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Dopo Torino. Qual è la partita politica che si sta giocando in queste ore?

1. Dopo sabato il Governo Meloni, controllando gran parte dei media, sta producendo una certa narrazione del corteo incentrata solo sulla violenza dei manifestanti, la devastazione, il poliziotto menato etc. Ovviamente le 50.000 persone in piazza, di cui molti giovanissimi, e le mille violenze poliziesche, spariscono, anche dalla stampa del centrosinistra, che ha introiettato gli stessi stili e contenuti della destra;

2. Questa narrazione dà al Governo, nello specifico contesto dell’arretrato senso comune italiano, un consenso più largo rispetto al suo solito blocco. Non succede spesso: in genere tutta l’azione e la comunicazione di Meloni è volta più a compattare i “suoi” che a cercare il “centro” o a convincere quelli che non votano. Meloni sa che in un contesto di passivizzazione generale e di incapacità dell’opposizione, anche una minoranza, se molto “muscolare”, può riuscire a tenere il potere. Ma sa anche che sulla questione della “violenza” e del poliziotto menato, può “sfondare” anche tra chi simpatizza per i temi del corteo.

2bis. (Poi, se vogliamo dirla tutta, a Torino non è che sia successo niente di che se lo paragoniamo a qualsiasi conflitto sociale in Europa per non dire in altri paesi del “Sud”, però questa considerazione vale solo per noi, perché a livello di massa il senso comune è diverso, l’Italia ha altri traumi e un grosso problema con l’idea di “conflitto” sociale, che altrove è riconosciuto come legittimo e da noi come l’anticamera del terrorismo);

3. Sulla base di questo “nuovo” (per quanto precario) consenso, il Governo cerca innanzitutto di chiudere un nuovo giro di pacchetti sicurezza e spingere la repressione. Obiettivo immediato: far vedere che Meloni è l’argine al disordine, restringere spazi di democrazia, eliminare le avanguardie di lotta, evitare future mobilitazioni anche su altre questioni sociali. Su questo, in modo intelligente, tende un tranello all’opposizione: visto che hai condannato i “teppisti” e vuoi salvaguardare quel bel “patrimonio” che sono le forze dell’ordine, ora voti con me? Se l’opposizione lo fa non può più parlare di “fascismo al governo”, se non lo fa “sta con i teppisti”…

4. Ma la partita più importante Meloni la gioca sul referendum sulla giustizia, su cui sposta tutto il carico mediatico. Facendo innanzitutto pressione sui magistrati, per far dare “tentato omicidio” ai manifestanti (di modo che se non daranno un’accusa così assurda si dimostrerà che la magistratura è inefficace e complice e dunque la necessità di una sua riforma), o per ricordare che il fronte del NO – “i violenti votano NO” è il titolo di troppi articoli di oggi – è il fronte della violenza e del disordine…;

5. Di fronte a questo schema chiarissimo, PD, AVS, 5 Stelle (e potrei parlare di tanti amministratori e figure di “sinistra”), dimostrano di essere non solo incapaci ma complici del Governo. Parlare oggi di “criminali”, “teppisti”, legittima questa operazione e fa sì che domani la repressione cada su tutti;

6. La nostra battaglia deve essere quindi essere indipendente, non può aspettarsi nulla dal centrosinistra e deve essere volta innanzitutto a costruire/recuperare il consenso. Perché in politica puoi fare quello che vuoi, ma con il consenso si devono misurare persino gli apparati che hanno i militari a disposizione, figuriamoci noi che abbiamo solo la forza popolare dalla nostra. Una battaglia che si deve articolare in diversi modi:

a) sviluppare una nostra narrazione della piazza (certo, se la battaglia sul fronte opinione pubblica larga è persa, perché conta quello che accade nelle prime ore, si può però fare una battaglia sui posti “nostri”, scuole, università, luoghi di lavoro, per parlare a chi ci è vicino, simpatizza ma non gli torna tutto…). in ogni caso, se vogliamo rompere il circolo iniziato a Genova 2001, ovvero quello di farci raccontare dal nemico, dobbiamo costruire sempre di più dei nostri media;

b) spiegare a settori larghi qual è lo scopo della repressione, che utilizzerà i “centri sociali” come spauracchio per evitare che chiunque si mobiliti e non possa protestare contro nulla: Palestina, guerra, ma anche condizioni di lavoro e di vita. Di conseguenza, opporsi ai decreti sicurezza non solo di Meloni, ma anche a quelli fatti da Conte e prima ancora dal Partito Democratico;

c) spiegare a cosa serve questo referendum dal punto di vista di Meloni (cambiare la Costituzione, rafforzare il peso dell’esecutivo) e fare una campagna per il NO niente affatto tecnica ma politica;

d) riportare il discorso sui problemi veri del paese su cui il Governo fa fatica a intervenire e per questo deve inventare “diversioni”: la questione salariale, la casa, il dissesto idrogeologico e l’abbandono del Sud (vedi Niscemi), le contraddizioni che incontriamo nella vita di tutti i giorni. E ovviamente la macro-questione che determina tutto questo, ovvero la competizione tra capitalismi a livello mondiale che porta ovunque al peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari e alla guerra.

Meloni è molto meno forte di come sembra, dobbiamo continuare lo slancio della mobilitazione di settembre e imparare a coniugare dimensione di massa e pratiche radicali ma comprensibili. Non è facile ma abbiamo visto che anche da noi di può fare.

Indipendenza e partecipazione dal basso. Questa è la linea che stiamo seguendo come Potere al Popolo. Se ci volete dare una mano a costruirla, scriveteci, contattateci, ragioniamoci insieme!

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