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Dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, il partito comunista iraniano “Tudeh”, di orientamento filosovietico, fuorilegge e perseguitato durante il regime dello Sciah dopo il colpo di stato che depose Mossadeq, riemerse legalmente e inizialmente appoggiò la nuova Repubblica Islamica, valutandola come una rivoluzione “anti-imperialista”.

Questo sostegno alla Repubblica islamica fu criticato da altre forze di sinistra come una parte dell’Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano (che proprio su questo ebbero una scissione tra “Maggioranza” e “Minoranza”) e che cambiarono il loro nome da Organizzazione Guerrigliera dei Fedayn del Popolo Iraniano (OGFPI) – usata durante la clandestinità – con quella di Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano (OFPI).

Tra i critici della scelta del Tudeh c’erano anche i Mujahidin del Popolo.

Questi ultimi, pur con un passato progressista piuttosto sincretico tra nazionalismo, socialismo e islamismo, mano a mano che venivano repressi nei primissimi anni della nuova Repubblica Islamica, persero questo carattere e si resero disponibili come longa manu delle potenze imperialiste occidentali, Francia e Usa soprattutto. La loro sede principale all’estero era a Parigi.

I Mojaheddin del Popolo sono stati designati per decenni come organizzazione terroristica da diversi paesi (tra cui Stati Uniti, Unione Europea e Canada), ma questa definizione è stata progressivamente revocata negli anni che vanno dal 2000 al 2010 essendo ritenuta una forza di opposizione contro la Repubblica Islamica, utile allo scopo del suo rovesciamento.

Nel periodo 1982-1983 con il consolidamento del blocco di potere islamico e l’intensificarsi della guerra con l’Iraq, il regime rivoluzionario iraniano avviò una vasta repressione di tutti i gruppi di opposizione non allineati. Anche il Tudeh, nonostante il suo precedente supporto alla Rivoluzione Islamica venne colpito duramente.

Nel febbraio 1983, le autorità iraniane annunciarono l’arresto di massa della dirigenza del partito Tudeh, incluso il suo segretario generale, Nureddin Kianuri, accusati di essere una “quinta colonna” dell’Unione Sovietica. Il partito Tudeh fu formalmente e definitivamente bandito nel 1983. I suoi membri rimasti furono giustiziati, imprigionati a lungo termine o fuggirono all’estero.

La stessa sorte è toccata anche ai Feddayn del Popolo, nella componente definitasi “Maggioranza” e che aveva posizioni simili a quelle del Tudeh. Era andata molto peggio alla componente dei Feddayn del Popolo definita “Minoranza” che non hanno condiviso la scelta della maggioranza di sostenere il blocco di potere islamico dopo la Rivoluzione del 1979. La repressione contro di loro era iniziata già nel 1981.

Le definizioni e le distinzioni tra “Maggioranza” e “Minoranza” vanno desunte dai risultati di una votazione decisiva nel Comitato Centrale dell’Organizzazione che portò alla spaccatura.

In Italia erano presenti in quegli anni molti studenti iraniani militanti di queste organizzazioni. Abbiamo conosciuto e condiviso molte delle loro vicissitudini, qualche volta capendoci e qualche volta no.

Le drammatiche vicende dei comunisti iraniani, attivi e decisivi nella Rivoluzione iraniana del 1979, ma violentemente liquidati dalla Repubblica Islamica negli anni immediatamente successivi, sembrano confermare la amara metafora per cui “I comunisti e gli islamici condividono le galere e le proteste nelle piazze contro i regimi al potere e l’imperialismo ma quando uno dei due vince… l’altro torna in galera, o peggio”.

Un attento analista di quel mondo, Gabriele Mariani, commentando il comunicato del Tudeh valuta come corretto il “rifiuto dell’idea secondo cui il movimento di protesta sarebbe una “creazione dell’imperialismo statunitense o del regime israeliano”. Le proteste hanno radici sociali ed economiche interne”. Tuttavia, secondo Mariani, il comunicato cade nell’errore opposto quando liquida ogni riferimento a infiltrazioni esterne come mera propaganda. “Che esistano reti operative del Mossad in Iran è un fatto documentato da anni. Questo non delegittima le rivendicazioni popolari, ma rende ingenuo sostenere che non vi siano tentativi di strumentalizzazione. Le due cose possono coesistere, e nella storia quasi sempre lo fanno”.

Fatta questa breve premessa storica, riteniamo utile per i nostri lettori pubblicare i documenti del Partito Tudeh e dell’Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano (Maggioranza) sugli ultimi avvenimenti in Iran.

Significativamente, queste due organizzazioni comuniste denunciano il regime al potere in Iran (visti i pregressi sarebbe difficile immaginare una posizione diversa) ma denunciano e respingono con forza anche ogni ingerenza imperialista esterna, statunitense e/o israeliana che sia. “Se dobbiamo cambiare regime lo dobbiamo fare con le nostre forze” sembra essere la sintesi delle loro posizioni. Che questo possa realizzarsi nel contesto della brutale “normalizzazione” del Medio Oriente che gli USA hanno delegato a Israele è una incognita di non poco conto.

Buona lettura.

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Il documento del partito Tudeh

Condanniamo inequivocabilmente qualsiasi intervento dell’imperialismo statunitense, dello Stato genocida israeliano e dei loro complici interni nei delicati sviluppi del nostro Paese!

Una nuova ondata di proteste popolari, iniziata domenica scorsa in risposta alle intollerabili condizioni socio-economiche del Paese, si è notevolmente ampliata negli ultimi giorni. Questo movimento di protesta popolare, iniziato con uno sciopero nel bazar di Teheran, si è ampliato con la partecipazione di studenti provenienti da università di Teheran e di altre città del Paese, che chiedono cambiamenti radicali alla situazione attuale.

In seguito alle repressioni della polizia e delle forze di sicurezza e agli arresti su larga scala iniziati mercoledì scorso, la legittima lotta popolare ha assunto forme più intense e si è scontrata con una crescente violenza. I media riportano che sei persone sono state uccise e che negli ultimi giorni si sono verificati arresti di massa durante le repressioni della polizia.

Il Partito Tudeh dell’Iran ritiene giuste e legittime le proteste del popolo contro le disumane condizioni prevalenti, in particolare l’attuale schiacciante situazione economica e di sostentamento. Fin dall’inizio, all’unisono con le altre forze nazionali e democratiche del Paese, abbiamo sostenuto l’espansione e l’approfondimento di queste proteste popolari, chiedendo al contempo il mantenimento della calma, la continuazione di forme civili di protesta e il rispetto da parte della Repubblica Islamica delle legittime richieste del popolo.

In questa situazione estremamente delicata, in un momento in cui la maggior parte della repulsione della società verso la dittatura islamista al potere ha raggiunto il suo apice, il governo quasi fascista di Donald Trump, sfruttando l’enorme frattura tra la nazione iraniana e il regime islamico, ha dichiarato sfacciatamente venerdì 12 Dey: “Se l’Iran spara ai manifestanti e li uccide, gli Stati Uniti d’America verranno in loro aiuto”.

Questa posizione è un palese tentativo di interferire negli sviluppi interni dell’Iran, in particolare quando il regime di Velayat-e Faqih è totalmente incapace di districarsi dalla crisi, dall’instabilità e dalla costante paura del popolo, e cerca di prolungare la sua sopravvivenza esclusivamente attraverso la repressione e gli apparati di sicurezza militare.

L’ingerenza imperialista statunitense negli affari interni della nostra patria costituisce una chiara violazione della sovranità nazionale dell’Iran e serve solo a garantire gli interessi imperialisti in Medio Oriente e nel Golfo Persico. Un altro punto cruciale è che, date le politiche del governo di estrema destra di Trump e il suo pieno allineamento con il governo criminale e genocida di Netanyahu, che è alla guida della macchina bellica israeliana, qualsiasi intervento negli affari interni dell’Iran non solo è palesemente dannoso per la rivolta popolare contro la Repubblica Islamica, ma potrebbe anche avere conseguenze catastrofiche per il Paese.

L’aspirante al ritorno come Scià, a colloquio con Netanyahu…

Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran e stretto consigliere di Khamenei, ha sfruttato la dichiarazione di Trump per etichettare il recente movimento di protesta nel Paese come una cospirazione statunitense, affermando, tra le altre cose: “Con le posizioni assunte dai funzionari israeliani e da Trump, i retroscena della vicenda sono diventati chiari”.

Anche i media affiliati al governo in Iran hanno approfittato della situazione e, nonostante Pezeshkian avesse riconosciuto la legittimità delle proteste popolari, hanno sottolineato la necessità di intensificare la repressione delle manifestazioni popolari.

Il Partito Tudeh iraniano condanna esplicitamente e risolutamente l’intervento palese dell’imperialismo statunitense e dei suoi alleati regionali e nazionali negli affari interni dell’Iran. Le politiche irrazionali e antinazionali della dittatura Velayi degli ultimi decenni non solo hanno spinto milioni di cittadini alla povertà e alle privazioni, ma – proseguendo la politica estera di “esportazione della Rivoluzione Islamica” nella regione e cercando di ristabilire un “Impero Islamico” – hanno esposto il nostro Paese a disastrosi interventi stranieri.

L’esperienza storica degli ultimi ottant’anni – dal vergognoso colpo di Stato del 28 Mordad, portato a termine da agenti statunitensi e britannici in Iran, alle azioni dell’imperialismo statunitense e dei suoi alleati in tutto il mondo – dimostra che la politica del “cambio di regime” è sempre stata perseguita per servire gli interessi strategici dell’imperialismo globale e non potrà mai portare alla libertà, alla realizzazione dei diritti nazionali e democratici o alla sovranità del popolo sul proprio destino.

Il crescente movimento popolare nel nostro Paese non ha bisogno dell’assistenza del governo quasi fascista degli Stati Uniti o del governo criminale di Netanyahu. Attraverso l’unità d’azione tra le forze nazionali e progressiste, questo movimento può portare a termine con successo la lotta contro il dispotismo, sia esso sotto forma di Velayat-e Faqih o monarchia.

In queste circostanze critiche, invitiamo tutte le forze nazionali, democratiche e amanti della pace dell’Iran a schierarsi al fianco del popolo nella giusta lotta per realizzare le sue richieste legittime e umane.

Avanti verso l’unità e la solidarietà del popolo iraniano nella lotta contro il regime di Velayat-e Faqih.
Lunga vita alla pace; lunga vita alla lotta del popolo iraniano, che fatica e soffre da tempo.

Partito Tudeh dell’Iran
12 Dey 1404 (2 gennaio 2026)

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Documento dell’Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano (Maggioranza)

“L’Iran non ha bisogno del sostegno e dell’ingerenza di stranieri e di persone come il signor Trump per liberarsi dalla tirannia!

A seguito della diffusione delle proteste popolari contro il deterioramento della situazione economica nel nostro Paese, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che, se il governo islamico reprimerà le proteste, gli Stati Uniti sono pronti e hanno il dito sul grilletto per attaccare l’Iran e sostenere i manifestanti.

L’Organizzazione dei Fedayn del Popolo dell’Iran (Maggioranza), a differenza di alcuni falsi pretendenti alla guida delle proteste popolari, sostenitori della monarchia, condanna la dichiarazione pubblica di ingerenza del Presidente degli Stati Uniti negli affari interni del nostro Paese. Per liberarsi dalla tirannia, l’Iran non ha bisogno né del sostegno né dell’ingerenza di criminali di guerra, complici e partner in genocidi e crimini contro l’umanità, né di coloro che violano i diritti delle nazioni.

Il proseguimento delle politiche coloniali e imperialiste del governo statunitense, i cui esempi più recenti e lampanti sono il massiccio sostegno ai numerosi e continui crimini di Israele contro la popolazione dei territori palestinesi occupati, l’invasione e l’aggressione militare contro il Venezuela e il bombardamento di quel Paese, nonché il tentativo di intimidire e occupare la Groenlandia, è il principale fattore che contribuisce all’instabilità globale e alla diffusione di massacri, guerre e ingiustizie su scala internazionale.

Nel corso della loro lunga storia, l’Iran e il popolo iraniano si sono sempre affidati a sé stessi, alle lotte e alle rivendicazioni pacifiche per superare la tirannia interna. Qualsiasi tentativo di affidarsi agli stranieri e sperare che la loro influenza apra la strada a un futuro migliore si è sempre concluso con profonda disperazione e delusione.

La politica degli Stati Uniti, in particolare sotto la presidenza di Donald Trump, costituisce una flagrante violazione delle norme, dei principi e delle regole riconosciute a livello internazionale. Le azioni delle ultime tre amministrazioni statunitensi, tra cui il ritiro dal Piano d’azione congiunto globale (JCPOA), noto anche come Accordo sul programma nucleare iraniano, e l’imposizione di sanzioni paralizzanti, hanno contribuito direttamente a precipitare il popolo iraniano in una disastrosa situazione economica e in una quotidiana difficoltà di vivere.

L’Organizzazione dei Fedayn del Popolo dell’Iran (Maggioranza), in quanto forza patriottica e popolare, pur sottolineando che la causa principale dell’attuale stallo politico, economico e sociale risiede nella struttura di potere centralizzata e inefficiente della Repubblica Islamica, dichiara la sua opposizione di principio a qualsiasi sanzione e interferenza straniera e ritiene che tali politiche siano dannose per gli interessi del popolo, in quanto rafforzano le forze autoritarie, la mafia economica parassitaria e perpetuano la crisi politica.

Sebbene il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, il portavoce del governo e lo stesso il presidente della repubblica signor Massoud Pezeshkian abbiano sottolineato la legittimità delle rivendicazioni popolari e la necessità di un dialogo con i manifestanti, il proseguimento delle azioni repressive da parte delle forze di sicurezza e della magistratura dimostra che queste posizioni non riflettono la politica del governo nel suo complesso e che la repressione dei manifestanti non solo continua, ma si sta intensificando. La nostra organizzazione riafferma il suo incrollabile sostegno alle proteste pacifiche e legittime del popolo e dichiara che la via d’uscita dall’attuale profonda crisi non è né l’intervento straniero né la repressione, ma sarà possibile solo riconoscendo il diritto del popolo all’autodeterminazione e trasferendo ad esso l’autorità di governo.

L’Organizzazione dei Fedayn del Popolo dell’Iran (Maggioranza) ritiene che la prima e più immediata misura per superare l’attuale crisi e neutralizzare qualsiasi minaccia e intervento straniero sia mostrare una sincera solidarietà con il popolo, riconoscere il diritto dei cittadini a manifestare e riunirsi, ritirare le forze di repressione dalle strade e rilasciare tutti gli arrestati. L’Iran e il popolo iraniano riusciranno a instaurare vittoriosamente una repubblica basata sulla propria autorità, sulla libertà, sull’uguaglianza, sulla democrazia, sulla giustizia sociale e sui diritti umani universali, attraverso le loro lotte persistenti, non violente e fondate sui diritti.

Che la lotta del popolo iraniano contro la tirannia e per la libertà e la giustizia sociale sia vittoriosa.

Viva un Iran libero e indipendente

Organizzazione dei Fedayn del Popolo Iraniano (Maggioranza)

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