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La Rivoluzione Cubana vista dalla Cina

Questa storia della rivoluzione cubana richiamata a beneficio del lettore comune sul Google cinese, Baidu, che può parere anodina a una prima lettura, sembra invece motivata da un richiamo ancora attuale: la rivoluzione cubana fu combattuta anche da migliaia di partigiani cinesi, lavoratori e loro discendenti trasportati a Cuba dall’imperialismo per coltivare i latifondi, durante la prima occupazione statunitense dell’isola.

È ovvio che un dato del genere non può che rafforzare la simpatia delle masse cinesi per Cuba (che, assai vivace un tempo, è ormai probabilmente offuscata da decenni di ‘arricchirsi è giusto’, a detrimento di altre istanze, quali quelle internazionaliste).

Il resoconto mette bene in evidenza quant’erano esigue, inizialmente e per un lungo periodo, le forze della rivoluzione armata, che pure finirono per prevalere; la centralità dell’abolizione della grande proprietà privata e la sua riassegnazione, una volta sminuzzata, al popolo; l’internazionalismo (d’altronde l’esempio di Guevara da tempo rasenta il mito); la superiorità militare della guerriglia sulla guerra regolare ecc.

Ma sembra possibile anche una seconda lettura del richiamo al contributo cinese alla rivoluzione cubana: si può cioè intendere come un velato monito all’energumeno della Casa Bianca: attento a dove ficchi le zampe, la Repubblica Cubana la fecero anche i Cinesi, gli antenati di quelli odierni, ed è nota la fedeltà cinese alle tradizioni di famiglia.

Detto questo, è sorprendente che nella temperie della Cina contemporanea emergano ancora richiami a tutta una serie di fattori chiave del passato, insieme all’esortazione a difenderne l’attualità: la necessità e l’efficacia, contro il capitalismo e l’imperialismo, di un Partito di quadri e combattente; la routine seguita dall’imperialismo statunitense, che ieri come oggi resta quella dell’intervento militare nelle regioni che mostrano di volersi sottrarre alle sue grinfie, donde la necessità della guerra rivoluzionaria; l’inanità del pacifismo e dell’opinionismo.

Il resoconto mette pure bene in evidenza quant’erano esigue, inizialmente ma anche in seguito, le forze della rivoluzione armata, che pure finirono per prevalere; la necessità dell’abolizione della grande proprietà privata e la sua riassegnazione, una volta sminuzzata, al popolo; l’importanza militare della guerriglia ecc.

Giorgio Casacchia

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La rivoluzione cubana

Cuba si trova nella parte nord-occidentale del Mar dei Caraibi ed è la più grande nazione insulare delle Indie Occi-dentali. Dista solo 90 miglia nautiche dallo stato americano della Florida. Nel 1492 Cuba fu scoperta da Cristoforo Colombo e successivamente divenne una colonia della Spagna.

Il popolo cubano intraprese una lunga lotta contro il dominio coloniale. Nel XIX secolo, per ottenere l’indipendenza e la liberazione, esso combatté due guerre d’indipendenza, la Prima (1868-1878) e la Seconda (1895-1898).

Gli Stati Uniti covarono sin da subito il progetto d’annettersi l’isola, che da sempre consideravano un “accessorio naturale” del continente nordamericano, un “frutto maturo” destinato prima o poi a cadere in mano loro. Affermò a suo tempo il segretario di Stato americano John Quincy Adams [1767-1848]: “La posizione strategica di Cuba nel Golfo del Messico e nel Mar dei Caraibi, la semplicità dei costumi della sua popolazione, la sua collocazione tra la nostra costa meridionale e l’isola di Santo Domingo, l’ampio porto dell’Avana, che si trova di fronte alla nostra lunga linea costiera povera di buoni porti, nonché le caratteristiche della sua produzione e del suo consumo, che offrono una base per un commercio reciprocamente vantaggioso: tutto ciò conferisce a Cuba un’importanza così rilevante per gli interessi della nostra nazione che nessun altro territorio straniero può eguagliarla; e il nostro rapporto con essa è quasi pari a quello che intercorre tra i vari Stati della nostra Unione”.

Gli Stati Uniti tentarono d’acquistare Cuba per 100 milioni di dollari, ma il governo spagnolo rifiutò.

Alla fine del XIX secolo, il capitalismo statunitense si sviluppò rapidamente ed entrò progressivamente nella fase imperialista; il capitale americano arrivò a controllare a Cuba i settori industriali dello zucchero, del tabacco, della cantieristica navale e altri comparti. Per tutelare i propri interessi economici nell’isola, nel momento in cui la Seconda Guerra d’Indipendenza cubana stava per conseguire la vittoria finale, gli Stati Uniti intervennero militarmente con il pretesto di “aiutare” l’indipendenza di Cuba.

Nel 1933, Fulgencio Batista [1901-73] ordì un colpo di Stato e, in qualità di capo di stato maggiore dell’esercito, prese il controllo del governo; nel 1940 divenne presidente, ma fu sconfitto alle elezioni del 1944 e lasciò il potere, per riprenderlo tuttavia nel marzo 1952, con il sostegno del governo statunitense. Al suo ritorno, nel primo anno sciolse il parlamento, abolì la costituzione del 1940 (che aveva caratteri progressisti di matrice borghese) e promulgò uno “Statuto costituzionale” e leggi antioperaie.

L’anno seguente dichiarò “illegale” il Partito Socialista Popolare di Cuba; nel 1954 vietò inoltre scioperi e manifestazioni di massa. Nei pochi anni successivi alla sua ascesa, decine di migliaia di cubani furono uccisi o imprigionati o esiliati, oltre 100.000 persone emigrarono all’estero e più di un milione rimasero senza lavoro.

Nel frattempo, il capitale statunitense rafforzò ulteriormente la presa sull’economia cubana e Cuba e Stati Uniti firmarono un “Trattato di mutua assistenza militare”, in base al quale le forze militari e di polizia statunitensi della base navale di Guantánamo avrebbero partecipato direttamente alla repressione del movimento rivoluzionario cubano.

La dittatura di Batista aggravò le contraddizioni interne del paese e suscitò una forte resistenza popolare.

Svolgimento delle ostilità

Il 26 luglio 1953, Fidel Castro guidò un gruppo di rivoluzionari di 165 membri all’assalto della caserma Moncada, nei sobborghi di Santiago di Cuba, con l’obiettivo d’impadronirsi delle armi per armare il popolo e avviare un ampio movimento di liberazione. L’azione non ebbe successo e molti rivoluzionari caddero, mentre Fidel Castro e altri sopravvissuti furono arrestati e imprigionati. Fallì anche l’attacco alla caserma di Bayamo, lanciato nello stesso periodo.

L’assalto alla Moncada segnò l’inizio della lotta armata contro la dittatura, con l’obiettivo di ripristinare la Costituzione abolita da Fulgencio Batista, e incoraggiò i lavoratori cubani a intraprendere la lotta rivoluzionaria contro i monopoli imperialisti, il latifondo e il capitalismo. Nel paese emerse un nuovo movimento politico organizzato,il Movimento 26 Luglio, che pose la questione della lotta armata contro la tirannia.

Dopo l’arresto, Fidel Castro fu condannato a 15 anni di carcere. Processato in un tribunale di Santiago, Castro, che era un avvocato, ottenne il permesso di difendersi da solo. In aula pronunciò un’appassionata arringa, il celebre discorso intitolato «La storia mi assolverà», che in seguito divenne il programma politico della lotta armata.

Su pressione del movimento popolare esploso in tutto il paese che esigeva l’amnistia per i prigionieri politici, Fulgencio Batista, alla vigilia delle elezioni presidenziali del novembre 1954, liberò i partecipanti all’assalto alla caserma Moncada. Una volta rilasciato grazie all’amnistia, Fidel Castro tornò all’Avana ma, l’anno seguente, si trasferì con suo fratello Raul Castro a Città del Messico, dove organizzò una forza rivoluzionaria, in attesa dell’occasione per rientrare a Cuba e riprendere la lotta.

In Messico, Fidel Castro incontrò Ernesto Che Guevara, uno dei fondatori della teoria della guerriglia in America Latina. Guevara era un giovane medico argentino che aveva studiato medicina presso l’Università di Buenos Aires; a 24 anni aveva abbandonato gli studi e preso a viaggiare in lungo e in largo in Sudamerica. Nel 1954 servì nel governo democratico di Jacobo Árbenz in Guatemala. Dopo che Árbenz fu rovesciato dai militari, Guevara fuggì in Messico. Nel 1955 si unì al Movimento 26 Luglio guidato da Fidel Castro in Messico e ricevette l’addestramento alla guerriglia.

Ampliamento del conflitto

La sera del 25 novembre 1956, Fidel Castro,salpò dalla foce del fiume Tuxpan, in Messico sul panfilo Granma, alla testa di un contingente rivoluzionario cubano di 82 membri, dirigendosi verso Cuba. Il piano prevedeva che, al loro arrivo il 30 novembre, i rivoluzionari guidati da Frank Pais avviassero una serie di azioni di guerriglia a Santiago di Cuba per coordinarsi con lo sbarco. In quel giorno, Pais riuscì rapidamente a prendere il controllo della città secondo il piano stabilito.

Tuttavia, a causa del mare agitato, il gruppo di Castro raggiunse la provincia orientale di Cuba solo il 2 dicembre. Appena sbarcata, la spedizione rivoluzionaria fu circondata dalle truppe di Fulgencio Batista. Dopo tre giorni di sanguinosi combattimenti, soltanto 12 uomini riuscirono a rompere l’accerchiamento e a rifugiarsi nella Sierra Maestra, tra cui lo stesso Fidel Castro, suo fratello Raul Castro e Ernesto Che Guevara.

Nella Sierra Maestra essi stabilirono una base rivoluzionaria e avviarono la guerriglia. Nel gennaio 1957, le forze ribelli attaccarono di notte la caserma di La Plata, uccidendo 12 soldati nemici e ottenendo la prima vittoria. Nel maggio dello stesso anno, le truppe di Fidel Castro assalirono Uvero, eliminando 53 soldati.

In seguito, i ribelli dichiararono apertamente l’obiettivo di rovesciare il regime reazionario di Batista, instaurare un governo rivoluzionario popolare e promuovere la riforma agraria, la liberazione dei prigionieri politici e il ripristino dei diritti politici dei cittadini. Queste parole d’ordine ottennero un ampio sostegno tra le diverse classi sociali e le forze ribelli continuarono a crescere e rafforzarsi.

La lotta condotta nella base rivoluzionaria della Sierra Maestra ebbe un’importante influenza sulla resistenza nazionale contro la dittatura di Fulgencio Batista.

Il 13 marzo 1957, il presidente della Federazione Studentesca dell’Università dell’Avana, Antonio Echeverria, guidò un gruppo di giovani patrioti nell’assalto al palazzo presidenziale di Batista, all’Avana. Sebbene l’azione volta a rovesciare la dittatura fallisse, contribuì a promuovere lo sviluppo attivo della lotta di massa; da allora, il movimento studentesco prese il nome di Direttorio Rivoluzionario 13 Marzo e intraprese la lotta armata.

Il 9 aprile, i lavoratori dell’Avana proclamarono uno sciopero generale. Il 5 settembre 1957 scoppiò un’insurrezione popolare nella città di Cienfuegos. I rivoluzionari e i marinai insorti occuparono il comando navale di Cayo Loco, presero il controllo della città e distribuirono armi alla popolazione. Le truppe di Batista intervennero e repressero brutalmente l’insurrezione.

Nel corso della lotta contro la tirannia di Batista, la Sierra Maestra divenne il coagulo di tutte le forze antigovernative. A Cuba si costituì un fronte nazionale democratico e antimperialista, incentrato sul “Movimento 26 di Luglio” e guidato dal comandante in capo Fidel Castro, al quale parteciparono attivamente anche il Partito Socialista Popolare, il “Direttorio Rivoluzionario 13 Marzo” e altre forze e fazioni politiche.

La “Dichiarazione sulla riforma agraria” proclamata da Fidel Castro il 12 luglio 1957 e il Decreto-Legge n. 3 sul “Diritto alla terra per i contadini”, annunciato il 10 ottobre 1958, ebbero un ruolo estremamente importante nella mobilitazione delle masse rivoluzionarie. In forza di questi documenti, nelle zone liberate furono confiscate le terre ai latifondisti e distribuite ai contadini.

La base sociale della rivoluzione si ampliò. Contadini, operai, studenti universitari e altri si unirono in massa alle file dell’insurrezione. Tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958, le forze guerrigliere crebbero fino a oltre 2000 uomini, e Fidel Castro le riorganizzò trasformandole nell’Esercito Insurrezionale.

Per liberare tutto il Paese, l’Esercito Insurrezionale condusse attivamente varie operazioni militari. All’inizio del 1958, Raúl Castro guidò 50 combattenti attraverso le zone occupate dal nemico, trasferendosi dalla Sierra Maestra alla Sierra Cristal, dove aprì il “Secondo Fronte Orientale Frank País”. Poco dopo, l’area compresa tra Mayarí e Baracoa, nel nord della provincia di Oriente, passò sotto il controllo degli insorti. Contemporaneamente, sotto il comando di Juan Almeida, fu aperto il “Terzo Fronte Santiago de Cuba”.

Le forze guerrigliere guidate dal Partito Socialista Popolare operarono nella parte settentrionale della provincia di Las Villas. Un gruppo armato del “Direttorio Rivoluzionario 13 Marzo” sbarcò nel febbraio 1958 nella zona di Nuevitas e, dopo cinque giorni di marcia, raggiunse la Sierra dell’Escambray, dove avviò attività guerrigliere. Entro la prima metà del 1958, l’attività dell’Esercito Ribelle s’estendeva alla maggior parte della Cuba Orientale. Anche in diverse altre province del Paese scoppiarono insurrezioni armate.

Nel maggio 1958, dopo aver represso la sciopero d’aprile e le insurrezioni armate all’Avana e in altre città, Batista iniziò a progettare un’ “offensiva totale” contro la Sierra Maestra. A quel tempo, la base principale dei guerriglieri contava poco più di 300 uomini, armati solo di fucili e mitragliatrici leggere. Il governo di Batista schierò oltre 10.000 soldati, col sostegno di aerei, carri armati e artiglieria, per accerchiare la zona. Operarono bombardamenti aerei contro le basi ribelli anche le truppe statunitensi di stanza a Guantánamo fornirono.

Di fronte alla preponderanza delle forze nemiche, l’Esercito Ribelle condusse una dura guerra di guerriglia. Nei villaggi montani attuava manovre ingegnose, sfruttando appieno la difficile conformazione geografica della zona per logorare e attaccare il nemico. I soldati del governo erano riluttanti a combattere per Batista e avevano il morale basso. I guerriglieri educavano i prigionieri dell’esercito governativo prima di rimandarli indietro; molti di questi, tornando alle truppe di Batista, diffondevano idee rivoluzionarie, e nel giro di poche settimane disertavano altri soldati.

Con l’appoggio della popolazione locale, l’Esercito Ribelle inflisse numerosi colpi alle truppe nemiche in avanzata. Alla fine di luglio, durante tre giorni di combattimenti a Santo Domingo, i ribelli, rafforzati da rinforzi, annientarono la più potente unità dell’esercito governativo e passarono all’offensiva. Dopo oltre un mese di scontri, i guerriglieri neutralizzarono più di 1.000 soldati nemici e liberarono completamente la regione della Sierra Maestra, decretando il fallimento della “offensiva totale” lanciata da Batista.

Svolta della rivoluzione

Nella seconda metà del 1958, la guerra rivoluzionaria a Cuba entrò in una nuova fase. Alla fine di agosto, due colonne della guerriglia, sotto il comando del maggiore e del maggiore , partirono dalle montagne della Sierra Maestra, attraversarono le paludi delle province di Oriente e del sud di Camagüey e lanciarono un’offensiva nelle regioni occidentali di Cuba.

Nella provincia di Las Villas, secondo gli accordi politici già raggiunti, si unirono all’attacco le forze rivoluzionarie del “Comitato Direttivo della Rivoluzione del 13 marzo”, del Partito Sociale del Popolo e di altri gruppi armati anti-americani e anti-dittatoriali. Ciò permise di unire le forze nella regione e accelerare il corso delle operazioni militari. La liberazione dalla occupazione delle truppe di Batista della città strategica di Fomento ebbe un grande significato politico e militare, consentendo alla guerriglia di assumere il controllo di vaste aree del territorio.

Il 29 dicembre 1958, la guerriglia iniziò l’attacco alla capitale provinciale di Santa Clara. Le truppe governative a difesa della città erano circa 3.000, equipaggiate con armi automatiche e un grande quantitativo di munizioni, supportate da oltre 20 carri armati, un treno corazzato e unità aeree. L’esercito rivoluzionario impegnato nell’attacco era di circa 400 uomini, armati con fucili automatici e semiautomatici. Nonostante il vantaggio delle forze governative, il comando della guerriglia decise di assaltare Santa Clara.

Per impedire che le truppe governative provenienti dalle regioni orientali, in particolare le unità meccanizzate, intervenissero come rinforzo, Guevara ordinò alla vigilia dell’attacco di far saltare i ponti vicino alla città di Falcón. Con il sostegno della popolazione, l’esercito rivoluzionario ottenne già il primo giorno della battaglia risultati decisivi, catturando il treno corazzato del governo, carico di armi e munizioni.

Il 1° gennaio 1959, l’ultima guarnigione della caserma “Leoncio Vidal” si arrese. Nello stesso giorno, le forze rivoluzionarie comandate da e occuparono la capitale orientale Santiago de Cuba. Il giorno precedente, il dittatore Batista era fuggito precipitosamente all’estero. Le forze reazionarie locali e l’ambasciata statunitense tentarono di deviare la rivoluzione, promuovendo un loro rappresentante per sostituire Batista. Tuttavia, il comando della guerriglia e il Partito Sociale del Popolo lanciarono uno sciopero generale, sventando il complotto.

Il 2 gennaio, le forze rivoluzionarie entrarono a L’Avana, le truppe governative si arresero e la guerra rivoluzionaria del popolo raggiunse la vittoria.

Vittoria della rivoluzione

Il 3 gennaio 1959 a Santiago de Cuba fu istituito un governo rivoluzionario provvisorio, con a capo come presidente ad interim il rappresentante della borghesia liberale , mentre assunse il comando delle forze armate. Questo governo non ratificò le leggi redatte dai rivoluzionari.

Nel febbraio successivo, le forze rivoluzionarie costrinsero tale governo alle dimissioni. Il governo rivoluzionario era principalmente guidato dalle forze rivoluzionarie del “Movimento del 26 luglio”, capeggiate da Fidel Castro, e comprendeva esponenti di vari partiti contrari a Batista.

Il nuovo regime attuò profonde trasformazioni sociali ed economiche, promuovendo la riforma agraria e lo sviluppo industriale, nazionalizzando le proprietà delle imprese statunitensi e della grande e media borghesia locale, e perseguendo una politica volta a contrastare l’intervento imperialista e a salvaguardare l’indipendenza nazionale.

Nel 1961, Castro dichiarò che la rivoluzione cubana aveva natura socialista. Nello stesso anno, il “Movimento del 26 luglio” si fuse con il Partito Sociale del Popolo e il “Comitato Direttivo della Rivoluzione del 13 marzo” dando origine all’Organizzazione Unificata della Rivoluzione Cubana. Nel 1965, questa organizzazione cambiò nome in Partito Comunista di Cuba. La vittoria della guerra rivoluzionaria cubana segnò l’inizio di un nuovo capitolo nella storia di Cuba.

La vittoria della rivoluzione cubana, come un tuono improvviso, scosse il sogno geopolitico americano.

La guerra rivoluzionaria cubana fu una guerra di rivoluzione democratica nazionale condotta dal popolo cubano contro il regime dittatoriale filostatunitense. Questa guerra ricevette un ampio sostegno dalla popolazione cubana e si combinò con il movimento rivoluzionario nazionale e democratico del popolo, che costituì la fonte di forza per il successo della rivoluzione.

La guerra rivoluzionaria attraversò diverse fasi: inizialmente insurrezioni urbane, poi, dopo i fallimenti, si trasformò in una lunga guerra di guerriglia nelle campagne, fino a evolversi in attacchi alle città per conquistare il potere. Le forze armate rivoluzionarie si svilupparono gradualmente durante la guerra di guerriglia; le truppe del governo reazionario, pur avendo superiorità numerica rispetto alle forze rivoluzionarie, non erano particolarmente efficaci sul piano del combattimento.

Gli Stati Uniti non compresero pienamente la natura del “Movimento del 26 luglio”, che guidava la guerra rivoluzionaria cubana, ritenendolo semplicemente un movimento volto a ripristinare la Costituzione di natura borghese del 1940. Convinti di poter controllare la situazione a Cuba e per altre ragioni, non ebbero il tempo di intervenire militarmente, e così le forze armate rivoluzionarie conquistarono il potere.

Le principali lezioni ed esperienze della guerra rivoluzionaria cubana sono le seguenti:

  1. In primo luogo, una volta maturata una situazione rivoluzionaria, per conquistare il potere la lotta politica deve evolversi in lotta armata. Fra l’imperialismo statunitense, il suo controllo e sfruttamento a lungo termine di Cuba, e il popolo cubano esisteva una profonda contraddizione. I governi cubani successivi, collusi con l’imperialismo statunitense e pronti a sacrificare gli interessi nazionali, erano odiati dal popolo. La guerra di rivoluzione democratica nazionale aveva quindi solide basi sociali e politiche.

Tuttavia, per un lungo periodo, la lotta dei partiti rivoluzionari si era concentrata principalmente sulla lotta politica ed economica; di conseguenza, sebbene i governi cubani cambiassero di volta in volta, i partiti rivoluzionari non riuscivano a conquistare il potere. Dopo il 1953, venne finalmente compresa la gravità delle contraddizioni tra il popolo cubano e i gruppi monopolistici stranieri con i loro agenti, generate dal regime dittatoriale di Batista sul piano politico, economico, interno ed estero. In una condizione rivoluzionaria ormai matura, Castro intraprese con coraggio la lotta armata, dando inizio alla conquista del potere attraverso le armi.

  1. In secondo luogo, per condurre una guerra rivoluzionaria è necessario determinare una linea corretta. Questo è l’importante problema strategico da risolvere in primo luogo. Guevara, nelle sue Memorie della guerra rivoluzionaria cubana, afferma che la guerra rivoluzionaria cubana prevedeva due linee: l’una consisteva nel creare basi rivoluzionarie nelle montagne e da lì lanciare l’attacco alle città; l’altra consisteva nell’insurrezione diretta nelle città per conquistare immediatamente il potere.

All’inizio, egli aveva avviato un’insurrezione urbana, ma dopo il fallimento scelse di istituire basi rivoluzionarie nelle montagne. Dopo averle create, ampliò gradualmente le zone liberate e infine attaccò le città. La pratica della guerra rivoluzionaria cubana dimostrò che questa era la linea vincente.

Naturalmente, scegliere questa linea non escludeva le insurrezioni urbane. Quando necessario, era opportuno organizzare sequenze di rivolte in città per sostenere la lotta di “contenimento e scontro” nelle basi montane, specialmente durante la fase di offensiva strategica, quando era essenziale promuovere le insurrezioni urbane per occupare le città e, infine, conquistare il potere.

  1. In terzo luogo, per condurre una guerra rivoluzionaria è necessario formare un esercito rivoluzionario forte. La guerra di guerriglia, estremamente dura e faticosa, richiede dai combattenti rivoluzionari una ferma convinzione rivoluzionaria, uno spirito rivoluzionario tenace, resistenza alla fatica e alle difficoltà, oltre a una disciplina ferrea e capacità di lavorare con le masse. Guevara scrive nelle sue memorie:“Come in tutti gli eserciti del mondo, anche i membri del nostro esercito devono rispettare i superiori. Devono obbedire immediatamente agli ordini, ovunque vengano inviati, anche se ciò comporta grandi fatiche. Tuttavia, nel loro lavoro devono anche considerarsi sia investigatori sociali sia operatori giudiziari.

  2. Come investigatori sociali, devono entrare in contatto con il popolo per capire le correnti di pensiero e gli umori della popolazione, così da poter formulare proposte costruttive alle organizzazioni superiori; come operatori giudiziari, hanno la responsabilità di criticare qualsiasi cattiva condotta avvenga dentro o fuori dall’esercito e di fare tutto il possibile per eliminarla. Dobbiamo fare in modo che il popolo — operai, contadini, studenti e persone di ogni settore — consideri come un onore, nelle giuste circostanze, affiancare con le armi in mano chi indossa l’uniforme militare e combattere insieme a loro.”

  3. In quarto luogo, è necessario costruire un fronte unito rivoluzionario più ampio possibile, coordinando lotta politica, lotta economica, lotta culturale e lotta armata. Durante la guerra rivoluzionaria cubana, il “Movimento del 26 luglio” guidato si unì, formando un ampio fronte unito rivoluzionario, con il Partito Sociale del Popolo, il “Comitato Direttivo della Rivoluzione del 13 marzo”, il Partito Rivoluzionario Cubano, il Partito del Popolo Cubano, il Partito Nazionale e il “Movimento Operaio Cubano”, tutte organizzazioni e partiti contrari al regime dittatoriale di Batista. Il Partito Sociale del Popolo sosteneva che il “Movimento del 26 luglio”, senza il supporto di “azioni dirette delle masse e dello sciopero generale”, non avrebbe potuto ottenere la vittoria. Perciò, esso chiamò e organizzò operai e contadini a partecipare all’esercito rivoluzionario, mobilitando il popolo a fornire supporto economico. Molti membri del Partito Sociale del Popolo e del “Comitato Direttivo della Rivoluzione del 13 marzo” si unirono all’esercito rivoluzionario guidato dal “Movimento del 26 luglio” nella Sierra Maestra.

Allo stesso tempo, le unità di guerriglia del Partito Sociale del Popolo, del “Comitato Direttivo della Rivoluzione del 13 marzo” e di altre organizzazioni agirono in stretta collaborazione con l’esercito rivoluzionario del “Movimento del 26 luglio”, infliggendo gravi perdite alle truppe governative. Il popolo cubano, conducendo lotte politiche, economiche e culturali di varie forme, supportò direttamente la lotta armata, e in particolare lo sciopero generale finale contribuì insieme all’esercito rivoluzionario a rovesciare il regime dittatoriale.

La guerra rivoluzionaria cubana, grazie alla formazione di un ampio fronte unito anti-dittatoriale e allo sviluppo di molteplici forme di lotta politica, economica e culturale, creò un potente movimento rivoluzionario nazionale e democratico del popolo cubano, permettendo così di ottenere in tempi relativamente brevi la vittoria finale contro il regime dittatoriale di Batista.

I Cinesi durante la guerra

Secondo le statistiche, tra il giugno 1847 e il 1874 arrivarono a Cuba 141.000 lavoratori cinesi, pari a un decimo della popolazione dell’isola in quel periodo.

Tra il 1868 e il 1878 il popolo cubano lanciò la prima guerra d’indipendenza contro il dominio oppressivo del governo coloniale spagnolo, ma senza successo. La seconda guerra d’indipendenza si svolse dal 1895 al 1898 e, grazie all’intervento degli Stati Uniti, riuscì infine a rovesciare il dominio spagnolo; tuttavia, Cuba divenne di fatto una dipendenza del governo e dei capitalisti statunitensi.

Durante le due guerre d’indipendenza, migliaia di cinesi, ancora con la tradizionale treccia, si unirono al fiume della rivoluzione; all’epoca vi furono diverse unità composte interamente da cinesi. Queste truppe cinesi, formate in gran parte da cantonesi e hakka, erano valorose e non temevano la morte. L’eroe della guerra d’indipendenza cubana, il generale Gonzalo de Quesada, pronunciò una celebre frase, che ora è incisa in un parco della capitale cubana L’Avana: «In tutta la guerra d’indipendenza cubana non vi fu un solo cinese traditore, né un solo cinese disertore».

Oltre la metà dei soldati nelle unità cinesi era composta da hakka, che diedero piena prova del loro carattere tenace e indomito, spargendo il loro sangue sull’isola nel Mar dei Caraibi.

Negli anni Cinquanta del XX secolo, Castro e suo fratello e avviarono la lotta guerrigliera contro il regime; vi parteciparono anche numerosi cinesi. Tra i più noti vi furono tre comandanti: Armando Choy, Gustavo Chui e Moisés Sio Wong.

Armando Choy nacque a Cuba nel 1934; suo padre era emigrato sull’isola nel 1918, mentre sua madre era una cubana bianca. Choy fu uno dei veterani del celebre “Movimento del 26 luglio” nella storia della rivoluzione cubana e uno dei fondatori del Partito Comunista di Cuba. Nell’aprile 1961, quando la CIA statunitense sostenne lo sbarco di esuli anticomunisti cubani alla Baia dei Porci, respinti sulle spiagge, Choy si distinse nelle operazioni di accerchiamento; all’epoca era comandante di battaglione. Nel 1976 fu promosso generale di brigata e ricoprì anche l’incarico di ambasciatore.

Gustavo Chui nacque nel 1938; sua madre era una cubana nera e proveniva da una famiglia modesta. Iniziò l’attività rivoluzionaria a soli sedici anni e partecipò alla battaglia della Baia dei Porci; nel 1980 fu promosso generale di brigata. Guidò truppe cubane in missioni militari in Africa, in Angola, Etiopia e Mozambico, e ricoprì l’incarico di vice capo di stato maggiore delle forze cubane in Angola. Nel 1988 il veicolo su cui viaggiava saltò su una mina e perse una gamba nell’esplosione.

Wang nacque nel 1938 e partecipò al “Movimento del 26 luglio”. Suo padre era arrivato a Cuba nel 1895; sua madre era cinese, mentre suo cognato era stato segretario della sezione cubana del Kuomintang cinese ed era un ricco uomo d’affari. Durante gli studi superiori, Wang prese parte ad attività antigovernative; nel 1957 si unì alla rivoluzione e fu incaricato di organizzare un corpo di polizia militare. Wang fu anche aiutante di campo di Raúl Castro. Nel 1976 venne promosso generale di brigata e presidette in tarda età l’Associazione di amicizia sino-cubana.

Castro chiese personalmente a Wang quanti cinesi avessero preso parte alle guerre d’indipendenza cubane e alla guerra rivoluzionaria. Wang rispose che il numero esatto forse non sarà mai conosciuto, poiché molti cinesi che parteciparono ai combattimenti avevano adottato nomi spagnoli; tuttavia, secondo una stima prudente, almeno più di diecimila cinesi presero parte alle guerre d’indipendenza del XIX secolo, mentre alcune centinaia avrebbero partecipato alla guerra rivoluzionaria.

Cuba è un pugnale puntato al petto degli Stati Uniti (Post Cinese,2021)

Dei grandi eventi storici globali, sono certamente responsabili le grandi potenze, ma non va dimenticato che anche molti Paesi piccoli possono scuotere il mondo, esercitando un’influenza globale. L’esempio più tipico è la Repubblica di Cuba: pur essendo un piccolo paese latinoamericano, la crisi dei missili lo proiettò nell’arengo mondiale. Essa rischiò infatti di provocare una guerra nucleare tra USA e URSS, minacciando la sicurezza e gli interessi globali. Cuba ebbe infatti, nel periodo sovietico, una presenza internazionale molto rilevante. Oggi però i tempi sono cambiati: quale posizione occupa attualmente Cuba nel mondo? Al tempo dell’URSS, la Repubblica di Cuba godette del sostegno sovietico e fu di conseguenza una nazione relativamente potente,con un certo sviluppo economico e una presenza internazionale significativa.

Dopo la dissoluzione dell’URSS tuttavia Cuba si trovò senza aiuti e iniziò progressivamente il suo declino. A trent’anni di distanza, quale posizione occupa oggi Cuba nel mondo? La sua attuale condizione si può riassumere in quattro punti.

Primo: è il paese piccolo con il sistema medico più sviluppato al mondo
Molti si chiedono perché, in America Latina, numerosi dirigenti di Stato scelgano di farsi curare a Cuba. L’esempio più emblematico è l’ex presidente del Venezuela, Hugo Chávez, che si sottopose a un intervento chirurgico proprio a Cuba. La ragione è che il sistema sanitario cubano è considerato tra i più avanzati al mondo. A Cuba c’è un medico ogni 170 abitanti; le tecnologie e le attrezzature mediche sono ai vertici internazionali, la sua reputazione in questo ambito è riconosciuta a livello globale, conferendole un’elevata considerazione internazionale.

Secondo: è tutto sommato un paese ancora prospero
Sebbene con la fine degli aiuti dell’Unione Sovietica, le entrate della Repubblica di Cuba abbiano subito una forte contrazione, il Paese dispone ancora di un’agricoltura sviluppata e di una solida base industriale. Ancora oggi Cuba è considerata uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, con un PIL pro capite vicino ai 10.000 dollari. Nel complesso, rimane una nazione prospera. La popolazione cubana è ritenuta tra le più felici al mondo, ciò che costituisce un fattore importante della buona reputazione di Cuba nel mondo.

Terzo: ha numerosi marchi di fama mondiale.
Pur non essendo una nazione grande (ha circa km2100.000 di territorio e 10 milioni di abitanti),Cuba gode di una notevole notorietà nel sistema industriale globale. In particolare, possiede molti prodotti e marchi conosciuti a livello internazionale, p.es. lo zucchero di canna cubano, il tabacco e le apparecchiature mediche. Sono fattori che accrescono costantemente la presenza e l’influenza di Cuba nel mondo. I sigari cubani per esempio hanno un mercato molto ampio negli stessi USA.

Quarto: gode di grande prestigio in America Latina.

L’economia, la politica e le forze armate costituiscono una forza complessiva tra le più rilevanti dell’America Latina. Inoltre, i leader cubani hanno mostrato una forte capacità di mobilitazione nella regione, permettendo a Cuba di farsi numerosi alleati, come la Colombia, il Venezuela e la Bolivia.

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