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Kairòs, compagni!

Siamo infatti nuovamente di fronte a un passaggio cruciale che, oggi, con tutto il suo portato di progressiva depauperazione in Occidente e contestuale sviluppo di altre aree, determina modificazioni sostanziali anche nelle figure che concretamente operano dentro i singoli contesti nazionali e continentali, riaprendo in questa fase storica tutti gli interrogativi sulle prospettive stesse del capitalismo.

Siamo, dunque, davanti a una crisi sistemica del capitalismo nelle sue forme attuali, addirittura possiamo parlare di una crisi della civilizzazione capitalista così come è venuta affermandosi negli ultimi due secoli, ma non siamo ancora di fronte a un’effettiva crisi del Modo di Produzione Capitalista. Se è vero infatti che un sistema sociale non è superato fino a quando non esaurisce le proprie capacità di sviluppo delle forze produttive, l’errore che i comunisti non devono commettere è quello di farsi guidare da visioni catastrofiste e volgarmente deterministe.

La crisi che viviamo oggi, dunque, non è per nulla certo che sia la crisi finale, ma può costituire l’emergere della possibilità della trasformazione sociale o della Rivoluzione; parola, quest’ultima, forzatamente chiusa nei cassetti della storia ma che in qualche modo (e gradualmente) si ripresenta nell’attuale evoluzione dei processi mondiali. Se quella che abbiamo di fronte è, quindi, la possibilità, la potenzialità della transizione, è chiaro per tutti che è nuovamente centrale definire una soggettività politica adeguata agli sviluppi storici, vale a dire alla realtà articolata e complessa che si presenta a livello mondiale e, per quanto ci riguarda più da vicino, a livello nazionale ed europeo.

Siamo consapevoli che riaffermando al centro del nostro progetto l’opzione comunista in un paese come l’Italia, sconta non solo la realtà oggettiva di un paese arretrato ma comunque integrato nel cuore del capitalismo avanzato come è l’area europea, ma sconta anche quella che appare un interminabile perdita di credibilità della soggettività comunista nel nostro paese. La crisi deflagrata nel 2008 dei due partiti comunisti esistenti non offre segnali di controtendenza, al contrario si autoalimentano nuove fratture e polemiche che sembrano adagiate su un piano inclinato. Appelli all’unità o convegni che si sono affastellati in questi mesi, stanno producendo l’effetto contrario alle loro aspirazioni alimentando litigiosità e polemiche, ma soprattutto rivelando il crescente deficit di nuove energie umane e politiche (anche anagraficamente) a disposizione di una possibile ripresa della soggettività comunista nel nostro paese.

La sfida che intendiamo ingaggiare è dunque quella di tenere aperta una ipotesi comunista che riesca ad restituirle il suo segno emancipatore e rivoluzionario e non quello residuale e riformista che è venuta via via assumendo. E’ una sfida nella quale la Rete dei Comunisti sa benissimo di non essere affatto autosufficiente e che intendiamo ingaggiare insieme e non contro altre compagni e realtà che condividono la medesima aspettativa.

Il nodo della soggettività, l’analisi della funzione dei comunisti e il carattere dell’organizzazione, saranno i temi principali della discussione in questa terza assemblea nazionale della Rete dei Comunisti, non un congresso ma sicuramente un passaggio qualitativo anche sul piano progettuale, organizzativo, programmatico. La realtà ci indica che siamo nel kairos, nel momento giusto per cogliere una nuova opportunità.

 



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