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Bastardo senza gloria

«Figlio nostro, ma chi cazzo sei diventato?»

È quello che gli dovrebbero gridare in coro nonni e bisnonni: quelli che attraversarono l’Atlantico con la pancia vuota e il sogno cucito dentro la giacca. Gli avi di Gregory Bovino, il capo dei nazisti assassini della Border Patrol.

Bovino, figlio di immigrati irregolari – pronipote di calabresi sbarcati come clandestini – è diventato il carnefice di chi osa ripetere il medesimo “crimine”: respirare dall’altra parte del confine, senza visto né permesso, con la fame a mordergli le caviglie.

Promosso a faccia da copertina delle retate trumpiane, se ne sta lì, in divisa stirata da Gestapo, a firmare fogli che spediscono la gente nello stesso inferno da cui scappavano i suoi.

La divisa scura, il cappotto fino alle caviglie, il gilet blindato. Il braccio sale rigido, l’angolo è quello nazi, la mano tesa non chiede consenso. Prima l’abbigliamento, poi l’andatura, poi il taglio dei capelli, marziale, senza sbavature. Infine il saluto. Sempre quello. È una grammatica. Promette protezione, pratica obbedienza. Dice legge, intende disciplina. Dice patria, intende esclusione. Nazismo 3.0.

Li riconosci da lontano. Si muovono in fila, pensano in blocco, agiscono senza esitazione. Il corpo precede l’idea, il gesto anticipa la parola. E quando il braccio si alza, il passato non è mai passato: ha solo cambiato uniforme. Non è una caricatura. È una continuità. Stessi riflessi, stesso disprezzo, stessa fame di dominio. Nazismo, aggiornato. Compatibile con il presente.

Quasi grottesco vedere un cognome che sa di Sila, ulivi, bergamotto e dignità meridionale apporre oggi firme su ordini di rastrellamento e deportazione. Ha cancellato in un battito di palpebre la fame dei suoi vecchi, quella che li spinse ad attraversare l’oceano come spiriti. Questa antica aspirazione alla sopravvivenza, Bovino, l’ha ribattezzata “minaccia alla sicurezza nazionale”.

Chissà che faccia farebbero quei calabresi partiti con una valigia di cartone e la speranza come unico capitale, se potessero vedere il loro Greg mentre ordina di sparare. Complimenti, Greg. Sei riuscito a diventare così americanissimo da gasare le tue stesse radici, da sputare sul piatto dove hanno mangiato i tuoi vecchi.

Un brindisi, con veleno dentro, alla tua memoria corta. Al traditore in divisa da Nazi. E che ogni notte, mentre dormi il sonno dei giusti, i fantasmi calabresi ti alitino sul collo la stessa domanda che fai finta di non sentire:

«Ma chi cazzo sei diventato, Greg?»

* da Facebook

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1 Commento


  • Anna M.

    Purtroppo molte volte le vittime – o i loro discendenti- diventano i peggiori carnefici. Vedi Israele

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