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Parla Gilberto Torres, sindacalista colombiano rapito dai paramilitari

Gilberto Torres è un sindacalista della Union Sindical Obrera de la Industria del Petróleo (USO). Nel 2002 venne sequestrato per 42 giorni da alcuni gruppi paramilitari colombiani nel Casanare, dove operano attivamente alcune multinazionali petrolifere.

La disgregazione sociale in questa regione, e in generale in Colombia, risale agli anni ottanta, periodo dell’avvento di una delle più grandi compagnie petrolifere mondiali, la British Petroleum (BP). Durante le perforazioni la BP cercò di tenere sicura tutta l’area petrolifera del Piedemonte Llanero,tramite gruppi paramilitari e mercenari, realizzando durante gli anni novanta i primi pozzi petroliferi nell’area della Cusiana e del Cupiagua.

Questo processo ha provocato povertà, degrado, frammentazione sociale e  polarizzazione della ricchezza anziché un maggiore benessere sociale e una più equa distribuzione del reddito.
In Colombia, come nella maggior parte dei casi, a governare i processi d’estrazione ci sono multinazionali,- come la BP – orientate all’ottenimento del massimo profitto piuttosto che all’investimento dello stesso nei servizi primari che dovrebbero essere concessi indiscriminatamente a tutti i cittadini.

Mentre da una parte le disuguaglianze aumentavano, dall’altra venivano repressi violentemente i tentativi di contrastare le dinamiche esclusive e distruttive delle multinazionali petrolifere, con il conseguente aggravarsi del piano sociale, diventato sempre più drammatico.
Nel dicembre del 2001, i lavoratori delle compagnie scioperarono uniti, protestando contro il sequestro che portò alla tortura e all’uccisione di Aury Sará Marrugo, segretario dell’USO a Cartagena. Due mesi dopo venne sequestrato Gilberto Torres, sotto la protezione ed il silenzio degli apparati dello Stato; dopo ventiquattro giorni di sciopero da parte dei lavoratori e dopo molteplici manifestazioni di solidarietà nazionali e internazionali, i gruppi paramilitari si videro costretti a rilasciarlo.

Oggi, Gilberto sta cercando di diffondere in giro per il mondo la sua storia e quella dei lavoratori colombiani, per far conoscere l’altra faccia della medaglia riguardante lo sviluppo economico, che pone le radici nell’oppressione, nella repressione e nello sfruttamento di interi popoli e della classe lavoratrice, ecco perché abbiamo deciso di incontrarlo e di realizzare l’intervista che segue.

È impossibile, in conclusione, non fare riferimento al recente referendum di Domenica 17 Aprile, in cui si è votato per l’abrogazione dell’art. 6.3 del dlgs n.152 del 2006, che consente di estendere la durata delle concessioni in mare “Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.
L’esperienza di Gilberto ci insegna che la sconfitta del 17 aprile non è una sconfitta del “fronte del SI”, né di alcuni consiglieri regionali, come si è affrettato a precisare il presidente Matteo Renzi. La sconfitta di Domenica riguarda quella parte di popolo che crede in un modello di sviluppo che non sia fatto di prevaricazione e oppressione, un modello di sviluppo che sia al servizio dei cittadini, che risponda a meccanismi di democrazia dal basso e che sia indirizzato al perseguimento del benessere collettivo, contrapposto a quello che crea necessità e bisogni, povertà e disuguaglianze e che di queste ha bisogno per essere legittimato.
In una certa misura, l’assenteismo di domenica scorsa giustifica le politiche affaristiche e garantiste di questo governo verso una certa classe sociale, non costituita dai lavoratori e dai cittadini ma da lobbies, poteri forti e multinazionali.
Quella di Domenica resta pur sempre una sconfitta temporanea, da cui dobbiamo ripartire per ricostruire un movimento sociale unito e compatto che si opponga alle logiche privatistiche e che favorisca quei meccanismi di lotta in difesa di chi subisce tutti i giorni le angherie e la pressione di quella classe dominante costituita da una elite che gode del sostegno e della protezione del governo.

Collettivo Economia La Sapienza

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Cosa significa essere sindacalista in Colombia?

Essere sindacalista in Colombia è la professione più pericolosa al mondo. In media ogni tre giorni vengono uccisi o minacciati di morte i dirigenti sindacali che provano a difendere i diritti umani, dei lavoratori, dell’ambiente e delle comunità e che, nel nostro caso, denunciano lo sfruttamento delle risorse naturali colombiane, in particolare quelle di petrolio.

 Quale ruolo sociale e politico svolge il sindacato?

Il sindacato si occupa della difesa dei diritti umani e dei lavoratori riguardo alle risorse naturali.
Esso si assume anche la responsabilità di dare
una protezione politica, socio-economica e culturale alle popolazioni che abitano questa terra e che, dunque, hanno diritto a beneficiare delle risorse che questa offre.

Quali attività svolge e quali vertenze vengono portate a termine?

In questo periodo abbiamo denunciato la corruzione e l’appropriazione indebita di fondi usati per l’espansione della raffineria di Cartagena Colombia (REFICAR) così come il sostegno alla coalizione delle forze progressiste per cercare di evitare la possibile privatizzazione di ECOPETROL e il rifiuto totale di ISAGEN, la prima impresa di generazione elettrica.
Questa lotta comprende anche numerose manifestazioni di protesta sociale e svariate azioni sindacali quali la riduzione della produttività nell’industria o le molteplici denunce e dibattiti portati all’interno delle camere legislative.
L’USO continua a collaborare con altre organizzazioni sociali, con il mondo accademico e con alcune istituzioni con cui organizzò l’Assemblea della Pace che si svolse a Novembre del 2015. Questa assemblea ha generato un forte appoggio al processo di pacificazione dell’Havana tra la FARC e il governo colombiano, e, ad oggi, con l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). 

Quali sono i rapporti tra sindacato e multinazionali?

Il sindacato è un organismo di vigilanza e denuncia delle cattive pratiche che commettono le multinazionali nelle zone dove agiscono.

Come interferiscono le multinazionali nello svolgimento delle politiche del governo colombiano?

Ogni volta che una multinazionale si stabilisce in Colombia, interferisce col sistema politico cercando di fare pressione sul governo e sulle leve di potere per poter trarre benefici a proprio vantaggio, ad esempio tramite la protezione armata delle zone di estrazione avvalendosi di alcuni gruppi paramilitari o le bassissime tasse pagate che non permettono di avere la disponibilità di fondi necessari a perseguire politiche sociali volte a favorire lo sviluppo della regione e il benessere e la tutela dei lavoratori coinvolti, rendendo così la produzione stessa causa di degrado ambientale e disgregazione sociale.

Come e quanto ha impattato la voce sociale e politica dei lavoratori?

Beh, la risposta dei lavoratori ha sempre avuto la sua influenza, esso ha fatto si che nascessero movimenti in difesa delle risorse naturali e del patrimonio nazionale, è per questo che oggi questa lotta sociale in Colombia ottiene l’appoggio e la solidarietà di sostenitori ed organizzazioni tanto nazionali quanto internazionali    

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