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A Prospero. Sic transit gloria mundi!

Sono passati sei anni. Sei anni dal giorno di quel funerale, a Reggio Emilia, durante il quale furono intonate, dai presenti – Oreste Scalzone in testa – le note de L’Internazionale. Quel funerale che provocò una disgustosa campagna d’odio mediatica e non poche scomuniche perbeniste. Che si fottano, i borghesi e i loro servi con penna e tastiera!

Ti strinsi la mano, un giorno, a Napoli. Eri venuto a presentare il tuo libro, “Un contadino nella metropoli”, nell’Aula Magna della facoltà di Lettere. Era il 1995. Scambiammo due parole. Io, giovane militante comunista, solitario e dalla vita a dir poco incasinata, vicino ai Movimenti per le Case Occupate, ti dissi, sovrastato dall’emozione: “È un onore stringerti la mano. Vorrei che le Br fossero ancora attive e presenti, sul territorio”.

Tu, figlio della campagna, nato sotto l’egida del secolo delle rivoluzioni ed erede della Resistenza al nazifascismo, con quella tua voce, pacata ma ferma, mi rispondesti, con un sorriso impastato di indulgente simpatia: “Non ci sono più le condizioni. Ora tocca a voi costruire un’alternativa a questo sistema”. Più o meno, ma mi bastò. Mi bastò per farmi sentire parte di quella Storia. La tua Storia. La vostra Storia. Sbandierai quell’incontro ai quattro venti, nei giorni a seguire. “Ho conosciuto Gallo”, dicevo agli amici. Insomma, mi sentivo brigatista, solo per averti stretto la mano!

Aveva gli occhi tristi e buoni, Prospero Gallinari. Fisicamente acciaccato ma moralmente saldo, sulle gambe delle sue incorruttibili idee. Ebbi la sensazione di un uomo riservato, riluttante alla mitizzazione di sé e della propria vicenda storica, politica e umana. Ma affabile e disponibile al dialogo, con i compagni e con chi volesse capire. La sensazione che me ne derivò, da quel primo incontro – lo avrei rivisto, un’altra volta, a margine di una festa di Rifondazione – fu quella di avere di fronte un Uomo, ben lontano dallo stereotipo del brigatista freddo e “stalinista” – epiteto buono per il discredito borghese di qualunque comunista che non sia inscrivibile nella visione sentimentale, pacifista e liberale di una socialdemocrazia funzionale al Capitale – diffuso strumentalmente dai media. Un Uomo di quelli che non cedono, non mollano, non scendono a compromessi. Un uomo severo con sé stesso, prima ancora che con gli altri. Ma tenero. Di quella tenerezza mai gratuita, che trova nella lotta per i diseredati e contro le ingiustizie, la sua dignità. Una sensazione che avrei ricevuto, in seguito, anche conoscendo altri militanti delle Br.

A Capodanno, ho parlato di Prospero con un suo amico ed ex compagno di lotta. Nel mio ricordo, Gallinari era molto alto. Sarà che io alto non sono; o forse l’imponenza della sua statura etica a suggerirmi questa rievocazione. Non so. So, però, che ho potuto scorgere, negli occhi guasconi di quel compagno, di quell’Uomo altrettanto solido, un velo; e ho potuto leggere, nella sua voce, una lieve incrinatura, nel pronunciare il nome dell’amico e del compagno scomparso: “Eh, Prospero!”. Dove il non detto, l’intenzione, nascondeva memorie e affetti inalienabili e indelebili. Che nessun carcere e nessuno Stato potrà mai rubare.

In questi giorni funesti e grotteschi, il ricordo di te, caro Prospero, e il pensiero di chi, come te, ha provato a dare l’assalto al cielo e a cambiarlo, questo sistema iniquo e, diciamolo pure, questo mondo di merda, aiuta a farti sentire meno solo e avvilito. Viviamo, ormai, in un teatro di burattini su scala globale. Sic transit gloria mundi! È proprio il caso di ripeterla, e con amarezza, questa locuzione latina.

Ciao Gallo. Grazie per esserci stato!

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