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Si scrive Russia ma non si legge Unione Sovietica

In Cina, di fronte all’invasione giapponese durante la seconda guerra mondiale, il Partito Comunista Cinese e Mao hanno ben distinto tra nemico principale e nemico secondario.

Lo hanno fatto in linea con il pensiero di Marx (il nemico principale è la borghesia capitalistica) e di Lenin (il nemico principale è la borghesia imperialistica del tuo stesso paese), partendo dalla definizione teorica della distinzione fra contraddizioni principali e contraddizioni secondarie.

Fuor di metafora, nelle vicende belliche Ucraine, va detto chiaramente e senza mezzi termini che il nemico principale è l’occidente imperialistico – USA, NATO, UE – che in una fase di crisi sistemica è fisiologicamente portato all’espansione ed all’aggressione.

Senza fare sofismi politici o elenchi di paesi aggrediti, è dal 1990 che viene sistematicamente portata la guerra contro chi viene ritenuto un ostacolo allo sviluppo del controllo occidentale e, contemporaneamente, la NATO non solo si è spinta ad est circondando la Russia, ma ha agito ben fuori del proprio campo “istituzionale”.

E’ intervenuta infatti in Afghanistan, un paese che ha ben poco a che vedere con il Nord Atlantico e molto con il tentativo di “occupare” il cuore dell’Asia per controllarla.

Ma se l’imperialismo storico, inteso nei termini teorici leninisti, è il nemico principale, non possiamo non misurarci con il nemico secondario, analizzandolo e rifiutando ogni logica geopolitica.

Una logica spesso assunta come chiave di lettura principale delle dinamiche internazionali, ma che in realtà risulta essere l’effetto esteriore delle contraddizioni di un modo di produzione – nate certo non oggi – ma ora diventate acclarate, ovviamente sempre per chi vuole vedere. E’ a queste che bisogna riferirsi per evitare ogni lettura subalterna.

Per quanto riguarda la Russia non possiamo non dirci che questo paese è occupato dai cosiddetti oligarchi, una forma di capitalisti post-sovietici; cioè governata da una classe dominante di rapina (dei beni costruiti dal socialismo), al potere in modo indisturbato da trent’anni e finora pienamente accettata e sostenuta, a cominciare da Eltsin, dall’Occidente; che invece oggi grida alla dittatura.

Questa Russia non solo è a noi antagonista ideologicamente e sul piano sociale, ma ha anche l’aggravante di aver “tradito” il socialismo sovietico; e, soprattutto, di aver trascinato nella povertà e nello sfruttamento quei popoli che avevano conquistato con la rivoluzione diritti sociali, benessere relativo e soprattutto dignità storica.

Nei dibattiti che oggi vengono fatti, tra l’altro, questo aspetto non viene mai messo in evidenza, viene semplicemente rimosso, come se quegli eventi non avessero nessun ruolo o appartenessero ad un’altra epoca storica, non considerando che sono proprio quelli che oggi hanno portato a questa drammatica condizione.

Continuare a parlare di Putin, come si fa a sinistra e spesso anche tra i comunisti, tifando contro o a favore, rimuove il dato di fondo dei caratteri della società russa che sono del tutto capitalisti – anche se non imperialisti – e dunque fuori e contro le nostre prospettive.

Facendo così si fa anche un favore all’ideologia dominante, in quanto si accettano i suoi parametri di riferimento dando giudizi sugli individui e non producendo analisi di merito, con categorie  usate sistematicamente negli ultimi decenni per Milosevic, Gheddafi, Saddam Hussein, etc.

Usare il termine di “imperialismo” nel caso della Russia, per i non comunisti è comunque sbagliato ma è diventato abbastanza inevitabile nella vulgata del “senso comune”, anche a sinistra, in quanto si intende generalmente per “imperialismo” il dato meramente militare.

Dal punto di vista dell’analisi teorica e storica dei comunisti, usare il termine imperialismo significa invece indicare il livello di sviluppo più avanzato raggiunto da una formazione  sociale capitalista, dove l’espansione illimitata della propria azione economica e finanziaria non è una opzione politica, ma una necessità materiale inderogabile.

Ed è esattamente questo il livello di sviluppo raggiunto dai paesi occidentali della triade Usa-Nato-Ue, i quali non possono accettare il ridimensionamento del proprio potere, pena una crisi irreversibile, appunto “sistemica”, che è quella che stiamo vivendo oggi.

Dunque, tale giudizio non può essere determinato dal solo dato della produzione militare e del possesso di materie prime, in questo caso di quelle energetiche, che caratterizza la Russia.

L’aggressione palesemente viene dall’Occidente fin dal 2014 ed arriva fin sotto i confini della federazione Russa; non di meno non possiamo però non dare un giudizio sulle scelte di quel paese.

Non sappiamo se la vicenda ucraina vedrà una vittoria militare per la Russia, ma per le prospettive di quel paese ci saranno le contraddizioni prodotte dal conflitto in atto, soprattutto sul piano economico e sociale. Contraddizioni che si accentueranno ulteriormente in caso di sconfitta o arretramento politico.

Non è difficile immaginare nei prossimi mesi ed anni una crisi sociale in Russia, peraltro già presente anche in Occidente, e che potrà rimettere obiettivamente in discussione le scelte fatte (di rottura con il socialismo) fin da Gorbaciov; scelte che hanno portato alla situazione attuale.

Sarà perciò la sanzione del fallimento del passaggio della Russia al capitalismo, che sta riproducendo solo guerra, miseria e arricchimento per gli oligarchi. Certamente il collante nazionalista potrà tenere tale situazione ancora un po’ nel tempo, ma certamente non all’infinito.

Inoltre, l’alleato su cui la Russia può contare è la Cina, cioè il vero obiettivo dell’offensiva statunitense nel tentativo di recuperare la propria egemonia; un paese dove c’è ancora un Partito Comunista al governo che sta segnando – al di là dei giudizi che si possono dare – la Storia di questo inizio di secolo.

Dunque la situazione che si sta sviluppando nell’accentuata competizione mondiale,  a questo punto anche bellica, rimette in discussione il dogma che vede all’orizzonte solo un futuro capitalista.

Siamo di fronte ad una situazione complessa e piena di contraddizioni, che segnano però la fine di una egemonia che ha mostrato i limiti delle proprie possibilità materiali con la fuga dall’Afghanistan.

Tale complessità e contraddittorietà svela anche l’inconsistenza delle posizioni “né né”, in quanto mostrano l’opportunismo di una tale posizione, che è determinata dalla subordinazione al ricatto che viene fatto proprio da quel nemico principale – gli imperialismi occidentali – che invece va fronteggiato.

E’ un nemico che produce un’ideologia che vuole tutti asserviti e chiede di non schierarsi mai contro le proprie classi dominanti accettando, dunque, l’irrilevanza politica.

I processi sono complessi e contraddittori ma vanno affrontati per quello che sono, senza  ambiguità nei posizionamenti politici o cercare scorciatoie che ormai non funzionano più per nessuno, prendendo chiaramente posizione nel merito delle questioni che abbiamo di fronte rifiutando ogni tatticismo subalterno.

*Rete dei Comunisti

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13 Commenti


  • fabrizio basili

    condivido tutto grande articolo


  • Pasquale

    Lenin dice: Il primo dovere di un internazionalista è quello di lottare contro l’imperialismo di casa sua.


  • alberto+gabriele

    Anche io sono molto d’accordo. Ottimo articolo!


  • Sabino Venezia

    Puntuale ed esaustivo.specie sul “nè e nè”..grazie


  • Sandro Romano

    Condivido tutto. Volevo fare solo un appunto. L’inconsistenza delle posizioni “né-né” che vengono definite come oppurtuniste, potrebbero aumentare di consistenza e avere uno spessore maggiore, qualora venissero intese come una posizione contro le due facce dello stesso male? Male inteso come società capitalistica che ha diversi modi di evolversi in diversi contesti socio-culturali.

    Se il modello capitalista della Triade Usa-Nato-EU è il nemico ( e cazzo se lo è!), lo è altrettanto il modello capitalista che viene fuori dall’altra parte, governata da una classa dominante di rapina, così come è stato scritto giustamente nell’articolo.

    Se il “né-né” viene inteso come lotta a quanto detto sopra, rimane comunque inconsistente?

    Per il resto, bell’articolo.


  • pierluigi

    Mi sfugge un passaggio:dadove viene Putin e la russia di oggi?Ritengo che Putin sia il figlio naturale del social-imperialismo di breznev che MAO aveva combattuto come la contraddizione principale,in effetti Kruscev avevva rotto le relazioni economico-politiche con URSS causando anche se non principalmente la carestia in Cina:correva il 1958;URSS aveva invaso praga e invaso l’Afghanistan in linea con una potenza imperialista;altrsì Cuba dopo il crollo URSS si trovò a mal partito perchè avevva mantenuto la monocoltura dello zucchero acquistata totalmente da URSS;non dimentichiamo il COMECOM era diventato il campio coloniale URSS…non a caso la Cina oggi non si sdraia come un tappetino con la Russia propr4io perchè ha fatto sua la contraddizione primaria e secondaria propria di MAO


  • Mario Galati

    Chiaro, preciso, giustissimo.


  • giancarlo+staffolani

    La legge della contraddizione è ancora il solo Metodo corretto per l’analisi dell’imperialismo contemporaneo


  • antonio

    Altro credo sia la situazione attuale nella quale – ahimè – purtroppo quando i fiumi o i mari sono in “piena” oppure in “tsunami”; come quelli causati del tipo denunciato dall’articolo della Rete dei Comunisti!
    Potrebbe – quindi – anche essere una scontata (?) oppure ovvia – – esondazione o straripamento con “rimandi, rifle(u)ssi vetero identitari o una postideologica memoria! OK; quest’è!


  • Redazione Contropiano

    Se ho capito bene il senso dell’articolo (con cui sono d’accordo quasi in tutto), però, nel titolo si sarebbe anche potuta omettere la negazione e scrivere “Si scrive Russia ma si legge Unione Sovietica”.
    La questione riguarda ovviamente non i comunisti, ma i liberali, i catto-reazionari del PD, per esempio: insomma, tutti coloro che continuano a mettere il segno di eguaglianza tra URSS e Russia e per i quali qualsiasi mossa di Mosca va esorcizzata nello spirito dei manifesti elettorali della DC del 1948.
    Ho l’impressione che i media liberali contino anche su questa componente, che credo continui a agire in una parte della società: qualunque passo della Russia, sia anche dettato dal più bieco nazionalismo borghese, va comunque presentato sotto una luce anticomunista.
    Prima c’era l’URSS, ora c’è la Russia, ma per la propaganda borghese (loro e chi li paga, sanno bene che non è così) anche la Russia eltsiniano-putiniana costituisce un “pericolo di comunismo” e va comunque combattuta. Anzi, alcune mosse della Russia di oggi, vengono presentate e utilizzate in maniera tale da ribadire sempre lo stesso assioma: guardate come sono malvagi i comunisti, che sono così diabolici tanto da arrivare oggi al punto di travestirsi da non-comunisti, ma di perseguire comunque la politica imperiale zarista e sovietica – questo, purtroppo, lo si dice anche in certa sinistra. (Fabrizio Poggi)


  • pierluigi

    bisogna SEMPRE contestaulizzare e capire oggi quale è la contraddizione principale,di sicuro nonè comunisti e non;oggi il problema si chiama NATO:quella allean za militare chè RESPONSABILE di tutte le guerre diciamo degli ultimi trenta anni e coincide guarda caso con la creazione della UE;dico questo perchè assistiamo a regimi di destra (ungheria)che siddissocia nella NATO per le sanzioni alla Russia o altri paesi tipo Brasile che votano contro per la uscita della Russia dalla…si potrebbe rispondere che questi sono regimi di destra ma qui sta la contraddizione regimi di destra non lineari mentre i “democratici”si mettono l’elmetto,stiamo assistendo alla sovrastruttura che comanda sulla struttura come ha affermato MARX nei Grundisse parlando di GENERAL INTELLECT….


  • Eros Barone

    Certamente, come ha ribadito giustamente Giancarlo Staffolani, la legge della contraddizione è ancora il solo metodo corretto per l’analisi dell’imperialismo contemporaneo. Qui è richiesto però un ulteriore criterio scientifico, che rientra organicamente in quel metodo e consiste nell’individuare il nesso tra la legge economica dello sviluppo ineguale e gli equilibri politici parziali e globali. Quel nesso si esprime in un rapporto tra Stati e blocchi di Stati che richiede una specifica analisi: compito, questo, cui si rivolge la teoria marxista delle relazioni internazionali. Se si assume questa ottica, occorre allora guardarsi dai nessi fantastici che capovolgono la percezione della realtà: nessi, quali l’economicismo e l’oggettivismo, costruiti a partire da un’illusoria identità immediata tra il movimento economico e le relazioni internazionali, laddove è una relazione dialettica e una combinazione multiforme a dover essere indagata. La rottura dell’equilibrio sempre più instabile tra le grandi forze continentali – l’America, l’Europa, la Russia, la Cina, l’India, il Brasile – è ormai nel pieno del suo svolgimento ed è stato il gruppo dirigente della Russia, merito o colpa che sia, a determinarla. Analizzarla alla luce della teoria marxista richiede di considerare l’insieme delle relazioni della formazione imperialistica mondiale, il movimento degli equilibri/squilibri parziali e globali, nonché, a livello delle potenze imperialistiche, il nesso dialettico tra i relativi rapporti di forza e l’ineguale sviluppo economico e politico che li sostanzia. Ormai è la guerra a decidere la sorte degli Stati e dei blocchi di Stati. Sicché, a questo punto è lecito domandarsi se l’Unione Europea, dopo aver clamorosamente mancato tutte le possibilità di una composizione diplomatica del conflitto, armandosi in tale misura e armando la stessa resistenza ucraina, non finirà col fare le spese della nuova divisione delle sfere d’influenza, che si sta giocando nella guerra fra il capitalismo russo e l’imperialismo americano.


  • . Sergio Binazzi

    Articolo veramente bello, e mi fa molto piacere vedere tanti commenti, anche se i media cercano di snobbare e condannare chi dissente da questa politica demenziale e guerrafondaia, c’è dibattito e partecipazione dei compagni. Un saluto comunista Sergio

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