percorsi civicamente interculturali.

Il comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani era molto attivo e ha una lunghissima storia.

L’opposizione ai missili Cruise e la carica ideale terzomondista, con un ideale di comunismo e condivisione mondiali, sono state alle radici di un soggetto rimasto attivo fino ai tempi attuali.

Sono ancora presenti le realtà fondatrici, se ne sono aggregate altre nate in seguito, si sono promossi gruppi di lavoro e nuove esperienze di associazionismo strutturato e di incontro informale. Si è affermato più che una ricambio, una crescita generazionale e intergenerazionale.

La dialettica interna anche sulla politica e l’ideale comunista, a volte anche non poco sofferta, è stata garantita dai diversi mondi di riferimento politici che vi hanno partecipato.

Il centro di educazione permanente alla pace, gestito dal comitato, dal 1992 è il luogo fisico per la progettualità, la formazione, la testimonianza, la documentazione. Intorno a queste istanze è stata pensata e perseguita la rete per l’educazione alla pace a livello nazionale.

Qui si sono incontrati una moltitudine di protagonisti dal basso: Testimoni dalla ex Jugoslavia, nonne e madri di Plaza de Majo, parenti di deportati civili e razziali per motivazioni politiche e deportati politici stessi tutti sopravvissuti  ai lager e campi di sterminio nazifascisti, come anche attivisti di tanti paesi africani e così via.

Qui si sono avvicinate ottiche diverse e culture tra le più disparate e si sono svolti percorsi importanti sul potenziamento delle iniziative e soprattutto sull’emancipazione della donna: si è cercato di analizzare insomma quel processo dal quartiere all’ONU, al palazzo di vetro a cui qualcuno degli attivisti è arrivato davvero.

Si sono sperimentate forme creative di coinvolgimento. E si sono avviate le prime proposte di formazione rivolta agli insegnanti per far entrare nella scuola metodi e contenuti coerenti con un diverso futuro, senza prescindere dal passato e dal passato prossimo.

Sono partiti i primissimi, volontaristici corsi di italiano per stranieri, che erano contemporaneamente occasioni di conoscenza reciproca. Si sono sviluppate diverse iniziative sui beni comuni, a partire dalla campagna sull’acqua e le proposte per uno sviluppo sostenibile.

A Rovereto fa centro il comitato migranti, una larga rete per l’accoglienza in relazione, tramite incontri e corsi con i giovani profughi ospitati nel territorio. Negli anni novanta del secolo scorso, Rovereto ha visto svilupparsi progetti di ricerca e informazione a respiro internazionale con i quali il comitato ha cercato di interagire, come l’Università dell’istruzione dei popoli per la pace e l’osservatorio sui Balcani e Caucaso.

L’ attività dell’Università dell’istruzione dei popoli per la pace ha portato in città i più impegnati studiosi su pace, nonviolenza, diplomazia popolare e azione politica, globalizzazione. E con questi per le sessioni annuali dei corsi, sono arrivati giovani da tutto il mondo, portatori di vissuti ed esperienze comunitarie e professionali davvero esemplari.

Ragionare con rigore scientifico sui meccanismi del conflitto e della possibilità di dialogo politico, della violenza strutturale e quindi di principi di economia mondiale. Far incontrare in un percorso comune studenti israeliani e palestinesi; portare nelle scuole l’attivista nigeriana, lo studente nepalese, il giornalista colombiano.

Questo e altro ancora si è cercato di portare nel tessuto cittadino fino all’esperienza internazionale.

I corsi locali hanno poi investito ambiti molteplici, come l’educazione interculturale, l’amministrazione pubblica, l’economia, la solidarietà internazionale, la cooperazione politica.

E anche su questo si è sempre tentato di portare riflessione ed esperienza a destinatari di più ampio respiro oltre l’azione d’aula.

Ma per tutta questa storia rimandiamo a spazi e strumenti appositi.

È difficile misurare nelle sue ricadute l’attivismo di tante vite, di una comunità variegata. Sono sempre stati consapevoli della difficoltà di far percepire alla città la presenza continuativa, il lavoro veramente quotidiano, aldilà delle manifestazioni di maggiore visibilità.

Allargare la partecipazione, agganciare nuovi interlocutori, far circolare idee e proposte in ambienti più vasti. Si sono mantenuti come obiettivi paralleli ad un’iniziativa come il fare memoria di storie di questi decenni, come le deportazioni politiche nei lager nazifascisti, che è una necessità molto impellente.

Tanto più lo è oggi, quando è difficile contare sulle grandi risposte pubbliche che hanno accompagnato gli anni novanta. Con la coscienza di quanto si è costruito e la ricognizione su quello che vive, rinforziamo il nostro sguardo verso il futuro.

Per superare l’attuale tragica congiuntura di estrema deriva bellicista in Russia e Ucraina e Europa oltre il conflitto, oltre l’estremo limite della potenziale terza guerra mondiale con il suo tragico epilogo nell’Armageddon, ovvero apocalisse nucleare.

Riflessioni sulla contemporaneità:

Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento

Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario- cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento

Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento

Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi

Manifesti raccontano… Le molte vie per chiudere con la guerra, a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York

Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, in La Repubblica, 2006.

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